‘Ndrangheta, condannati per mafia ma regolarmente stipendiati dall’Asp

Medici, infermieri e dirigenti in carcere per reati gravissimi continuano a percepire regolarmente la busta paga. C’è anche il mandante dell’ex presidente del Consiglio regionale Francesco FortugnoLo ha scoperto la direzione generale dell’azienda sanitaria di Reggio Calabria.

di ALESSIA CANDITO

La Repubblica 05 febbraio 2018

Medici, infermieri, dirigenti. Tutti condannati per associazione mafiosa e altri gravi reati. E tutti – ancora, da anni – regolarmente retribuiti dall’Asp di Reggio Calabria. A scoprirlo è stata la direzione generale dell’azienda, che da tempo sta tentando di mettere ordine nella caotica struttura. Nel corso di una ricognizione straordinaria del personale, necessaria per far luce sulla pianta organica, sono emerse una serie di difformità fra gli stipendi erogati e i dipendenti in servizio, come pure sulla collocazione del personale nei diversi reparti. Anomalie su cui il management ospedaliero ha deciso di andare a fondo.

Così, grazie ad una serie di controlli incrociati è emerso che per anni sono stati regolarmente retribuiti personaggi come Alessandro Marcianò, l’ex caposala dell’ospedale di Locricondannato definitivamente all’ergastolo come il mandante dell’ex presidente del Consiglio regionale, Francesco Fortugno. Insieme a lui hanno regolarmente percepito lo stipendio anche il medico Filippo Rodà e l’infermiere Giovanni Morabito, tutti condannati per gravi reati e tutti regolarmente retribuiti dall’ente ogni mese. Per loro, l’Asp ha disposto l’immediato blocco dello stipendio, approvato per delibera solo qualche ora fa. Allo studio però ci sono altri sette casi.

Uno è stato immediatamente escluso. Tutti gli altri invece – è emerso dalle verifiche disposte dalla direzione generale – sono medici, infermieri, tecnici condannati per mafia o altri gravi reati, ma non in via definitiva. I loro casi sono all’esame dei legali dell’azienda, che stanno verificando anche se, come la norma in teoria prevede, siano stati attivati i procedimenti disciplinari nei confronti di medici e infermieri condannati. Ma ad occuparsi di loro da oggi sono anche i magistrati della Direzione distrettuale antimafia, che sul caso hanno aperto un fascicolo. Al centro dell’inchiesta, le possibili connivenze che per anni hanno permesso a dipendenti dell’Asp condannati e interdetti dai pubblici uffici di percepire regolarmente lo stipendio per anni. Sulle loro posizioni – si ipotizza – qualcuno ha chiuso un occhio e adesso gli inquirenti vogliono capire chi e perché.

Nel frattempo, all’Azienda sanitaria si lavora anche su un altro fronte. In queste ore, sono in corso le verifiche a ritroso sulla contabilità per capire quanto siano costati all’Asp anni e anni di stipendi non dovuti. Stime al momento non ce ne sono perché – informa il direttore generale Giacomino Brancati – sarà necessario ricostruire l’iter di tutte le procedure, prima di avviare le pratiche per recuperare il denaro indebitamente versato e interessare la Corte dei Conti per eventuali azioni contro i responsabili. Un lavoro lungo, complicato e difficile, soprattutto perché da anni l’Asp è territorio di caccia per la ‘ndrangheta, che negli ospedali trova fin troppo spesso voti e lavori. Anche perché – fanno notare dall’azienda

sanitaria – fino a qualche tempo fa a Reggio Calabria, capitale dei clan, per partecipare ad una gara dell’Asp non era neanche necessario presentare il certificato antimafia. Bastava una semplice autocertificazione. Un invito a nozze per la ‘ndrangheta e i suoi troppi imprenditori. 

Articolo proposto da Gianni Zanirato

COMMENTO


Commento breve e molto amaro.

Abbiamo decine di migliaia di lavoratori licenziati senza stipendio per scelte aziendali.

Abbiamo una signora licenziata senza stipendio perché ha portato al figlio un monopattino abbandonato in discarica.

Abbiamo la pensione a 70 anni.

Abbiamo milioni di giovani e meno giovani senza lavoro e mantenuti dalle pensioni di genitori e nonni.

Abbiamo decine di migliaia di lavoratori intossicati nelle miniere.

Abbiamo migliaia di lavoratori ammalati di cancro nelle miniere e nelle fabbriche d’amianto.

Abbiamo ancora migliaia di esodati.

Abbiamo Immigrati che vivono in centri lager e lavorano un’intera giornata per pochi euro.

Ecc. ecc.

Dall’altra parte ci sono mafiosi in carcere che continuano a percepire lo stipendio pagato da chi ancora riesce ad avere un lavoro non in nero.

Ci sono anche eroi anti mafia che hanno perso tutto ciò che avevano per mantenere la loro dignità e sono poco aiutati dallo Stato, anche economicamente.

Curiosità: questi complici di assassini mafiosi percepiscono anche premi di produttività e di presenza?

Che schifo!

Con molta amarezza.

di Gianni ZANIRATO

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