IN RICORDO DI DANTE DI NANNI CONTRO IL FASCISMO CHE AVANZA

Nato a Torino nel 1925 sarà ucciso a Torino il 18 maggio 1944 (A SOLI 19 ANNI!) Medaglia d’Oro al Valor Militare alla memoria.

    Il 18 maggio 1944 in Borgo San Paolo a Torino (zona operaia e rossa), verso mezzogiorno, si sentivano spari continui. Nelle fabbriche attorno si diffuse la voce che stavano sparando contro i fascisti. Invece la verità era un’altra: fascisti e tedeschi, che si proteggevano con un carro armato e un’autoblinda, sparavano centinaia di colpi contro le finestre del secondo piano di una casa di via San Bernardino.

    Fascisti e nazisti avevano organizzato un assedio in piena regola, armati fino ai denti. Contro quanti nemici si battevano? C’ era solo un ragazzo di 19 anni che teneva testa a quegli assassini.

   Dalla finestra partivano brevi, precise raffiche di mitra e qualche lancio di bombe a mano. Ad un certo punto il ragazzo lanciò una carica di tritolo che fermò persino il carro armato. I colpi dalla finestra divennero sempre meno intensi.  Il balcone si apri ed apparve un ragazzo. Si avvicinò alla ringhiera, barcollava per le profonde ferite che perdevano sangue. Alzò il pugno chiuso in un ultimo gesto di sfida e per manifestare le proprie idee e si lasciò cadere nel vuoto.

   Dante di Nanni morì subito. Aveva anche voluto morire per non rischiare, sotto tortura, di fare i nomi dei suoi compagni.

   Pochi giorni dopo il CLN piemontese, alla macchia, proclamò il ragazzo “Eroe nazionale”.  Chi era Dante Di Nanni?

   Era figlio d’immigrati pugliesi che arrivarono a Torino alla ricerca di un lavoro e di migliori condizioni di vita.

   A 15 anni era entrato in fabbrica come apprendista. Terminato il lavoro studiava in una scuola serale. A 17 anni si era arruolato in Aeronautica e svolgeva il lavoro di motorista, i motori erano la sua passione.

   L’8 settembre del 1943 non ritornò a casa sua ma incominciò la lotta contro i nazifascisti in una piccola banda nelle vicinanze di Boves (CN). Dispersa la formazione, in dicembre, riuscì a riparare nella sua abitazione torinese.  Qui iniziò la lotta nei G.A.P. (nuclei di partigiani che colpivano il nemico nelle città) comandati da Giovanni Pesce. La notte del 17 maggio Pesce, Di Nanni ed altri partigiani attaccarono una stazione radio sulla Stura. Disarmarono i militari di guardia e, sulla promessa che non avrebbero dato l’allarme, salvano loro la vita.

  I gappisti, invece, vengono traditi e sono sorpresi da un intero reparto nemico. Nello scontro, rimangono tutti feriti, ma riescono a sganciarsi. Il più grave è Di Nanni, raggiunto da sette proiettili al ventre, alla testa e alle gambe. Pesce, ferito ad una gamba, riuscì a trascinare Dante in una cascina e, all’alba, a farlo trasportare in una loro base in Borgo San Paolo. Quando ritornò, i fascisti, avvertiti da una spia, stavano già sparando contro la casa in cui si era rifugiato Dante.

  Questa è la storia raccontata da Giovanni Pesce testimone oculare, so che ci sono altre versioni, ma nulla tolgono all’ eroismo di questo ragazzo.

 Il fascismo vuole tornare? Stia tranquillo che ci saranno sempre tanti Dante Di Nanni ad aspettarli.

  Ricordo le bellissime parole di Duccio Galimberti, capo partigiano:

“Su queste strade se vorrai tornare
ai nostri posti ci ritroverai
morti e vivi collo stesso impegno
popolo serrato intorno al monumento
che si chiama
ora e sempre
RESISTENZA”

di Gianni ZANIRATO 

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