24 FEBBRAIO 1990 MUORE SANDRO PERTINI

 28 anni fa moriva Sandro Pertini era il 24 febbraio 1990. Fu partigiano, padre costituente, presidente della Camera e settimo Presidente della Repubblica italiana.

  Un personaggio che ha segnato la storia del nostro Paese ed è rimasto nei cuori di molti. Fu sicuramente il Presidente più amato dagli italiani. Nella memoria collettiva Sandro Pertini è senza dubbio il Capo dello Stato che più di ogni altro ha saputo riavvicinare le istituzioni ai cittadini.

Ma prima di salire al Colle, lunga e intensa è stata la sua vita. Nato nel 1896, Pertini fa parte della generazione chiamata a combattere nella Grande Guerra e, appena ventenne, è inviato sul fronte dell’Isonzo come sottotenente e viene decorato con la medaglia al valore per un assalto sulla Bainsizza. A fine guerra, nominato tenente, Pertini entrerà a Trento alla testa del suo plotone.  

  Tornato nella sua Liguria, il futuro Presidente riprende gli studi, si diploma, si laurea, si iscrive al partito socialista e comincia la sua militanza antifascista anche grazie agli incontri con figure di spicco della nascente opposizione come Gaetano Salvemini, i fratelli Rosselli ed Ernesto Rossi.   Finito nel mirino delle “camicie nere”, Pertini subisce le aggressioni delle squadracce e, condannato al confino, si rifugia in Francia da dove tornerà sotto falso nome nel 1929 per riorganizzare il partito socialista e metterlo in contatto con le altre forze antifasciste. Pertini viene però riconosciuto e arrestato. La condanna del Tribunale speciale è durissima: dieci anni di carcere e tre di vigilanza speciale nelle strutture di Santo Stefano, Turi, Pianosa, Ponza e Ventotene.

  Durante la prigionia sua madre scriverà una richiesta di grazia cui Pertini si opporrà scrivendo: “Non mi associo a simile domanda perché sento che macchierei la mia fede politica, che più d’ogni altra cosa, della mia stessa vita, mi preme”.   Nel ’43, dopo la caduta di Mussolini, viene liberato ma la sua libertà dura poco, viene infatti catturato dalle SS e condannato a morte. Incarcerato a Regina Coeli insieme a Giuseppe Saragat, viene liberato dai partigiani.  

  Nel ’44 Pertini parte per Milano per partecipare alla liberazione della città dai nazifascisti come membro del CLNAI e segretario del Partito Socialista per l’Italia occupata. E sarà proprio la sua voce a proclamare alla radio lo sciopero generale insurrezionale della città il 25 aprile, tenendo poi uno storico comizio in Piazza Duomo, davanti alla cittadinanza liberata.

 E sarà Pertini anche tra le personalità che decideranno il destino del Duce: “Mussolini, mentre giallo di livore e di paura tentava di varcare la frontiera svizzera, è stato arrestato. Egli dovrà essere consegnato a un tribunale del popolo, perché lo giudichi per direttissima. E per tutte le vittime del fascismo e per il popolo italiano dal fascismo gettato in tanta rovina egli dovrà essere e sarà giustiziato. Questo noi vogliamo, nonostante che pensiamo che per quest’uomo il plotone di esecuzione sia troppo onore. Egli meriterebbe di essere ucciso come un cane tignoso”.  

  Alla fine della guerra Pertini viene eletto all’Assemblea Costituente e, nel 1968, è il primo non democristiano e di sinistra ad essere eletto presidente della Camera dei Deputati.   Nel giugno del 1978 viene eletto 7° Presidente della Repubblica. Nei primi tre scrutini la DC opta per Guido Gonella, il PCI per Giorgio Amendola e il PSI per Pietro Nenni. La convergenza tra le tre forze politiche si avrà solo al 16° scrutinio e il nome accettato da tutti sarà quello di Sandro Pertini: 832 voti a favore su 995.   Salito al Colle in un momento particolarmente delicato per l’Italia, nel pieno degli anni di piombo, Pertini caratterizzerà la sua presidenza per il modo non convenzionale in cui la interpreta, scegliendo ad esempio di non andare ad abitare al Quirinale e preferendo la sua casa romana.  

  Storiche sono le immagini che lo ritraggono in Spagna, durante i mondiali di calcio vinti dagli azzurri, e sull’aereo dove gioca a carte con il c.t. Enzo Bearzot.  

  Nel 1984, alla scomparsa di Enrico Berlinguer, parte da Roma con un volo presidenziale per poter scortare la salma del leader comunista nella capitale e durante le esequie in piazza S. Giovanni, Nilde Iotti, ringraziando Pertini dal palco delle autorità, susciterà un lungo e commovente applauso.   Il 29 giugno del 1985, Pertini si dimette dalla carica per permettere l’immediato insediamento di Francesco Cossiga, eletto suo successore, e diventa senatore a vita, ma non svolgerà più attività politica, tenendo come unico incarico ufficiale la presidenza della Fondazione di Studi Storici Filippo Turati, nata a Firenze nello stesso anno.  

  Muore a Roma la notte del 24 febbraio 1990, all’età di 93 anni, per le complicazioni di una caduta. Per suo espresso desiderio le sue ceneri vengono traslate a Stella San Giovanni, suo paese natale in Liguria.

  Dirà di lui il conservatore Indro Montanelli: “Non è necessario essere socialisti per amare Sandro Pertini. Tutto ciò che egli dice e fa odora di pulizia, di lealtà e di sincerità”.

PENSIERI DI SANDRO PERTINI

Sandro Pertini nel suo ultimo discorso da presidente ai giovani cittadini d’Italia: …E se non volete che le vostre giornate scorrano grigie e monotone, date una nobile ragione alla vostra esistenza. Scegliete voi liberamente, come liberamente scegliemmo noi nella nostra adolescenza. Fate la vostra scelta purché essa presupponga il principio di libertà, se non volete incamminarvi su una strada che vi porterebbe a rovina sicura.

“La corruzione è una nemica della Repubblica. E i corrottidevono essere colpiti senza nessuna attenuante, senza nessuna pietà. E dare la solidarietà, per ragioni di amicizia o di partito, significa diventare complici di questi corrotti.”

Io credo nel popolo italiano. È un popolo generoso, laborioso, non chiede che lavoro, una casa e di poter curare la salute dei suoi cari. Non chiede quindi il paradiso in terra. Chiede quello che dovrebbe avere ogni popolo.”

Dietro ogni articolo della Carta Costituzionale stanno centinaia di giovani morti nella Resistenza. Quindi la Repubblica è una conquista nostra e dobbiamo difenderla, costi quel che costi.”

È meglio la peggiore delle democrazie della migliore di tutte le dittature.”

Io sono orgoglioso di essere cittadino italiano, ma mi sento anche cittadino del mondo, sicché quando un uomo in un angolo della terra lotta per la sua libertà ed è perseguitatoperché vuole restare un uomo libero, io sono al suo fianco con tutta la mia solidarietà di cittadino del mondo.”

“Se adeguarsi vuol dire rubare, io non mi adeguo.” 

“Si può considerare veramente libero un uomo che ha fame, che è nella miseria, che non ha lavoro, che è umiliato perché non sa come mantenere i suoi figli e educarli? Questo non è un uomo libero.” 

Il fascismo per me non può essere considerato una fede politica… il fascismo è l’antitesi di tutte le fedi politiche, perché opprime le fedi altrui.”

Condizione essenziale di progresso è che all’interno della scuola, prima che altrove, maturi una nuova consapevolezza del valore ineliminabile del lavoro, delle responsabilità individuali, della solidarietà verso gli altri, quali che siano le loro idee,       dell’ integrità verso la cosa pubblica e nei rapporti privati.” 

“Le dittature si presentano apparentemente più ordinate, nessun clamore si leva da esse. Ma è l’ordine delle galere e il silenzio dei cimiteri.

di Gianni ZANIRATO 

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