SONO STATO AL POSTO DEL CARABINIERE PICCHIATO A PIACENZA

1970 (maggio, se non erro). Inaugurazione dell’Istituto Tecnico industriale “Pininfarina” di Moncalieri (TO), dove studiavo. Davanti alla scuola ci sono state cariche della polizia con il ferimento di diversi studenti tra i quali il sottoscritto.

Sono gli anni della contestazione studentesca, gli anni del grande sogno di un mondo migliore per tutti. Gli anni delle grandi manifestazioni giovanili in tutto l’occidente, gli anni dei Beatles e dei Rolling Stones, delle canzoni di lotta “Contessa” “O cara moglie”, dell’antimperialismo, del “yankee go home” dal Vietnam. Non sono ancora arrivati le P38 e gli “espropri proletari” ma si sente ancora nella pelle e nel cuore l’odore e l’orrore per le bombe fasciste di piazza Fontana di pochi mesi prima.

TRASFERIMENTO DEL “PININFARINA”

7-8 giugno 1970 ci sono le elezioni amministrative ed il governo Rumor (centrosinistra con PCI all’opposizione) ha bisogno di dimostrare quanto è riuscito a realizzare negli ultimi tempi. Tra le altre cose si devono fare le inaugurazioni. Il Pininfarina, grande istituto tecnico moderno, deve essere inaugurato. Però… non è ancora in grado di essere operativo: molte parti sono ancora inagibili. Ma arriva l’ordine dal Provveditorato: occorre trasferire tutto il possibile, studenti ed insegnanti compresi, al più presto. La sede vecchia era in via Figlie dei militari a Torino, di fronte all’ex Giardino zoologico e la nuova a Moncalieri.

Noi studenti del “Movimento studentesco” organizziamo assemblee alle quali partecipano anche insegnanti (era la prima volta) decidiamo tutti insieme di non spostarci fino a quando non avremo la certezza che la scuola nuova sia in grado di ospitarci senza pericoli e con i servizi operativi. Viene creata una commissione di studenti ed insegnanti, fanno un sopralluogo ed il responso è: locali umidi, poche cose terminate. Insomma non possiamo trasferirci.

La commissione comunale invece afferma che tutto è in regola!!!

Occorre fare in fretta e trasferire tutto il possibile perché ad inaugurare il nuovo e moderno istituto ci sarà nientepopodimeno che il presidente del Consiglio on. Mariano Rumor.

La nuova scuola è preparata in brevissimo tempo per la visita. Viene nascosto tutto ciò che non è stato terminato ed esaltato ciò che si può vedere. Solo un laboratorio sarà visitabile ma con apparecchiature all’ avanguardia. La scuola viene circondata da una foresta amazzonica in poche ore (così si nasconde il cantiere in corso). In che modo? Piantando decine di alberi con il vaso completamente interrato, da togliere subito dopo la visita di Rumor, ovviamente. Anche dentro l’istituto abbondano le piante.

VISITA DI MARIANO RUMOR

La preside ci comunica che durante l’inaugurazione solo pochi studenti potranno essere presenti all’ interno dell’istituto e saranno scelti da lei, cioè nessun contestatore presente. Noi non abbiamo il diritto di entrare nella nostra scuola.

Convochiamo una assemblea. Passa la proposta: manifestazione davanti al nuovo istituto coinvolgendo gli abitanti del quartiere. Informiamo con volantini il quartiere: l’indomani arriverà Rumor.

Ecco il giorno dell’inaugurazione. Tutta la zona è presidiata dai carabinieri, si notano molto di più quelli in borghese. Ci raduniamo in piazza Bengasi con alcuni abitanti del quartiere e alcuni militanti del PCI di Nichelino. Formiamo un corteo di un centinaio di persone e ci dirigiamo verso il Pininfarina. Un ufficiale ci informa che il corteo non è autorizzato. Il megafono (acquistato il giorno prima con una colletta tra studenti) ce l’ho io e comunico che dobbiamo sciogliere il corteo e raggiungere il Pininfarina a gruppetti per non dare un pretesto per cariche da parte dei militari. Qualcuno decide di acquistare alcune uova in un negozio lì vicino.

La polizia non ci fa passare neppure a gruppetti. Improvvisamente arriva l’auto presidenziale e partono insulti e le uova (l’indomani “La Stampa” parlerà di uova marce, garantisco che erano fresche) verso l’auto di Rumor e due o tre raggiungono l’obiettivo. Senza le comunicazioni che dovrebbero essere fornite ai manifestanti prima di una carica, partono i militari picchiando con i manganelli chiunque sia davanti a loro: studenti, abitanti del quartiere, curiosi, donne.

Io ho in megafono in mano ed invito i carabinieri a smetterla in quanto non c’è motivo di picchiare: ci allontaneremo pacificamente. Uno spintone e cado. Diversi carabinieri si buttano sopra di me e a turno mi picchiano. Mi tengo la testa con le mani. Non so quanti siano stati i manganellatori e quanti colpi mi abbiano regalato. Sento un grido di un signore: “Smettetela lo state uccidendo”. Forse perdo i sensi. Mi riprendo, corro con tutte le mie forze ma senza abbandonare il megafono. Il sangue mi scende dalla testa, sento dolori in tutto il corpo.

Un’auto con le “trombe” del PCI mi fa salire e vengo medicato alla buona.

Mi fermo qui. Credo non ci fosse alcuna ragione per quanto è successo: bastava un po’ di buon senso. Non eravamo per lo scontro, all’interno del movimento di Torino noi del Pininfarina eravamo considerati dei moderati. “Lotta Continua” o “Potere Operaio” non troveranno spazio.

A distanza di molti anni conservo ancora un po’ d’angoscia per quei momenti terribili. Non riesco ancora a digerire che molti carabinieri abbiano colpito a turno un ragazzo a terra di qualche anno più giovane di loro senza alcun motivo. Sono stati dei vigliacchi perché hanno agito a tradimento contro una persona che non poteva difendersi in alcun modo e che stava pacificamente manifestando.

Al carabiniere dei fatti di Piacenza, volevo dirgli che io sono un antifascista e totalmente solidale con lui. Quei ragazzi che l’hanno colpito così selvaggiamente non sono invece degli antifascisti, ma dei vigliacchi come lo sono stati i suoi colleghi tanti anni fa con me.

Gianni ZANIRATO

P.S.

1) Mentre noi venivamo picchiati fuori, nell’assemblea interna all’istituto avveniva un fatto molto grave: due studenti (tra quelli moderati scelti dalla preside) non furono in grado di sopportare le bugie che raccontavano gli oratori e gridarono che non era una scuola ma ancora un cantiere. Furono chiusi in uno sgabuzzino e picchiati.

2) Il giorno dopo fu inaugurato l’asilo nido (che più tardi diventerà il Centro Sociale Grosa) a Nichelino sempre da Mariano Rumor e anche da qui il presidente del consiglio portò a casa molti fischi ed ingiurie.

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