LA GUERRA DEI DRONI

Tutti noi abbiamo visto con ammirazione un drone di Amazon consegnare a domicilio un pacco. Gli esperti ci dicono che nel 2023 (ma qualcuno azzarda già nel 2020) ci saranno degli aviotaxi con la tecnologia dei droni.

Come si suol dire: “La guerra è la madre di tutte le cose”.

L’iprite (il gas vescicante usato nella Prima Guerra Mondiale) è stata il punto di partenza dei farmaci citostatici (fino ad ora la più importante arma per la chemioterapia dei tumori).

Il sonar (usato per individuare i sommergibili nella Seconda Guerra Mondiale) è alla base della tecnica per le ecografie, strumento di diagnostica per immagini fondamentale, innocuo e non invasivo.

La stessa tecnologia satellitare, alla base dell’utilizzo di telefonini, è nata a scopi militari durante la Guerra Fredda USA-URSS.

Lo smartphone, che abbina le capacità del computer con la tecnologia satellitare, ha avuto un notevole impulso dopo la guerra contro Saddam Hussein. È stato infatti in quel conflitto che si è fatto largo uso delle cosiddette “bombe intelligenti”.

Veramente, tanto intelligenti non mi sembravano perché spesso colpivano ospedali e scuole invece che obiettivi militari.

E invece mi sbagliavo io: i missili guidati dai satelliti e da sofisticati computer colpivano gli ospedali e le scuole non per errore ma perché erano proprio quelli gli obiettivi.

Le vittime civili non sono i “danni collaterali della guerra”.

La Prima Guerra Mondiale è stata l’ultima guerra della storia in cui le vittime militari sono state più delle vittime civili.

Questo risulta con estrema evidenza nelle due importanti sacche di conflitto in Siria:

  • la zona di Afrin (nel nord ovest) dove i turchi avanzano contro i curdi
  • La zona di Ghuta (presso Aleppo) dove il governo di Assad avanza contro i ribelli

In entrambi i casi, gli obiettivi principali e deliberati sono proprio gli ospedali, gli acquedotti, le reti elettriche, ecc.

L’intenzione di chi attacca è rendere impossibile la sopravvivenza dei difensori. Questi però hanno armi, posizioni logistiche e di sussistenza a differenza dei civili che vengono usati come scudi umani.

La popolazione civile resta uccisa e i cadaveri marciscono nelle strade, è mutilata ma non può avere l’assistenza di un chirurgo, è denutrita e non c’è cibo, ha freddo ma le case sono ridotte a macerie dalle bombe, ha sete e non c’è acqua da bere, quella che c’è fa ammalare ma non ci sono medicine…

L’ONU ha definito la Siria un inferno in terra e ha proposto una tregua di trenta giorni e la formazione di corridoi umanitari. La Russia, grande amica del dittatore Assad, ha fatto una controproposta di cinque ore al giorno di pausa nei combattimenti.

Sconfitte le formazioni dell’ISIS in Siria (e quelle in Iraq, con cui formavano il cosiddetto Stato Islamico) le potenze locali e internazionali non hanno più alibi per quella che un giornale inglese con un neologismo ha chiamato l’infinitazione della guerra in Siria.

Il tutto in un quadro di scomposizione e ricomposizione dei fronti. La Turchia attacca il nord ovest per distruggere i curdi che sono difesi dal governo di Assad, con cui era alleata per la lotta all’ISIS, e che è protetto dai Russi. I curdi sono vicini all’Iran e agli USA, tradizionalmente avversari…

Intanto i civili continuano a morire e a fuggire: si calcola che quasi la metà della popolazione siriana sia rimasta uccisa o sia fuggita dall’inizio del conflitto. La gente inerme, questa è la vera vittima: non questo o quello Stato, questa o quella formazione armata.

Per chi non è morto, c’è solo la strada di andare incontro a orrori infiniti: agli abominevoli “centri di accoglienza” turchi, ai muri di Orban e del Governo parafascista austriaco, a Salvini.

Oltre che con il carnaio delle armi a terra, ai bombardamenti, ai missili “intelligenti”, questa guerra ha testato con successo una nuova arma: i droni. Velivoli armati senza uomini a bordo e guidati da posti lontani e sicuri per i combattenti: come in un videogioco.

È la nuova frontiera della tecnologia bellica: nessun rischio per i soldati, massimo danno per gli obiettivi. Che sono esseri umani inermi: uomini come noi, bambini come noi, donne come noi, anziani come noi.

Chi ha introdotto queste nuove armi sono stati gli USA ma oggi, dopo anni di conflitto, sono nella disponibilità di tutte le forze in campo. È di pochi giorni fa l’abbattimento di un drone iraniano da parte dell’aviazione israeliana che però ha violato lo spazio aereo siriano e la contraerea di Assad ha abbattuto un aereo di Tel Aviv.

La guerra per la supremazia in quell’area strategica continua. Dovremmo, non solo accogliere con rispetto e con affetto chi fugge dalla guerra, ma porre maggiore attenzione a ciò che avviene là.

Anche perché – a proposito di sicurezza – la Siria è a poche migliaia di chilometri: una distanza che un caccia può percorrere in poco più di un’ora.

di Angelino RIGGIO

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