ALEPPO. COME È STATA UCCISA UNA CITTA’

Se avete un giorno libero, andate ad Asti, a Palazzo Mazzetti, a visitare la mostra che porta questo titolo. L’ha ideata Domenico Quirico, inviato della STAMPA, che abbiamo avuto l’onore di avere come docente della Scuola di Formazione Politica.

Aleppo è, era, la città più popolosa della Siria (quasi due milioni di abitanti) e ancora più bella della capitale Damasco. Dal 1986 l’UNESCO l’aveva dichiarata patrimonio dell’umanità. Nel 2006 ha ricevuto il titolo di capitale culturale del mondo islamico.

Ha una storia di più di 5.000 anni. Nei primi documenti scritti ritrovati al mondo (a Ebla, a Mari) è già capitale del regno amorrita.

Nei secoli seguenti è stata al centro delle vicende storiche (dalla battaglia di Qadesh che fermò l’avanzata dell’Egitto di Ramses ad Alessandro Magno, dalla resistenza vittoriosa contro i Crociati all’invasione mongola). Hanno lasciato tracce culturali e monumentali Ittiti, Assiri, Egizi, Greci, Romani, Bizantini, Israeliti, Arabi, Turchi, Persiani, Mongoli.

È, era, una città di grande tolleranza religiosa ospitando luoghi di culto di diverse religioni e di diverse correnti religiose islamiche (sunniti, sciiti). Ha, aveva, la seconda più numerosa comunità cristiana del mondo arabo.

Ora tutto questo è macerie, morti e profughi

È uno dei risultati disumani del conflitto in Siria che tanto ha fruttato alle diverse potenze e ai produttori d’armi e tanto poco sembra interessare a molti italiani.

Con la Scuola di Formazione Politica stiamo cercando di fare alzare la testa a chi vuole che la politica si occupi solo del qui e ora.

“Come si uccide una città intera? A poco a poco, smontandola. Tagliando le vene delle strade ad una ad una, schiacciando sotto le macerie i luoghi di incontro, le piazze, le moschee, i caffè, fino ad inaridirli”: queste le parole di Domenico Quirico.

Per dovere istituzionale venti anni fa sono stato a Sarajevo e ho visto con orrore lo stupendo edificio della biblioteca storica distrutto dalle fiamme insieme a centinaia di migliaia di libri, alcuni unici al mondo e perduti per sempre. Eppure Sarajevo era una città moderna, bella, che per molti versi faceva pensare a Torino. In poco tempo la guerra l’ha ridotta a un fantasma.

Ricordiamocelo; mentre si assiste a una corsa ad alzare muri, a mettere dazi doganali e al riarmo (anche nucleare)!

di Angelino RIGGIO

La mostra resterà aperta fino al 20 maggio.   

Per info: Fondazione Palazzo Mazzetti – Asti, Corso Alfieri 357 – tel. 0141 530403

 

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