CALABRIA, FALLISCE L’ELEZIONEALLA CAMERA COL PD: GIACOMO MANCINI ENTRA ALLA REGIONE COL CENTRODESTRA

Protagonista di un incastro surreale grazie ai suoi cambi di casacca, il nipote dell’ex ministro e segretario Psi ottiene un posto all’assemblea calabrese. Grazie al riconteggio dei voti e a una combinazione di ripescaggi

Di ALESSIA CANDITO

16 marzo 2018

REGGIO CALABRIA – Alla fine, Giacomo Mancini jr ce l’ha fatta. Un seggio lo ha avuto. Sebbene abbia mancato (e di molto) l’elezione in Parlamento nel collegio di Cosenza in cui era candidato per il centrosinistra, grazie ad una serie di incastri elettorali entrerà in Consiglio regionale. Ma per il centrodestra. Una combinazione possibile grazie ai riconteggi che oggi hanno catapultato il candidato di Fratelli d’Italia, Fausto Orsomarso in Parlamento: è entrato perché era il secondo nel listino proporzionale, mentre la prima, Wanda Ferro, è stata già eletta nel maggioritario nel collegio di Vibo Valentia, dunque gli ha “ceduto” il posto quando il nuovo conteggio dei voti ha fatto scattare un altro seggio per Fratelli d’Italia. Un domino che libera il posto di Orsomarso – entrato nel 2014 in assemblea regionale sotto le bandiere di Forza Italia e candidato il 4 marzo per Fratelli d’Italia – a beneficio proprio di Mancini. Che grazie alla storia dei suoi cambi di casacca, strappa uno scranno nonostante la rovinosa performance elettorale (è arrivato terzo tra i candidati dell’uninominale, dietro a M5s e centrodestra).

Nato socialista, nel corso della sua ventennale carriera politica ha cambiato bandiera e schieramento diverse volte, scegliendo a fasi alterne il centrodestra o il centrosinistra. Nipote e figlio d’arte – suo nonno è l’ex segretario Psi e ministro della Sanità e dei Lavori pubblici nei governi Moro e Rumor Giacomo Mancini senior – inizialmente segue la tradizione di famiglia. Già nel 2001 però entra in Parlamento con i Ds, cinque anni dopo invece sceglie la Rosa nel pugno (che riunisce radicali, socialisti e liberali) per tornare alla Camera. Due anni dopo torna ai socialisti e manca l’elezione. Tanto è bastato, a quanto pare, per convincerlo ad abbracciare con entusiasmo e convinzione il credo del Pdl di Silvio Berlusconi, abbandonando il centrosinistra per schierarsi con convinzione a destra. La capriola non lo premia nelle urne (alle europee manca l’elezione), ma gli vale un posto nella Giunta guidata da Giuseppe Scopelliti come assessore regionale esterno con delega al Bilancio, Programmazione e Fondi comunitari. Un paracadute che magari lo ha convinto a rimanere nel centrodestra almeno fino al 2014, quando strappa una candidatura in lista alle regionali, ma manca per un soffio il posto in Consiglio. Esattamente quello che recupera adesso, all’indomani di una nuovo cambio di casacca e una sonora sconfitta elettorale come candidato del centrosinistra.

Una situazione paradossale, che tuttavia non ha mai turbato l’inquieto politico. “Nel 2014 mi sono candidato nelle liste di Forza Italia, ho preso 7mila voti di preferenza, che sono voti personali – si è difeso Mancini jr, intervistato prima del 4 marzo – Questo non mi può certo impedire di continuare a fare politica”.

Articolo proposto da Gianni ZANIRATO

COMMENTO

Qualche settimana fa, su questo giornale, avevo denunciato la situazione del politico calabrese, Giacomo Mancini, che teneva tranquillamente i piedi in due staffe, nulla di male in questo, il problema è che una staffa era del PD e l’altra di Forza Italia.

Venni attaccato da una persona che scrisse d’ essere sempre felice quando qualcuno di un altro schieramento politico passava al PD e che, evidentemente, ero alquanto maldisposto verso il PD.

Che dirà adesso il mio interlocutore, visto che Mancini, un mese dopo il pentimento si è ripentito ed è passato alla destra? Attendo risposta, sono molto curioso di sapere cosa ci ha guadagnato in termini elettorali il PD con questi giochetti e quanto ha perso anche per questo? Io, magari, troppo romanticamente, amo la trasparenza ed odio questi giochetti che alla fine fanno solo perdere consensi e schifano i militanti ed i cittadini.

di Gianni ZANIRATO

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