LA LEZIONE DI BARBERO SULLE SOMMOSSE CONTADINE NEL 1300.

Nell’economia del corso selle RIVOLUZIONI, la lezione di Barbero è stata molto  importante. Ci permette di ragionare sul ruolo dei rapporti di classe, sul complesso storico (dai mutamenti climatici alle guerre, dalle malattie ai fenomeni religiosi). È, in fin dei conti, uno degli obiettivi fondamentali della Scuola di Formazione Politica: uscire dall’asfissia del qui e ora ed esaminare la realtà nella sua complessità e vastità.

È anche utile perché ci permette di fare una distinzione tra rivolte e rivoluzioni. Le prime sono prive di un progetto politico, di organizzazione e della volontà di rovesciare lo status quo. Non si tratta però di fenomeni di poca importanza o soltanto di sintomi di un mondo in evoluzione ma di episodi storici che preludevano a movimenti più vasti e organizzati.

Sul contesto storico del 1300 rimando al video di una conferenza tenuta dallo stesso Barbero alle serate di “Mercoledì Scienza” che allego.

Barbero, con l’entusiasmo e la professionalità che lo caratterizza, si è soffermato su tre rivolte in particolare.

  • La prima è la rivolta dei contadini francesi del 1358, che prese il nome di jacquerie (probabilmente da Jacques Bonhome, il nome usato per indicare i villains, i contadini francesi). In questa fu determinante la condizione creata dalla Guerra dei Cent’anni tra Francesi e Inglesi. La situazione sociale è insostenibile: la povertà dilaga sia in città sia tra i contadini, lo stato di confusione è totale ed è ulteriormente alimentato dalla peste degli anni ’50 e dalle truppe mercenarie sbandate. Le rivolte scoppiano numerose e perfino a Parigi. La jacquerie, guidata da Guillame Charles, divampa nel Beauvaisis, nella Piccardia, ad Auxerre. I villains assalgono e distruggono residenze nobiliari e castelli. Si impadroniscono di raccolti, ricchezze e riserve alimentari. Ma non attaccano il re, né i suoi agenti né le sue fortezze. Il bersaglio dei contadini sono i nobili. Non però la nobiltà in quanto tale ma la sua incapacità di combattere con successo per difendere le classi inferiori dalla guerra, la carestia, le bande mercenarie. Quando Guillame è catturato i contadini, privi di un capo, vengono sconfitti e la rivolta si conclude in un bagno di sangue.
  • La seconda è la rivolta in Inghilterra del 1381. Anche in questa la guerra e la peste ebbero un ruolo importante ma, in questo caso, indiretto. La guerra e la peste con il conseguente calo demografico e la crisi economica che comportarono, diminuirono le rendite dei nobili. Questi reagirono con l’inasprimento delle tasse e soprattutto della poll tax una tassa sul testatico (cioè ogni persona, per il solo fatto di essere inglese doveva una certa somma: chiaramente questa, essendo una quota pro capite, gravava in termini percentuali più sui poveri che sui ricchi, una sorta di flat-tax ante litteram. A questo si accompagnava il blocco dei salari decretato con lo Statuto dei Lavoratori del 1351 (era l’esatto opposto di quello che oggi le forze di destra e di falsa sinistra stanno smantellando). Fu inoltre aumentato in modo pesantissimo l’istituto delle corvèe, prestazioni gratuite di giornate di lavoro a favore dei nobili. I contadini, ma in questo caso si unirono anche i salariati, si ribellarono anche su basi religiose. Famoso il detto che circolava allora: “Quando Adamo zappava ed Eva filava, dov’era il gentiluomo?” La contestazione dell’egoismo dei ricchi e dei vizi dell’alto clero giunse all’uccisione dell’Arcivescovo di Canterbury. La strategia repressiva del Re Riccardo è però diversa che in Francia. Divide il fronte dei rivoltosi concedendo ai più abbienti ampi vantaggi (che poi saranno revocati) e alla maggioranza una amnistia generale. I più conseguenti infine, ormai isolati, vengono massacrati.
  • La terza è la rivolta dei Ciompi a Firenze del 1378. Si tratta di un episodio molto interessante. Fu infatti la prima rivolta cittadina, anzi operaia e non solo per rivendicazioni economiche. Firenze era una importante città manifatturiera che si avvaleva di una numerosa schiera di salariati delle diverse arti professionali riunite in corporazioni, i ciompi. Questi erano pagati giorno per giorno (come i lavoratori “a chiamata” o nei “lavoretti” di oggi) ad arbitrio delle Arti con salari di fame, chiusi come condannati tutto il giorno in locali malsani. Era quasi impossibile lasciare la loro bottega o cambiare padrone, sia perché l’Arte impediva ai consociati di assumerli come operai, sia perché indebitati con i loro padroni. Non godevano di diritti di cittadinanza. Le guerre, la carestia, la peste però causarono un calo demografico importante così che la manodopera, specialmente quella specializzata, era molto ricercata e quindi più forte sul piano contrattuale. Questo portò i ciompi a una prima rivolta nel 1345, guidata da Ciuto Brandini. Il tumulto fallì e Ciuto fu decapitato. Ma nel 1378 i ciompi si organizzarono in Arte Operaia e incendiarono case e botteghe, invasero Piazza della Signoria e si impadronirono del Gonfalone di Giustizia. La rivolta aveva vinto tanto che Michele Di Lando, uno dei capi della rivolta, divenne Gonfaloniere di Giustizia. Questo vantaggio politico fu però solo apparente perché non ne seguì alcun vantaggio economico e sociale. Michele Di Lando fu accusato (forse a ragione) di essersi lasciato corrompere o di non incidere realmente sui cambiamenti politici. Il fronte dei rivoltosi si frantumò e la repressione degli irriducibili fu inevitabile.

Ancora una volta voglio sottolineare come questo mio, pur doveroso, resoconto della lezione sia privo della vivacità e della competenza che i nostri docenti da Sergio Soave a Gianni Zanirato, da Gianni Oliva ad Alessandro Barbero hanno messo in campo con generosità nelle loro lezioni.

Per questo vi invito a non perdere la prossima, e penultima, lezione che Lionel Lingua ci terrà il 13 aprile su un avvenimento poco conosciuto ma fondamentale per il mondo moderno in cui quasi 150 anni prima della Rivoluzione Francese, gli Inglesi giustiziarono il loro sovrano:

“Cromwell e il Parlamentarismo Inglese”.

di Angelino RIGGIO

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