LA PARTITA DI SALVINI

L’elezione dei Presidenti delle due Camere ha certificato quanto dicevo nel mio articolo del 20 marzo (La debolezza dei Cinquestelle).

Salvini è ormai il leader indiscusso del Centrodestra.

Il suo partito non ha niente a che fare con la Lega di Bossi a vocazione antimeridionalista e separatista. È una forza autenticamente di destra e non solo perché si richiama esplicitamente a Trump, alla Le Pen, a Orban e a tutti i leader della destra. È autenticamente, e soprattutto apertamente, di destra. Sbaglia chi pensa che la Lega sia un partito populista: le sue proposte sono talvolta esagerate (come l’eliminazione della Fornero o la flat tax al 15%) ma sono fondamentalmente di destra: la xenofobia, il nazionalismo, l’impronta repressiva, per non parlare della posizione sui diritti civili. Al di là della misura, che con il senso del realismo che Salvini ha dimostrato di avere correggerà, la flat tax è il simbolo dell’idea centrale della destra: la disuguaglianza. Una tassa uguale per tutti è la cosa più ingiusta che un governo possa fare: come diceva Don Milani che accusava chi voleva fare “parti eguali tra diseguali”.

È con questa posizione di destra che, per la debolezza della sinistra, Salvini ha portato a buon fine l’OPA ostile (offerta pubblica di acquisto) sull’intero Centrodestra. Già la Meloni si è adattata al ruolo di ruota di scorta del nuovo Matteo. Gli ex democristiani sono scomparsi (Casini è stato addirittura candidato dal PD a Bologna, a Bologna!). Berlusconi ha dovuto subire l’ultima umiliazione nell’elezione della Presidente del Senato, che è una sua fedelissima certo, ma è stata scelta da Salvini rovistando in casa sua come fosse il padrone. E, in parte, lo è.

La soluzione per le Presidenze è stata possibile grazie a un accordo con Di Maio che ha ottenuto la Presidenza della Camera dei Deputati e l’elezione di Fico, che era la sua prima opzione. Fico rappresenta l’ala sinistra del Movimento Cinquestelle, quella che raccoglie moltissimi transfughi della sinistra per le sciagurate posizioni neocentriste di Renzi. È una scelta che dimostra intelligenza politica perché permette a Di Maio di continuare a tenere aperte le due opzioni di governo (col PD o con la Lega).

Non so se l’accordo Di Maio – Salvini terrà anche per la formazione di un Esecutivo. Quello che è certo è che, in caso di un accordo di governo, Salvini si guarderà bene dal rivendicare la premiership.

Per molti motivi.

  • Salvini è consapevole di rappresentare una forza in ascesa, mentre i Cinquestelle sono deboli per i motivi che ho detto nell’articolo che ho richiamato.
  • Inoltre, alla prova del Governo, Di Maio sarà costretto a fare i conti con il debito pubblico e l’Europa creando inevitabili malumori nella propria base che ha maldigerito l’accelerazione (inevitabile) sulla istituzionalizzazione.
  • Salvini vuole prima consolidare il dominio sul Centrodestra. È vero che a Giovanni Toti molti seguiranno ma, ognuno con il suo tempo. Salvini non ha fretta: a lui interessa raccogliere il nocciolo duro del ceto politico berlusconiano che si muove a suo agio nelle stanze del potere. I Cinquestelle invece hanno un ceto politico modesto, come si è visto alla prova del governo delle città.
  • Questa difficoltà di ceto politico sarà quella che farà la differenza sul medio periodo. La Lega ha il sostegno internazionale della Russia e degli USA di Trump che vogliono indebolire l’Europa: la prima per motivi geopolitici, i secondi per motivi economici. L’UE, già privata della Gran Bretagna, senza l’Italia (o quasi, si vedrà) resterà con due sole gambe e in bilico.
  • La Lega ha anche l’appoggio della piccola e media imprenditoria, forse non tanto potente ma molto numerosa, che vuole il protezionismo e una politica di bassi salari.

E il Partito Democratico?

Per tutta la partita è rimasto in panchina, anzi non è nemmeno uscito dallo spogliatoio. Non poteva che essere così dopo le macerie che ha lasciato Renzi. Ma sarebbe sbagliato pensare che, tolto lui, tutto va bene madama la marchesa. La degenerazione della sinistra ha radici lontane. Le denunciò Berlinguer nella famosa intervista a Scalfari nel 1981 e che non mi stancherò mai di ricordare. Allora Berlinguer parlava a nuora perché suocera intenda: metteva cioè in guardia il proprio partito dal rischio che venisse infiltrato dal craxismo (cultura del capo, correntismo, clientela, detentori di pacchetti di tessera, contiguità coi poteri economici – tutti, anche quelli più oscuri -, caduta dello spirito di militanza, della passione, degli ideali).

Se si vuole ripartire a sinistra, bisogna correggere questi errori che sono diventati sempre più evidenti e hanno causato la fuga dell’elettorato.

E non sarà la decisione, finora prevalente, di stare alla finestra nell’attesa di un governo Lega-Cinquestelle  con la speranza del tanto peggio tanto meglio a risollevare le sorti del centrosinistra.

di Angelino RIGGIO

 

2 comments Add yours
  1. Bene……per chi durante tutta la campagna elettorale ha attaccato sempre e solo il centro sinistra (il Pd) nella speranza di rubare qualche voto ,finalmente si é accorto che esiste anche la destra e si é accorto che attaccare diffamare chi ti é più vicino sposta i voti verso i nostri avversari (lega 5 stelle)
    ……..sarebbe stato bello,utile leggere la descrizione di Salvini/Putin prima delle elezioni ………..ma forse qualcuno poi votava pd …….

    1. Ciao, Leo. Non so se intendi rivolgerti al giornale o a uno dei suoi redatori, in ogni caso ti inviterei a prendere un foglio ed una penna. Il foglio lo suddividi in due parti. Nella prima ci scrivi “buoni” ciòé gli articoli contro le destre, 5 Stelle e LeU. Nella seconda parte ci scrivi “cattivi ” cioè gli articoli contro il pd. Poi facciamo i conti…. A me nessuno ha detto cosa dovevo scrivere negli articoli e nessuno vi ha apportato modifiche. Libertà assoluta di scrivere ció che pensavo. Vittorini, che più volte ho citato, diceva che il ruolo dell’ intellettuale di sinistra non deve per forza ” suonare il piffero della rivoluzione” . Ecco, io che non mi sento intellettuale, ma uomo di sinistra sì, voglio avere la libertà di scrivere ciò che penso. Anche se può non piacere a molti. Se ” piazza Di Vittorio” fosse un giornale di partito, ci scriverei solo se avessi la libertà assoluta che ho in questo giornale on line. Gianni Zanirato

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