MISSILI SULLA SIRIA: LA FIERA DELLE IPOCRISIE.

I 103 missili sulla Siria di inizio settimana sono stati all’insegna dell’ipocrisia. Ufficialmente la motivazione era legata all’utilizzo di armi chimiche da parte di Assad contro gli insorti.

In questi anni il dittatore siriano ha inviato l’aviazione militare contro il suo popolo, distrutto Aleppo la seconda città della Siria ricca di una storia di cinquemila anni, bombardato scuole, ospedali, forni per il pane, acquedotti e linee elettriche, ucciso più di un milione di persone e costretto quasi metà della popolazione a migrare in ogni parte del mondo fino a preferire i campi profughi (veri e propri lager) in Turchia pur di sfuggire all’inferno siriano.

Stupisce che, dopo tutto questo, la linea rossa sia stato l’utilizzo di armi chimiche.

In realtà il raid americano, inglese e francese è stato in gran parte pilotato, e in una certa misura concordato, con la Russia e i suoi alleati. Chiariamoci: è stato un atto di guerra. I missili non sono confetti e il loro utilizzo deve allarmare ogni democratico amante della pace. Ma, come insegna Von Clausewitz, guerra e politica sono l’una in prosecuzione dell’altra. La vera posta in gioco, ovviamente, non sono le armi chimiche di Assad (tutti gli attori di questa vicenda ne sono forniti) ma l’influenza sulla Siria che ormai è ampiamente balcanizzata.

 È evidente l’ipocrisia dell’Iran, alleato della Russia e di Assad, che dopo lo sfacelo iracheno causato dalla stupidità di Bush junior intende dilagare come potenza regionale in Medio Oriente.

È altrettanto ipocrita Israele che si indigna per l’uso di armi chimiche e poi spara con i cecchini contro la folla palestinese con un vero regime di apartheid.

È insuperabile l’ipocrisia della Turchia di Erdogan che, pur essendo Paese NATO, è di fatto alleato della Russia per ipotecare il controllo del nord in Siria e massacra i curdi nel nord di questo Paese (dopo che questi si erano battuti eroicamente contro l’ISIS) con una operazione (il massimo della sfacciataggine!) “Ramoscello d’ulivo”.

In questo contesto, il più lineare appare l’intervento della Russia che non vanta giustificazioni ma utilizza il suo potente apparato militare per compensare la sua debolezza economica e occupare un’influenza geopolitica in Medio Oriente e conquistare uno sbocco stabile nel Mediterraneo. Putin approfitta della volontà degli USA, che risale a prima di Trump, di sganciarsi dalla zona perché (data l’autosufficienza energetica) il petrolio mediorientale è meno rilevante e perché strategicamente è più importante lo scacchiere pacifico.

Le grandi potenze militari occidentali ritengono che il Medio Oriente resta comunque un’area che non può essere lasciata completamente alle potenze regionali ostili e alla Russia. E inoltre c’è in ballo la ricostruzione della Siria: un affare da oltre 200 miliardi di dollari.

Ma nell’intervento di USA, Gran Bretagna e Germania pesano anche questioni interne di non poco conto.

Trump è sempre più scopertamente implicato nel Russiagate e ha bisogno di prendere le distanze da Putin. Inoltrevuole giustificare una imponente politica di riarmo che favorisce la lobby dei produttori di armi che ha sostenuto la sua elezione.

Teresa May ha una incredibile debolezza politica: il suo governo dipende dal voto dei fascisti dell’Ulster ed è contestata nel suo stesso partito. Deve fronteggiare il malcontento popolare che comincia a sentire gli effetti negativi sul piano economico della Brexit. Infine ha utilizzato la vicenda della spia doppiogiochista uccisa con il gas nervino dai russi per stimolare l’orgoglio nazionale e rinsaldare l’alleanza d’oltreatlantico, ancora più indispensabile dopo l’uscita dall’Unione Europea.

Più interessante l’intervento francese. Macron ha enormi problemi interni: la sua popolarità è ai minimi storici (molte sue scelte hanno raggiunto il 94% di pareri negativi tra la popolazione) ed è molto incerto il braccio di ferro contro i ferrovieri in sciopero su cui il Presidente francese punta per imporre riforme antioperai “alla Renzi”. C’è però un’altra motivazione della partecipazione al raid in Siria che riguarda l’Europa: il formidabile apparato militare francese, il possesso di un arsenale nucleare, il seggio nel Consiglio di Sicurezza all’ONU. Sono carte che Macron intende giocare nella UE per compensare la debolezza economica relativa della Francia. Si tratta di un percorso politico estremamente interessante che merita un approfondimento a parte che svolgerò prossimamente.

di Angelino RIGGIO

 

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