SCHIAVISMO, OLOCAUSTO, MIGRAZIONI Terza parte: LE MIGRAZIONI E IL LORO ASPETTO UMANO

L’argomento è così complesso e attuale che è d’obbligo trattarlo da tre punti di vista: umano, sociale, politico con l’avvertenza che inevitabilmente questi piani di riflessione si intrecciano.

Qui discuteremo solo dell’aspetto umano, rimandando ad altri due “pezzi” la trattazione di quello sociale e politico.

La migrazione è connaturata alla evoluzione e alla condizione dell’essere umano. Intendo dire che l’uomo ha popolato il pianeta e si è evoluto grazie al mischiarsi dei geni e delle culture. Le società chiuse, da sempre, sono destinate alla stagnazione o all’estinzione.

Dico questo perché, per ragionare correttamente sulle migrazioni, è importante andare oltre l’aspetto umanitario. Questo è fondamentale perché immedesimarci nell’altro è la base per essere comunità e l’uomo come animale sociale (come diceva Rousseau) è riuscito a sopravvivere e a primeggiare pur essendo come singolo individuo il più indifeso (niente zanne, artigli, pelo, capacità di volare, ecc.). Quello che voglio dire è che lo spirito compassionevole non è una questione solo di buoni sentimenti ma, soprattutto, una forza sociale. Sulla importanza della immedesimazione ci arriva una importante conferma scientifica dalla scoperta dei cosiddetti “neuroni a specchio”.  Si tratta comunque sempre di una questione di elevazione dell’animo umano. Per questo mi piace proporre questa poesia di T. S. Eliot tratta dalla raccolta “La terra desolata”. Il titolo è “La morte per acqua”:

Fleba il Fenicio, morto da due settimane,
Dimenticò il grido dei gabbiani, e le onde dell’alto mare

E il profitto e la perdita. Una corrente sottomarina
Gli spolpò le ossa in sussurri. Come affiorava e affondava
Traversò gli stadi dell’età matura e della giovinezza
Entrando nel vortice. Gentile o Giudeo
O tu che volgi la ruota e guardi a mezzogiorno,
Pensa a Fleba, che fu bello e ben fatto al pari di te.

Leggendola, ricordiamo che nel Mediterraneo negli ultimi 15 anni sono morte 30.000 persone.

Ma non si tratta solo di spirito umanitario: senza la migrazione non sarebbe stato popolato il pianeta.

A proposito dell’indecente razzismo rivolto soprattutto contro i neri (retaggio tra l’altro di una cosa altrettanto indecente che abbiamo già trattato: lo schiavismo) vale la pena di ricordare che è ormai dimostrato che tutti gli uomini discendono da progenitori africani.

L’ominazione è il processo di evoluzione della specie umana e la sua progressiva diffusione sulla Terra, a partire dalla sua comparsa in Africa centro-orientale circa 2 MLN di anni fa: è stata in fondo la prima grande migrazione della storia umana, che ha visto gli uomini primitivi spostarsi dalla zona della Great Rift Valley (dove si svilupparono gli australopitechi e i primi ominidi, homo habilis homo erectus) verso le altre zone dell’Africa, per popolare gradualmente gli altri continenti (Europa, Vicino Oriente, Asia, Americhe). Il processo è stato ovviamente molto lento e si è svolto per poco meno di 2 MLN di anni, sino a 20.000-15.000 anni fa quando homo sapiens è giunto nel continente americano.

Non abbiamo ovviamente dati certi né testimonianze scritte di tali spostamenti, che sono stati ricostruiti dagli studiosi unicamente sulla base dei reperti archeologici e formulando ipotesi per spiegare, ad esempio, il passaggio degli uomini dal continente asiatico all’America del Nord: molto probabilmente all’epoca delle grandi glaciazioni lo stretto di Bering era invaso dai ghiacci, che formavano una sorta di “ponte” naturale tra i due continenti. Più complicato spiegare il popolamento dell’Oceania, attestato già a partire da 50.000-30.000 anni fa: escludendo la presenza di ghiacci che unissero le varie isole, un’ipotesi suggestiva (anche se azzardata) è che gli uomini primitivi abbiano attraversato l’Oceano Indiano su imbarcazioni rudimentali, dando luogo ai primi viaggi per mare della storia umana.

La spinta alla migrazione era legata a due questioni fondamentali: la ricerca di cibo e la guerra. Quando l’uomo era esclusivamente cacciatore-raccoglitore aveva bisogno per la propria sussistenza di ampi territori che da un lato erano soggetti all’esaurimento delle risorse (animali da predare, piante edibili da raccogliere) o al fatto che questi erano contesi da altri gruppi umani. Questo spiega perché, malgrado gli uomini fossero allora poche migliaia, le migrazioni erano indispensabili. La questione demografica è un elemento fondamentale dello sviluppo umano ed è connesso all’aspetto sociale delle migrazioni e per questo rimando al nostro appuntamento successivo che tratterà proprio questo argomento.

di Angelino RIGGIO

 

 

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