L’AMNESIA DEI PARTITI

Ammiro i giornalisti che sono riusciti in quasi due mesi dalle elezioni a spargere fiumi di inchiostro sul nulla.

Le trattative per la formazione per il nuovo governo sono state un balletto surreale senza musica.

Eppure i vari Di Maio, Salvini, Berlusconi, Martina, Renzi hanno continuato a ballare senza accorgersi della musica che eppure è essenziale per un ballo. La musica c’è ma purtroppo non arriva alle loro orecchie.

È la musica della realtà.

È innanzitutto una situazione economica che vede ancora l’Italia agli ultimi posti nella ripresa economica in Europa. Renzi con una operazione di propaganda (non riuscita a giudicare dal risultato elettorale) aveva cercato di aggiudicarsi un miglioramento modesto in questo campo. In realtà la ripresa italiana è avvenuta al traino di quella europea.

Quello che tutti sembrano avere dimenticato è che i tre cardini che hanno permesso all’Italia di agganciarsi alla ripresa UE stanno per finire o sono già finiti:

  • Il quantitative easing di Draghi, che tanto ha aiutato nell’impedire il peggioramento del debito pubblico, è stato dimezzato e si concluderà entro l’anno
  • Il dollaro che era debole si è invece apprezzato
  • Il costo dell’energia ha ripreso a salire

C’è di più: i dazi americani stanno creando una fase di turbolenza che può compromettere l’unico settore in miglioramento della nostra economia, quello dell’export (la produzione per il mercato interno langue per l’impoverimento delle famiglie).

Ballando su una prospettiva di futuro inquietante e dimenticando che l’Italia conta sempre meno in un’Europa sempre più debole, ogni partito continua a muoversi come se fosse in campagna elettorale.

I cinquestelle cercano di rompere (come se ce ne fosse ancora bisogno!) il PD dopo avere creato non poche contraddizioni nel Centro Destra. Vogliono scaricare sugli altri l’impossibilità di fare un governo e realizzare le promesse mirabolanti fatte prima del 4 marzo. Sanno però che questa per loro è l’ultima chiamata e, anche se dovessero crescere alle prossime elezioni (ma è probabile che saranno in calo), non raggiungerebbero una maggioranza da soli così che si riproporrebbero i problemi di oggi.

Salvini non ha alcun interesse a scaricare Berlusconi perché così è un leader del 37% mentre la rottura dell’alleanza di Centro Destra lo porterebbe a essere solo il socio di minoranza di un governo con i grillini che hanno quasi il doppio dei suoi voti. Meglio puntare su elezioni in cui potrebbe vampirizzare l’elettorato di Forza Italia ed eventualmente approfittare dello scoppio delle contraddizioni interne ai Cinquestelle.

Berlusconi tenta sempre il vecchio giochino di comprare i deputati mancanti per avere una maggioranza e formare un governo a termine in cui rappresenterebbe la forza principale del Centro Destra al Senato. Nel frattempo spera in una sentenza favorevole della Corte Europea di Giustizia così da potersi candidare ed essendo in campo personalmente soffiare a Salvini la guida del Centro Destra.

Come si vede, ognuno a tutto pensa tranne che ai temi che ci sono e a quelli, ancora più gravi che incombono. Anzi, come i viaggiatori più ricchi del Titanic, continuano a ballare mentre la nave va a schiantarsi sull’iceberg. Continuano a recitare le infinite sciocchezze sulla flat tax, l’abolizione della legge Fornero, il reddito di cittadinanza raccontate in campagna elettorale e guardano agli spostamenti in più o in meno nelle elezioni in Molise e Friuli per valutare quanto le loro mosse di danza piacciano o meno agli elettori.

E il PD?

Il PD ha il personale politico che potrebbe valutare la gravità della situazione, dovrebbe mostrare responsabilità, potrebbe agire per impedire lo smottamento degli immaturi Cinquestelle verso Destra. Ma non riesce nemmeno a fare i propri interessi di Partito per le sue divisioni. Al massimo farà gli interessi di una delle sue correnti: quella renziana.

Renzi infatti ha fatto eleggere gran parte dei suoi fedelissimi al Senato (la Camera che voleva abolire con la riforma costituzionale!) così da imporre al PD la sua volontà. Insomma: continua a comandare anche se si è dimesso da segretario. Continua, tra l’altro, a sostenere e ad imporre al PD che l’esito del voto del 4 marzo lo obbliga inesorabilmente al ruolo di opposizione, senza che nel partito abbia avuto spazio un momento di seria riflessione sulle cause del tracollo elettorale.

Questa amnesia collettiva dei problemi reali da parte dei rappresentanti politici impone ai cittadini più consapevoli la necessità di riprendere in pugno il proprio futuro ragionando con coscienza critica sulla realtà. Occorre ricostruire la politica su quattro cardini fondamentali: ideali, impegno, generosità e cultura.

O non se ne esce.

di Angelino RIGGIO

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