LA GIORNATA MONDIALE DELLA LIBERTA’ DI STAMPA

Giorni addietro a Kabul l’Isis ha compiuto un duplice attentato diabolico: il primo è servito a richiamare i soccorritori e i giornalisti; il secondo ha fatto strage di questi ultimi: ben 9 sono rimasti uccisi. Salgono così a 38 i giornalisti uccisi nel mondo dall’inizio dell’anno.

L’ONU ha deciso che il 3 maggio (oggi per chi scrive) sia la giornata mondiale della libertà di stampa.

“Ogni individuo ha diritto alla libertà di opinione e di espressione incluso il diritto di non essere molestato per la propria opinione e quello di cercare, ricevere e diffondere informazioni e idee attraverso ogni mezzo e senza riguardo a frontiere.”

Così recita l’art.19 della Dichiarazione Universale dei diritti dell’uomo.

CITIZEN KANE de OrsonWelles avec Orson Welles et Joseph Cotten, 1941

È un diritto da difendere tra i primi perché la stampa (e in generale l’informazione) rappresenta quello che Orson Welles nel suo stupendo film ha definito il QUARTO POTERE.

Come si sa, in democrazia ci sono tre poteri fondamentali: il LEGISLATIVO che fa le leggi, l’ESECUTIVO che governa e il GIUDIZIARIO che garantisce che l’agire delle persone e delle istituzioni sia conforme alle leggi. L’informazione è uno strumento in più perché l’esercizio del potere avvenga in modo trasparente: pensiamo alla enorme importanza del giornalismo nel caso Watergate.

Non a caso i giornalisti sono nel mirino dei nemici della democrazia: dalla mafia ai trafficanti, dai dittatori ai terroristi. Ho già detto dei 9 giornalisti uccisi dall’Isis in Afghanistan ma si potrebbero ricordare anche quelli di Charlie Hebdo in Francia o le centinaia di giornalisti nelle carceri di Erdogan, o i blogger cinesi condannati.

Il primo che abbiamo il dovere di ricordare è Giacomo Matteotti, rapito e ucciso dalle squadracce fasciste di Mussolini. In tempi più recenti il caso più ignobile è stato quello di Anna Politovskaja che, senza temere le ire di Putin, si era impegnata per i diritti umani e per documentare il conflitto in Cecenia ed è rimasta uccisa nell’ascensore di casa sua a Mosca. È giusto ricordare in particolare  Ilaria Alpi e Miran Hrovatin uccisi in Somalia più di 20 anni fa per cause che lasciano intravedere oscuri traffici e trame di oscure forze somale e italiane.

La libertà, come tutte le libertà, non è data una volta per tutte e va riconquistata giorno per giorno.

I giornali sono uno strumento di formazione (purtroppo l’Italia è agli ultimi posti per la lettura di quotidiani) ma possono essere uno strumento di disinformazione.

“Io sono un’autorità su come far pensare la gente” fa dire Orson Welles al suo Charles Kane. È noto che dietro il personaggio immaginario di Citizen Kane c’è quello reale di William Randolph Hearst, il miliardario che ha fondato il giornalismo scandalistico e che ha avuto un ruolo determinante per creare un’opinione pubblica favorevole alla guerra di Cuba del 1898. Il ruolo del Corriere della Sera nell’avvento del fascismo e il conflitto di interesse di Berlusconi sono altri esempi.

Come si vede la libertà di stampa non è minacciata solo in chi vuole negare l’equilibrio dei poteri.

Il fatto che i giornali siano in deficit cronico e dipendano dalla pubblicità può compromettere seriamente l’indipendenza dei giornalisti. In questo caso conta molto la schiena dritta del giornalista come quella per esempio di Domenico Quirico che è stato rapito in territorio di guerra in Medio Oriente (mi piace ricordare che Quirico è stato docente di una lezione alla nostra Scuola di Formazione Politica).

Un’altra cosa che minaccia la libera informazione è la preferenza che i giornali danno alle tre esse: Sesso, Sangue, Sport. Non si tratta solo di sensazionalismo o di argomenti che fanno vendere di più: è un vero e proprio meccanismo di disinformazione, di sviare rispetto al giornalismo d’inchiesta e di formazione.

Ancora vale la pena di ricordare come la maggior parte dei giornalisti siano (anche loro!) vittime della logica dei lavoretti: costretti ad aprire la partita IVA, sono pagati a pezzo (da un massimo di 50 fino a un minimo di 3 euro a pezzo). Si capisce come chi non ha un lavoro stabile e guadagni così poco abbia un insignificante potere contrattuale.

Queste difficoltà ci devono spingere a sostenere sempre di più il lavoro dei bravi giornalisti e la libertà di stampa che tanto contribuisce alla democrazia e all’indispensabile equilibrio dei poteri.

Vale perciò la pena di ricordare come martiri della democrazia i nostri giornalisti uccisi: Beppe Alfano, Carlo Casalegno, Mauro De Mauro, Cosimo Cristina, Giuseppe Fava, Mario Francese, Peppino Impastato, Mauro Rostagno, Mauro Siano, Giovanni Spampinato, Walter Tobagi.

A questi si aggiungono quelli uccisi in missioni all’estero: Amerigo Grilz, Guido Puletti, Ilaria Alpi, Miran Hrovatin, Marcello Palmisano, Marco Lucchetta, Alessandro Ora, Dario D’Angelo, Raffaele Ciriello, Maria Grazia Cutuli, Enzo Baldoni.

di Angelino RIGGIO

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