OSPITALITA’, ACCOGLIENZA ED INTEGRAZIONE

Il dovere dell’ospitalità sono le fondamenta della civiltà occidentale, la base solida dell’umanità buona. Il forestiero, nell’antico mondo greco, era simbolo di una presenza divina. Esistono tanti miti in cui gli dei assumono le sembianze di pellegrini stranieri.

Tra i diversi significati simbolici presenti nell’Odissea, fondamentale è l’insegnamento sull’importanza ed il valore dell’ospitalità, doverosamente messo in pratica da Nausicaa e Circe, e sulla gravità della sua violazione compiuta da Polifemo e da Antinoo.

Nell’antichità, l’ospitalità era regolata da riti sacri veri e propri, ed espressa come reciprocità di doni. All’ospite che ospitava spettava il primo gesto di accoglienza e, al congedo, donava un “regalo di addio” all’ospite che aveva ospitato, il quale era tenuto alla discrezione ed alla riconoscenza.

Al viandante accolto in casa, non veniva chiesto il nome e nemmeno la sua l’identità, poiché era sufficiente cogliere la sua condizione di bisogno affinché entrasse immediatamente in azione la pratica dell’ospitalità. Il vicendevole scambio di relazioni d’accoglienza, era alla base della collaborazione tra persone e dell’alleanza tra comunità, principio fondamentale della pacifica convivenza tra i popoli.

La guerra di Troia, scoppiò a causa della violazione dell’ospitalità da parte di Paride. Anche la civiltà romana riconosceva la sacralità dell’ospitalità, che veniva addirittura regolata giuridicamente.

Nella Bibbia vi è un ricorrente richiamo all’importanza dell’ospitalità e dell’accoglienza dei forestieri, i quali molto spesso sono chiamati angeli. Il più grande peccato di Sodoma, fu rifiutare l’ospitalità a due uomini che erano stati ospitati da Abramo e Sara alle Querce di Mamre, e uno dei racconti biblici più agghiaccianti è la violazione dell’ospitalità messa in atto dai cittadini di Gabaa.

In queste culture antiche, dove vigeva la lex talionis, in cui i diritti dell’uomo non erano riconosciuti, l’ospitalità fu messa alla base della civiltà, la stessa da cui si è poi sviluppata la nostra.

All’interno di una realtà molto meno sicura e più bisognosa e violenta di quella attuale, quegli uomini antichi avevano capito che l’obbligo di ospitalità e di accoglienza è fondamentale per venire fuori dalla barbarie. I popoli incivili e barbari sono quelli che non conoscono ma soprattutto non riconoscono l’ospite. Polifemo è il simbolo perfetto della disumanità e dell’inciviltà, poiché divora i propri ospiti, piuttosto che accoglierli.

Interrompendo l’antichissima pratica dell’ospitalità, cessiamo di essere umani, intelligenti e civili. La negazione di ospitalità ed accoglienza, diventa il primo passo per arretrare verso il mondo dei ciclopi.

Certo, l’accoglienza ha un costo individuale. Accogliere vuol dire fare lo sforzo di aprire le porte della propria casa, intesa proprio come casa, ma anche come territorio, Paese, confini e ancor più intimamente come cuore e come famiglia. Accogliere significa affermare l’esistenza dell’altro, nel senso di vederlo, riconoscerlo, osservarlo e, attraverso i suoi occhi, osservare se stessi. Accogliere è sinonimo di ascoltare, non soltanto ciò che desideriamo, ma anche ciò che ci infastidisce e che vorremmo semplicemente ridurre al silenzio.

Accogliere vuol dire andare oltre, proprio nel momento in cui invece vorremmo imporre noi stessi ed il nostro pensiero. Accogliere non è semplice. La reciprocità dell’accoglienza non è un contratto, il mio essere accogliente oggi, non mi garantisce di ottenere accoglienza domani, quando sarò io ad avere bisogno.

L’accoglienza deve essere considerata un bene comune, da sostenere tramite un’attenzione collettiva, molto più grande dei soli interessi individuali. L’accoglienza è assai importante, ma da sola non è sufficiente, poiché deve necessariamente essere sostenuta da una vera e propria integrazione.

L’integrazione ha come presupposto l’esistenza di differenze che in base a come si preferisce agire, si può cercare di farle convivere, tenendo conto di ciascuna di esse, oppure è possibile cercare di ridurle, sia in termini quantitativi che qualitativi, per garantire a ciascun soggetto uno sviluppo equilibrato dentro un contesto comune.

La costituzione dell’Unione Europea, è una dimostrazione della realizzazione di tipi diversi di integrazione. L’approvazione della Carta dei Diritti Fondamentali dell’Unione Europea è il prodotto di un lavoro di integrazione e di comune riconoscimento, della differenza e molteplicità dei diritti politici, sociali e civili, esistenti in ciascuna delle legislazioni nazionali degli Stati membri.

L’integrazione, vista dalla prospettiva sociale, ha come presupposto l’esistenza di società aperte, basate sul riconoscimento dei diritti umani, della coesione sociale, della democrazia, delle pari opportunità tra classi sociali e tra territori appartenenti alla stessa comunità e del principio di eguaglianza. Comprende anche l’attenzione nei confronti delle differenze culturali e religiose. Nelle società occidentali, l’integrazione sociale, viene associata sempre più alla gestione del fenomeno delle migrazioni, attraverso il quale viene introdotta nella popolazione ospitante, una moltitudine di diversità culturali, religiose, di usi e costumi, di visioni sociali, che potrebbero portare a tensioni e conflitti. La mancanza di una vera e propria integrazione, può determinare fenomeni di emarginazione e di discriminazione, di disuguaglianza e di violazione dei diritti umani.

Silvia PARIZZI

L’articolo è tratto da una tesi di laurea in preparazione, chiedo ai nostri lettori di leggerla con un’attenzione particolare in quando vi sono delle considerazioni antropologiche espresse con una grande lucidità. Per me è un piacere particolare esserne relatore e di avere seguito la nascita e lo sviluppo di questo progetto. La lotta al razzismo e all’etnocentrismo passa anche dal lavoro che viene svolto a scuola e nelle università.

Ricordo qualche mese fa d’aver ospitato nel nostro giornale il racconto del progetto di una nave della speranza costruita da bambini dell’asilo di Massa Marittima (GR) raccolto nella tesi di laurea di Michela Boccardi.

Credo che questi articoli siano piccoli mattoni ma importantissimi per costruire una cultura della pace. Ne abbiamo bisogno.

Grazie a Silvia e a Michela per averci autorizzati alla pubblicazione del loro lavoro.

di Gianni ZANIRATO

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