FUTURO: I 50 anni di “2001 Odissea nello spazio”

A 50 anni dall’uscita nelle sale, al Festival del Cinema di Cannes viene oggi proiettata una versione restaurata del capolavoro di Stanley Kubrik.

Malgrado gli enormi progressi fatti nella cinematografia e negli effetti speciali, “2001 Odissea nello spazio” resta forse (per me sicuramente) il più bel film di fantascienza della storia.

Merito sicuramente della genialità creativa e della perfezione realizzativa del regista Stanley Kubrik che abbiamo potuto ammirare in ogni suo film da “Arancia meccanica” a “Shining”, dal “Dottor Stranamore2” a “Barry Lindon”, ecc.

Uguale merito alla capacità narrativa di Arthur Clarke che ha scritto il soggetto e ha curato la sceneggiatura. Clarke, uno dei massimi scrittori di fantascienza, ha goduto delle sue competenze di scienziato (sua l’idea di utilizzare i satelliti geostazionari  per le telecomunicazioni).

Il merito del successo del film è anche nella coscienza collettiva che avevamo noi nel ’68.

Per me, per noi, quel film rappresentava una realtà possibile, credibile. E questo non solo per la genialità di Kubrik o di Clarke. E nemmeno della consulenza di scienziati e tecnici della NASA, con cui Clarke aveva un rapporto da pari, che contribuiva in modo meticoloso e in ogni particolare al realismo narrativo.

Io, noi, eravamo veramente convinti che nel 2001 o in un futuro non molto lontano si sarebbe potuto andare sulla Luna (cosa che avvenne l’anno successivo l’uscita del film, 1969), che avremmo potuto mandare una astronave verso Giove, guidata da un computer super intelligente (nel film HAL: provate a scrivere le tre lettere successive e trovate IBM).

Io, noi, eravamo veramente convinti che il movimento del ’68 avrebbe cambiato il mondo. E, in parte, questo è avvenuto nel costume, nella letteratura, nella società (il Servizio Sanitario Nazionale, lo Statuto dei Lavoratori, l’aborto, ecc.).

Abbiamo avuto molte delusioni, molte sconfitte. Molti hanno pagato in prima persona.

MA AVEVAMO FIDUCIA NEL FUTURO.

Per questo guardavamo con occhi diversi “2001 Odissea nello Spazio” da quelli con cui potranno guardarlo i giovani di oggi (non solo e non certo per gli effetti speciali e nemmeno perché nel frattempo ci sono stati “ET”, “Guerre Stellari”, “Alien” e “BladeRunner”).

I giovani di oggi fanno fatica a guardare verso il futuro.

Innanzitutto perché sono pochi: la società italiana è invecchiata. Uno dei fattori determinanti del “Miracolo economico” degli anni ’60 fu un bonus demografico formidabile: un numero enorme di giovani. È una questione numerica: uno dei costituenti fondamentali della dimensione del futuro è legato alla somma dell’aspettativa di vita dei componenti di una data società. E quella italiana è una società con una età media troppo alta (basterebbe questo per considerare un fatto positivo l’immigrazione, che tra l’altro porta uno svecchiamento non solo anagrafico).

In secondo luogo perché il lavoro, fattore identitario degli individui (sottolineato dall’art.1 della Costituzione) è precario. Questa incertezza costringe a pensare all’oggi e impedisce di progettare il futuro: una famiglia, una casa, dei figli… Questo spiega anche la bassissima natalità che peggiora il dato demografico di cui parlavamo prima.

In terzo luogo, ma i tre fattori sono connessi, c’è una crisi che prima che economica è culturale. C’è un ripiegamento su sé stessi, sul qui e sull’ora. Il primo allenta i rapporti sociali e avvantaggia solo i più forti (i più ricchi, i più potenti) perché i più deboli sono forti solo in una dimensione collettiva. Il secondo richiude l’agire, la vita in uno spazio angusto mentre il mondo è sempre più globalizzato e interconnesso. Il terzo diminuisce la fiducia e quindi l’impegno per cambiare il futuro.

Ecco, la cultura.

Io penso che per superare questa situazione stagnante che opprime l’Italia e i circoli viziosi che la fanno impantanare sempre di più ci sia bisogno di un colpo di reni culturale: leggere di più, non accontentarsi di conoscenze superficiali, coltivare la curiosità, puntare ad avere titoli di studio più alti, avere più iscritti nelle facoltà scientifiche (Fisica, Chimica, Ingegneria, Matematica, Astrofisica, ecc.).

Da questo punto di vista, vedere e rivedere un prodotto culturale di altissimo livello come “2001 Odissea nello Spazio” può contribuire a uscire da un presente soffocante e andare, come si dice nel film:

VERSO L’INFINITO E OLTRE.

di Angelino RIGGIO

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  1. Grazie, Angelo, per il tuo bellissimo articolo e per la speranza contenuta in esso. Capisco che citare tutti i capolavori di Kubrick sia una lunga lista (per me é il regista piú grande di sempre insieme a Chaplin), ma non hai citato quelli più “politico- sociali”: “Spartacus”. “Orizzonti di gloria”, ” il dottor Stranamore”. Che ne diresti di provare in libreria i vecchi cineforum”? Abbraccio. Gianni

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