L’URGENZA DELL’IMPEGNO POLITICO

Con la lezione di venerdì 18 maggio si è concluso il corso 2017/2018 della Scuola di Formazione Politica sulle Rivoluzioni.

Il corso è stato un successo sia per il numero dei partecipanti che per la qualità dei docenti (Alessandro Barbero, Gianni Oliva, Sergio Soave, Gianni Zanirato, Lionel Lingua). Il giornale della sfp ha avuto nel primo anno di vita 96.000 visualizzazioni (*), non male per un luogo virtuale che non scade nella comunicazione breve, nell’ingiuria e nella banalità.

Lo scopo della Scuola di formazione politica, così come di piazzadivittorio, è quello di favorire la costruzione di una coscienza critica, la capacità di esaminare in modo consapevole la realtà uscendo dalla logica meschina del qui e ora. Bisogna rifiutare l’idea per cui la politica è tifare per la propria parte davanti alla TV, cercare il consenso a tutti i costi, apparire sui giornali o sui media, sgomitare per una candidatura, una carica elettiva (anche la più minuscola) per soddisfare il proprio ego o peggio per  fare carriera o, peggio ancora, i propri interessi.

Ma la coscienza critica non basta per cambiare.

Abbiamo denunciato la strage dei palestinesi a Gaza, la precarietà del lavoro, il fascismo che avanza in Europa (dai Paesi dell’Est fino all’Austria e, in questi giorni, in Italia), la guerra in Siria e nello Yemen, la tragedia dei migranti e le infami speculazioni economiche e politiche fatte sulla loro pelle, la violenza sulle donne, le stragi nelle scuole a causa della libera circolazione delle armi negli USA, le morti sul lavoro e, per di più, il licenziamento di chi si batte per la sicurezza nei posti di lavoro, la diseguale distribuzione della ricchezza…

Solo in questa settimana

  • abbiamo avuto centodieci morti, anche bambini, uccisi dai cecchini al confine con Israele. I giornali hanno parlato di scontri; la parola giusta è massacro perché c’è una totale asimmetria: i morti e i feriti sono tutti palestinesi.
  • C’è stata ancora una sparatoria in una scuola negli Stati Uniti (nel Texas: dieci morti) con Trump che, per l’ennesima volta, dice bisogna fare qualcosa e non fa nulla se non invitare gli insegnanti ad armarsi.
  • Lo spostamento dell’ambasciata USA a Gerusalemme (dalla capitale Tel Aviv) come il ritiro dall’accordo sul nucleare iraniano, il sostegno all’Arabia Saudita nella guerra in Yemen e gli scontri aerei tra Israele e milizie sciite in Siria sono benzina sul fuoco per l’instabilità in Medio Oriente: una delle cause fondamentali di migrazione.
  • Sui diritti delle donne, oltre al bollettino inquietante dei femminicidi, questa settimana abbiamo saputo della ragazza italiana di origine pakistana uccisa dal padre e dal fratello per avere rifiutato un matrimonio imposto e la vicenda di Noura Hussein, la sposa bambina, che per difendersi dallo stupro del marito imposto lo ha ucciso e attende la pena di morte.
  • La procedura di infrazione sulla inadeguata politica contro l’inquinamento che ha colpito i più importanti Paesi Europei, Francia, Germania, Italia (l’America di Trump è ormai fuori controllo), ci ricorda che le folli scelte sul clima preparano un futuro difficile se non impossibile per i nostri nipoti e sono già causa di disastri in molte parti della Terra (uragani, siccità, ecc.), anche questi causa determinante delle migrazioni.
  • Dopo il licenziamento di Alex che aveva denunciato le responsabilità della sua azienda in un infortunio sul lavoro, questa settimana i giornali hanno messo in evidenza due casi mortali a Milano e all’ILVA di Taranto. Ma sappiamo che la stragrande maggioranza delle morti sul lavoro – 160 dall’inizio dell’anno – non merita nemmeno un rigo sui giornali o un secondo sugli altri media, per non parlare dei “normali” infortuni con ferite, traumi, mutilazioni e delle malattie professionali.

È un mondo ingiusto.

Ragionare in modo critico su ciò che accade è importante. Ma è solo il primo passo.

Bisogna sensibilizzare gli indifferenti, mobilitare l’opinione pubblica, dimostrare solidarietà ai più deboli e ai coraggiosi che già oggi organizzano dimostrazioni e scioperi, sostenere chi già oggi opera con onestà in politica (ce ne sono tanti, soprattutto nei Comuni) rispondendo a muso duro agli idioti che dicono che tutti i politici sono uguali: questi, come i 5stelle, offendono le persone oneste e facilitano l’avvento di forze fasciste come la Lega.

Bisogna, in una parola, impegnarsi.

Spontaneamente le cose tendono a peggiorare. L’assenza della politica favorisce i più forti e i più ricchi. I deboli, per contare, devono mettersi insieme e organizzarsi.

Il futuro arriva comunque.

Se sarà migliore del presente dipende da ognuno di noi, dal nostro impegno.

di Angelino RIGGIO

(*)

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