LA FLAT TAX E LA COSTITUZIONE

Al di là delle rassicurazioni formali, il governo Lega-5stelle è eversivo.

Tende cioè a colpire l’ordinamento democratico e la costituzione. Non si tratta soltanto della irritualità del “contratto” né della definizione di un Primo Ministro (terzo in realtà dopo Salvini e Di Maio) che ci ha già procurato la prima figuraccia internazionale con il curriculum taroccato di Conte.

Prendiamo ad esempio uno dei punti qualificanti del programma (anzi del contratto, privatistico): la flat tax.

La flat tax (in italiano tassa  piatta, calcolata come percentuale costante) è un sistema fiscale non  progressivo, basato su una aliquota fissa (due nel contratto: al 15 e 20% con una deduzione fissa di 3.000 euro sulla base del reddito familiare).

Come per il reddito di cittadinanza e l’abolizione della legge Fornero, l’attenzione degli economisti si è concentrata sui costi che la flat tax produrrebbe sui conti pubblici. Giusto: perché l’attuazione completa (ma chi ci crede?) del contratto lega-5S comporterebbe un aggravio di oltre 100 miliardi di euro, una follia dato l’enorme debito pubblico, l’aumento del prezzo del petrolio, la prossima fine del quantitative easing di Draghi, il rafforzamento del dollaro, e i dazi di Trump. Sicuramente questo causerebbe un tracollo economico e, per prima cosa, un durissimo colpo allo stato sociale: scuole, sanità, pensioni, ecc.

A me interessa però sottolineare l’ingiustizia e l’anticostituzionalità della flat tax.

Dice la Costituzione all’art. 53: Tutti sono tenuti a concorrere alle spese pubbliche in ragione della loro capacità contributiva. Il sistema tributario è informato a criteri di progressività.

È vero che il contratto Lega-5S prevede delle detrazioni, ma di fatto premia i redditi alti portando all’estremo una nefasta tendenza che si è affermata nel tempo per affossare la legge Visentini che finalmente nel 1974 aveva realizzato quanto previsto nel dettato costituzionale.

La legge Visentini è quella che ha creato l’IRPEF, un’unica imposta generale, cioè applicabile a tutte le persone e fortemente progressiva, con tasse che salgono all’aumentare dei redditi. L’IRPEF è tuttora basata su quel sistema a gradini, chiamati scaglioni: per i più poveri, niente tasse. Poi, per ogni fetta aggiuntiva di reddito, la percentuale di prelievo (l’aliquota) sale. La scala originaria aveva ben 32 gradini e per i più ricchi arrivava al 72%.

Oggi l’IRPEF continua ad essere la tassa più pagata dagli italiani ma la sua struttura è stata stravolta. La differenza più vistosa è che in cima alla piramide, per i più ricchi, le imposte sono scese al 43%. Mentre le aliquote si sono ridotte a cinque in tutto.

Ad aggravare il problema è l’evasione fiscale, che in Italia è enorme: il 13,5% del PIL. Secondo un famoso studio della Banca d’Italia, che ha confrontato i consumi effettivi registrati dall’ISTAT con i redditi dichiarati al fisco. Questo significa che gli italiani onesti pagano anche per gli evasori: circa 100 miliardi in più. E che il grosso dell’IRPEF (82%) si scarica sul popolo dei lavoratori dipendenti (52%) e pensionati (30%), che non possono evadere.

Tranne l’IRPEF, che nel 2016 ha portato nelle casse dello Stato 166 miliardi di euro, tutte le altre tasse sono regressive cioè non distinguono tra ricchi e poveri. Da sempre i meno tassati sono i redditi da capitale: rendite finanziarie, utili societari, guadagni di Borsa. L’aliquota più diffusa è 26%. Quindi il ricchissimo investitore che incassa dividendi milionari paga meno tasse della sua impiegata (che su uno stipendio di 2.153 euro lordi al mese deve sborsare il 27%).

“Di fronte alla crisi economica che stiamo vivendo”, commenta Gallo, il massimo esperto di Costituzione e fisco “bisognerebbe ridisegnare, anzi ricostruire la curva della progressività per rimediare all’eccesso di pressione fiscale sui redditi di una classe media più impoverita.”

La flat tax è invece l’opposto: il contrario della progressività, dell’equità fiscale e della giustizia sociale.

di Angelino RIGGIO

N.B. Molti dati sono tratti dall’articolo: CHI PIU’ HA MENO DA’ dell’Espresso di questa settimana che invitiamo a leggere per esteso.

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