Don Ciotti: “Ben venga un governo ma rispettino la Costituzione”

Il presidente di Libera, ha partecipato alla presentazione della manifestazione nazionale dell’ ANPI, sabato 2 giugno a Bologna, con sindacati, associazioni, e tutta la sinistra

di SILVIA BIGNAMI

L’ANPI convoca sabato a Bologna tutta la sinistra, dal Pd a Leu, le associazioni, i sindacati, con una manifestazione nazionale dal titolo “Contro i fascismi”. Sul tavolo, 300mila firme che saranno consegnate a Sergio Mattarella per chiedere lo scioglimento di tutte le associazioni neofasciste. Ma sullo sfondo resta la preoccupazione per la crisi istituzionale ed economica di queste ore, e per gli attacchi subiti dallo stesso Capo dello Stato. Ne parla, alla presentazione dell’iniziativa, il presidente di Libera Don Luigi Ciotti.

Don Ciotti, potrebbe ancora nascere un governo Lega e Movimento 5 Stelle. Lei si augura la nascita di questo esecutivo?
“Non è mio compito entrare nel merito di questo. Io dico: ben venga chiunque a patto che rispetti la nostra Costituzione, mettendo al centro i bisogni reali delle persone. Chi ha un ruolo politico deve capire dove sta la fatica, la fragilità, la povertà. Deve saper riconoscere il male e non voltarsi dall’altra parte, ma chiamarlo per nome. Ben venga chiunque riesca a mettere al centro la persona, e chiunque non dimentichi che l’inclusione è la via maestra del cambiamento”.

Teme che questa situazione di incertezza danneggi il Paese dal punto di vista economico e politico?
“Già oggi c’è una situazione di grande fragilità, e questo stallo contribuisce a renderla ancora più fragile. Sono passati tre mesi dal voto e a pagare sono sempre le fasce più deboli. In attesa di alcune riforme e alcune leggi. Le leggi non bastano, ma sono importanti per dare strumenti per affrontare una situazione che non è semplice e non è facile. Soprattutto serve un risveglio delle coscienze da parte di tutti”.

Salvini  ha detto che se fosse diventato ministro degli Interni si sarebbe occupato da subito di sicurezza, migranti e mafia. Lei che ne pensa?
“Dipende da come avrebbe affrontato i problemi. Mi fa piacere che qualcuno si occupi della mafia, visto che nessuno in campagna elettorale ne aveva parlato perché era scomodo. Il tema della sicurezza è trasversale, ma dipende da come traduci tutto questo”.

Il presidente Sergio Mattarella è stato duramente attaccato per non aver dato via libera domenica sera all’esecutivo M5S-Lega. Come giudica gli attacchi che ha ricevuto?
“Io difendo l’articolo 92 della Costituzione e la sentenza della Consulta che gli dà il diritto di persuasione. Il presidente è una persona seria, ha pagato sulla sua pelle un prezzo non indifferente nella sua vita ed è un uomo che ascolto molto. Ha compiuto un atto faticosissimo per il bene del Paese. Io spero si possa trovare un modo di superare tutto questo. C’è bisogno che
si diamo una mossa di più tutti. In fondo, a tradire la Costituzione non è stato Mattarella, siamo stati anche noi: c’è chi freme per i cambiamenti, e noi avremmo dovuto lottare di più per loro in questi anni. Il vero regime oggi è quello che nasce dall’anestesia della coscienza”.

La manifestazione dell’ANPI chiede lo scioglimento delle associazioni neofasciste. Il fascismo è ancora un pericolo in Italia?
“Ben venga la severa applicazione della legge Scelba e della legge Mancino, ma le leggi non bastano. Il risveglio del fascismo sorge dalla paura di molti e il rischio c’è. Queste associazioni  non sono solo folclore o nostalgia. Oggi la democrazia è pallida e malata. E tutti noi dobbiamo prestare più attenzione anche alle parole, perché
le parole sono azioni e responsabilità. Basta che pensiamo all’imbarbarimento del linguaggio, alla pratica dell’insulto. Credo che tutti abbiamo sofferto quando hanno detto a Mattarella “hanno ucciso il fratello sbagliato”. Ecco le parole sono azioni e dovrebbero essere sempre azioni di vita”.

Tiscali 30/05/18

COMMENTO

Sul problema della formazione del nuovo governo. Il mio pensiero coincide con quello espresso nell’ intervista da don Luigi Ciotti.

La mia stima va al Presidente della Repubblica, Sergio Mattarella, per la limpidezza con la quale ha gestito questa vergognosa vicenda, nel rispetto assoluto della nostra Costituzione.

Personalmente non ho mai nutrito alcuna simpatia verso Salvini e Di Maio e la gestione della crisi da parte loro ha rafforzato in me questa convinzione.

I sondaggi dopo le dimissioni di Conte affermano che il Movimento 5 Stelle è in forte riduzione di consensi; è la Lega che recupera i voti persi dai grillini.

Di Maio ha dimostrato la sua incapacità come ‘capo politico’ non avendo in testa alcuna strategia. Ha messo in campo una tale spregiudicatezza fino a cambiare opinione su qualsiasi argomento. Ogni sua idea diviene superata dopo poche ore.  Il leader leghista si è mangiato a grandi bocconi il “Giggetto” che oggi appare un pugile suonato chiuso nell’angolo del ring da Salvini. È la lotta del gatto con il topo. Il documento di programma ha una forte impronta leghista e poco spazio hanno le balle raccontate in campagna elettorale dai grillini (hanno più spazio quelle leghiste).

La differenza tra i due è che Salvini è un abile e furbo politico capace di pensare in termini strategici con una precisa prospettiva. Di Maio non ha alcuna strategia politica. Dichiara con forza un pensiero e poco dopo se lo rimangia. Non comprende il ruolo delle istituzioni e sputa sul Presidente della Repubblica. Supera se stesso e la soglia del ridicolo parlando di messa in stato di accusa del Capo dello Stato per alto tradimento. Come se nulla fosse, cambia poi idea dopo un paio di giorni.

Con questi due individui dovrebbe essere costruita la “Terza Repubblica”?

Poveri noi!!!

Rileggiamo attentamente l’ultima parte dell’intervista a don Ciotti, quella sul fascismo.

Attenzione che c’è sempre un filo che unisce crisi e fascismo: sarebbe utile ripassare un po’ di storia del ‘900, per non dimenticare.

Gianni ZANIRATO

 

 

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