UNA LETTERA CONTRO LE GUERRE DI JOAN BAEZ

  Joan Baez cantautrice di protesta americana è rinchiusa in carcere per aver partecipato ad una manifestazione contro la “sporca guerra” del  Vietnam. Ci rimarrà dal 20 dicembre 1967 al 21 gennaio 1968. Pur controllata dai carcerieri riuscirà a far uscire dalla prigione una bellissima lettera. Riporto solo la parte finale inviata ad un giornalista italiano, Furio Colombo.

“Questa, naturalmente, è una lettera uscita da qui senza permesso. Aggiungici, se qualcuno la legge, un pensiero d’amore per i ragazzi italiani che hanno il coraggio di opporsi a questa guerra immorale, per tutti coloro che anche da voi sentono, nella loro coscienza, che accettare anche solo con il silenzio una strage di uomini, donne e bambini, non è moralmente possibile. Chi fa questa scelta, un giorno sentirà di non poter rispettare se stesso”.

 

 

 Dopo la lettura  di questa lettera ho pensato subito alle guerre che insanguinano il mondo in questo momento dall’ Africa all’ Asia e mi sono chiesto se possiamo avere rispetto per noi stessi.

Facciamo il necessario in termini d’aiuto o ci chiudiamo a riccio per pensare ai nostri piccoli e grandi problemi della quotidianità?

Ecco un rapporto dell’ UNICEF rispetto i bambini nelle zone di guerra.

La situazione

Per i bambini, la guerra è una catastrofe particolarmente tragica, perché li obbliga ad abbandonare casa, distrugge le scuole e i centri sanitari, sconquassa l’ambiente che li protegge. Gli aguzzini prendono facilmente il sopravvento con atti brutali di sfruttamento, abusi sistematici e violenza. Anche anni dopo la fine di un conflitto, l’infanzia soffre di ferite psichiche, cattivo sostentamento e mancanza di prospettive. Il pericolo delle mine antiuomo e delle munizioni inesplose rimane sempre in agguato.

  • Bambini soldato: reclutati a forza o adescati con vane promesse, nel mondo decine di migliaia di bambini vengono sfruttati come soldati e costretti a uccidere. Molti perdono ogni contatto con la famiglia per anni. Traumatizzati, quando tornano finalmente alla vita civile, fanno grande fatica a reintegrarsi, spesso non trovano più nessun parente, vengono respinti dalla comunità che li considera assassini e, disperati e impauriti, in molti casi tornano nei gruppi armati oppure finiscono sulla strada.
  • Violenza sessuale: nei conflitti armati, vengono violentate sistematicamente o contagiate intenzionalmente con l’HIV anche bambine ancora piccole, spesso sotto gli occhi dei loro cari. Chi conduce le guerre riesce così a demoralizzare o distruggere intere famiglie e comunità. Di continuo, donne e ragazze vengono rapite, sottoposte ad abusi e schiavizzate per molto tempo. Molte di loro non tornano mai più a casa.
  • Bambini non accompagnati e orfani: nelle guerre, numerosi bambini vengono separati dai loro genitori oppure restano orfani. Senza la protezione degli adulti, sono facili vittime di violenze e abusi. Molti orfani, soprattutto bambine, devono assumersi la responsabilità dei loro fratelli e così rinunciare ad andare a scuola.
  • Mine e munizioni a grappolo: milioni di mine antiuomo e di bombe a grappolo inesplose costituiscono una minaccia quotidiana per l’infanzia. Anche lo sviluppo di un paese viene pregiudicato a causa di questa pericolosa eredità delle guerre.
  • Scuole chiuse: a causa dei continui scontri le scuole chiudono per mesi, mancano gli insegnanti e i genitori tengono i figli a casa perché temono per la loro incolumità. Nei periodi di guerra, gli edifici scolastici sono inoltre sovente utilizzati come alloggi per le truppe o per i profughi interni. Conclusa la pace, può volerci ancora moltissimo tempo prima che il sistema scolastico torni alla normalità.

 

Non possiamo chiudere gli occhi ed il cuore.

di Gianni ZANIRATO

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