CACCIARI E LA GRANDE CRISI

Prima o poi speriamo di potere contare tra i docenti della nostra Scuola di Formazione Politica il filosofo Massimo Cacciari.

So che è difficile ma, d’altra parte, quest’anno abbiamo avuto Soave, Oliva, Barbero (e non immaginate che docenti avremo l’anno prossimo). In passato ci sono stati Caselli, don Ciotti, Zagrebelsky, Guariniello, Giorgis, Chiamparino, Bodrato, Quirico e, tra i filosofi, Vattimo: perché disperare quindi?

Cacciari ha una profondità e ampiezza di analisi unite a una chiarezza perfino ruvida nell’esporla.

Per questo vi invito a leggere sull’ESPRESSO di questa settimana l’articolo che ha scritto dal titolo: LA GRANDE CRISI.

Ne anticipo solo due brani.

 

Come è stato possibile giungere a una crisi istituzionale di queste proporzioni? C’è stato certo chi sul fuoco ha soffiato fino a far divampare l’incendio, ma c’è stato anche chi l’ha, magari per ignoranza o incoscienza, appiccato. E chi non è intervenuto in tempo per spegnerlo.

Spiegare questa crisi con Salvini e Di Maio è peggio che ridicolmente semplice, ci impedisce di vederne la natura strutturale…

…Si tratta dell’affermarsi di una forma mentis infantilmente regressiva, drammatico sintomo di una crescente e generale impotenza della politica a comprendere e governare i processi economici, sociali e culturali del nostro mondo fattosi davvero finalmente e compiutamente Globo.

Regressiva è l’idea di “ciascuno padrone a casa propria”. Peccato che neppure Trump sia padrone a casa sua: la Cina detiene metà del debito USA. E non lo è la Cina, dipendente dagli Stati Uniti che comprano i suoi prodotti. L’idea di una astratta autonomia, di sovranità astrattamente “libere” è propria dei bambini, di coloro che per crescere debbono in qualche modo fingerla proprio nel momento in cui massimamente dipendono dagli altri.

Conseguente e complementare ad essa è sempre la rivendicazione della propria innocenza. Le cose non vanno perché altri ci sfruttano, ci dominano, fanno i padroni in casa nostra. Reo è sempre l’altro. “Non sono stato io” ad ammassare negli anni questo debito pubblico o a non riuscire a ridurlo. “Io non c’ero” quando ogni disegno di riforma falliva. E l’insicurezza che avvertiamo, reale e profonda, non deriva dal fallimento di ogni politica industriale, occupazionale, etc. no, deriva dallo “straniero che ci invade”. Colpevoli tutti fuorchè io: questa la regola che si impone in quel che fu il linguaggio politico. E chi semina vento raccoglie tempesta – vero Renzi?

…Ma l’aspetto più regressivo che si va imponendo nella scena politica nostrana (e non solo, purtroppo) riguarda la stessa idea di democrazia. Ridotta a idolatrico culto della maggioranza. “Contata” la maggioranza tutto è fatto. I bambini non sanno che le democrazie sono tanto più forti quanto più le maggioranze politiche sono bilanciate da funzioni e poteri autonomi e forti.

La redazione

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