LA GUERRA DEI CONTADINI DEL 1525 IN GERMANIA L’ultima lezione del corso “Rivoluzioni” della sfp 2017/2018

La vita del contadino in Germania era miserabile. La massima parte del suo tempo la doveva impiegare a lavorare sui beni del suo signore, su quello che guadagnava nelle poche ore libere dovevano essere pagate decime, interessi, censo, dogana, tassa per l’esenzione (imposta militare), imposta regionale, imposta imperiale. Non poteva sposarsi né morire senza pagare un’imposta al padrone. Oltre alle prestazioni feudali ordinarie doveva rendere al suo padrone altri servizi: raccogliere la paglia, le fragole, i mirtilli, le lumache, scovare la selvaggina per la caccia, spaccare la legna ecc. Il diritto di pesca e di caccia apparteneva al signore. E, allo stesso modo che della proprietà, il signore disponeva a suo arbitrio della sua persona e i tribunali punivano il reato del contadino cento volte di più che quello di chi apparteneva alle classi superiori: con il taglio delle orecchie, del naso, delle dita, l’enucleazione degli occhi, la decapitazione, il supplizio della ruota, del fuoco, delle tenaglie roventi, dello squartamento, ecc.,

La condizione di oppressione era peggiorata nel 1400.

L’aumento impetuoso della popolazione dopo la brusca riduzione dovuta alla peste nera, la crescita dei traffici con lo spostamento di capitali (dal Mediterraneo all’Atlantico e da Venezia a Bruges e poi ad Anversa), l’urbanesimo che ne derivò causarono una inflazione che aumentò a dismisura con l’arrivo dell’oro dalle imprese portoghesi in Africa e poi in India (e più avanti dall’America del Sud). Le pretese delle classi dominanti attratte dai nuovi guadagni (per l’industria del lusso, per le grandi imprese commerciali, per la concorrenza del grano proveniente dai Paesi Baltici, dove i contadini vivevano letteralmente in schiavitù, ecc.) aumentarono a dismisura. Pretesero più giornate di corvèe, furono recintate le terre comuni, aumentate tasse e decime, ecc.

A tutto questo i contadini iniziarono ad opporsi.

Nel 1476 Giannetto del piffero si liberò del suo strumento musicale e prese a predicare l’uguaglianza secondo i dettami del Vangelo. I suoi sermoni raccolsero fino a 40.000 persone che invitò a marciare su Niklashausen con un cero in una mano (per devozione alla Vergine) e nell’altra un’arma vera o improvvisata. Fu arrestato il giorno prima della rivolta. Ma la ribellione non si fermò e si organizzò nel Bundschu (la Lega della Scarpa, quella del contadino), il cui più ostinato rappresentante fu un ex lanzichenecco, Joss Fritz che negli anni a cavallo del 1500 non smise mai di organizzare i contadini e spingerli a ribellarsi alle loro condizioni.

Ma le condizioni della rivolta maturarono quando si ruppe il sistema di potere che gravava sui contadini: i principi, i vescovi, la piccola nobiltà (i cavalieri).

Un primo elemento di contraddizione fu lo sviluppo delle città che, seguendo l’esempio di Bruges e Anversa, divennero centri manifatturieri e di commercio e dove le relazioni sociali erano diverse: a fianco ai nobili, c’erano i ricchi, gli artigiani, una schiera crescente di operai. Questi non erano solo i dipendenti delle botteghe ma anche minatori: il commercio e l’industria avevano fame di metalli come per esempio il rame, fondamentale per realizzare i cannoni in bronzo. Ai cambiamenti del modo di fare la guerra è legata la nascita di nuove figure che saranno determinanti per la rivolta contadina: i fanti, lanzichenecchi, reclutati tra l’enorme massa dei senza lavoro delle città o espulsi dalle campagne.

Con il crescere delle città, giunse una nuova cultura più funzionale alla nuova struttura sociale che non aveva più bisogno dei quadri culturali espressi dalla Chiesa: servivano adesso ragionieri, notai, avvocati, esperti di navigazione, artisti, uomini di ingegno. Questo movimento che distingueva la sfera del divino dallo sviluppo umano aveva preso nel 1400 il nome di Umanesimo. La riscoperta degli autori classici, greci e latini, e la fame di cultura determinarono uno sviluppo impetuoso dell’industria editoriale che spinse alla rivoluzione di Gutenberg: nel giro di cento anni il numero dei libri passò da poche migliaia a milioni.

Questo grande movimento culturale, le grandi scoperte (la stampa, la polvere da sparo, la bussola), la prevalenza della fanteria sulla cavalleria in battaglia: tutto questo avviò grandi trasformazioni che presero il nome di Rinascimento.

Nacquero così nell’Europa del Nord i più grandi umanisti: Erasmo da Rotterdam, che con L’elogio della pazzia, mise alla berlina ricchi e potenti, preti e saccenti; e Tommaso Moro, che con L’Utopia, prefigurò un mondo più giusto.

Nel frattempo la Chiesa, per lasciarsi alle spalle l’esperienza Avignonese, puntò a fare di Roma una grande capitale. Era una impresa titanica: Roma nel 1450 contava appena 35.000 abitanti, per lo più bovari e mercanti. I papi avevano bisogno di farsi largo con le armi (basti ricordare le imprese di Cesare Borgia, figlio del Papa, e di Giulio II che si fece ritrarre in armatura). Avevano soprattutto bisogno di denaro. Fecero accordi con le famiglie più ricche (Leone X era della famiglia dei Medici) e fecero commercio di tutto: dai ricchi principati vescovili in Germania alle più piccole parrocchie, dalle reliquie alle indulgenze.

Fu il traffico di queste ultime a scatenare una rottura epocale. Martin Lutero affisse sulla Chiesa di Wittenberg le sue 95 tesi ed enunciò la cosiddetta “giustificazione per fede”: l’uomo è reso giusto dal sacrificio di Cristo e non dalle opere. Questa teoria mandava in frantumi tutto il sistema di potere ed economico della Chiesa: dalla confessione ai pellegrinaggi, dalle reliquie alle indulgenze. Di più: diventavano inutili gli stessi preti perché l’uomo poteva attingere direttamente la verità dalla lettura della Bibbia che Lutero tradusse dal latino (lingua di proprietà dei dotti) in volgare. Questo diede un impulso formidabile all’alfabetizzazione. Le idee di Lutero (che non erano molto diverse di quelle espresse nel secolo precedente da Hus e Wycliff, repressi prontamente) ebbero un grande successo perché, grazie alla stampa, furono conosciute in appena dodici giorni in tutta Europa.

Ma ciò che diede forza a Lutero fu soprattutto il cambiamento dei rapporti di forza.

I cavalieri, puntarono a conquistare le terre vescovili in nome della restituzione del potere di nomina all’imperatore invece che al Papa. A guidare la rivolta dei cavalieri furono Sickingen e Hutten (seguace di Lutero e ammiratore di Erasmo). La Lega di Landau che avevano costruito si sfaldò subito e fu sconfitta dai principi e dai vescovi.

Ormai però il blocco di potere era spezzato.

I contadini, che non avevano mai smesso di ribellarsi, avevano imparato a servirsi della stampa. I discorsi dei preti più umili che erano dalla loro parte venivano stampati in flugschrift, fogli che, ripiegati potevano essere nascosti facilmente e circolare in tutta la Germania. Più importanti furono i flugblatt (volantini) su cui era rappresentato un contadino (chiamato “il povero Hans) che subiva ogni sorta di soprusi: sotto il disegno c’era una breve frase che veniva letta insieme e ricordata facilmente.  Le rivolte erano per lo più isolate e quindi represse con facilità. Finché nel 1524 a Stulingen i contadini in rivolta non mandarono emissari nei borghi vicini e costituirono a Waldshut una Fratellanza Evangelica. Ancora più importante: a Memmingen fu stilata una piattaforma politica che unificava il movimento: i famosi DODICI PUNTI, che miravano ad eliminare le più vistose ingiustizie.

Grazie all’organizzazione e alla piattaforma politica furono organizzati potenti eserciti: la banda del Lago, quella del Basso Hallgau, dell’Alto Hallgau, di Baltringen, quella del Danubio, la banda Chiara Cristiana, quella Nera di Floriano Geyer. In totale c’erano in armi 40.000 contadini e 300.000 insorti.  Ai vantaggi militari dei contadini contribuirono tre circostanze.

  • Tra di loro c’erano numerosi ex lanzichenecchi con esperienza di armi e battaglie
  • Potevano contare per la prima volta su comandanti esperti come Geissmeier (che fu l’ultimo a combattere portando la rivolta in Austria e nel Tirolo) o che provenivano dalla rivolta dei cavalieri (come Floriano Geyer), o che si improvvisarono tali con successo come Hans Muller, Rohrbach, ecc.
  • L’imperatore, Carlo V, era impegnato in Italia nella sua ennesima guerra col Re di Francia.

Si incaricò di soffocare la rivolta la Lega dei Principi. Il loro comandant  Truchsess von Waldburg fu un maestro nel non accettare lo scontro quando era in inferiorità numerica, nel mancato rispetto delle tregue sottoscritte, nella ferocia repressiva. I capi militari dei contadini erano troppo pochi. Tommaso Muntzer il più lucido capo rivoluzionario (a lui si devono le parole scritte sulle banconote della Germania Orientale fino al 1989: a ciascuno secondo il suo bisogno, da ciascuno secondo le sue possibilità) non aveva nessuna esperienza militare. Lo scontro finale al Monte della Battaglia presso Frankenhausen il 15 maggio 1525 vide contrapposte 8.000 pecore inermi (donne, vecchi, bambini, pochi uomini armati e pochissimi cannoni) contro 8.000 lupi famelici (i lanzichenecchi di Waldburg con un numero dieci volte maggiore di cannoni). Coloro che non furono uccisi, furono giustiziati. I numeri della repressione furono impressionanti: circa 200.000 uccisi, centinaia di villaggi bruciati, decine di città devastate, non si contarono gli accecamenti, le lingue mozzate ecc.

Tanta era la paura che l’ondata rivoluzionaria aveva suscitato nel cuore dell’Europa.

Tutto l’apparato di potere si unì contro il pericolo contadino: l’Imperatore, i principi, i vescovi, Lutero, le città più ricche. Nell’Alsazia la repressione fu fatta dai francesi (nemici dell’imperatore) e da mercenari spagnoli, piemontesi lombardi, greci e albanesi. Gesmeier fu ucciso a tradimento mentre era “ospite” delle autorità veneziane.

La guerra dei contadini fu la prima rivoluzione sociale e nazionale della storia.

di Angelino RIGGIO

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