Otto cose che potresti voler sapere prima di parlare del caso Aquarius

 Nelle poche righe che seguono non troverete traccia dei 629 migranti, 123 minorenni, sette donne incinte e undici bambini. Non leggerete il rendiconto delle loro emozioni e paure, o delle nostre. Né il racconto del loro viaggio dall’Africa e del loro sballottolamento in mezzo al Mar Mediterraneo, tra Malta, l’Italia e la Spagna. Neppure, infine, l’analisi dei vincitori (Salvini?) e degli sconfitti (i 5 Stelle?) o frasi tipo che «la politica estera di un Paese non si fa sulla paura di qualche centinaio di scappati di casa».

Nelle poche righe che seguono, troverete solo numeri e fatti.

1) Non c’è un’emergenza sbarchi. 
Tutt’altro. Da inizio anno al 12 giugno sono sbarcati in Italia poco più di 14 mila migranti. Sono l’84% in meno rispetto al 2017 (quando furono 64 mila) e l’81% in meno rispetto al 2016 (52 mila).

2) Malta fa la sua parte, con le dovute proporzioni 
Nel 2017 l’Italia ha accolto 120 mila richiedenti asilo: in media, 2 ogni mille abitanti. Malta ne ha accolti poco più di 1.600: in media, 4 ogni mille abitanti. In proporzione, ne ha accolti il doppio.

3) Malta è piccolissima.
È un’isola di 316 chilometri quadrati. Praticamente, un quarto di Roma. Giusto per avere un po’ le dimensioni. In un pomeriggio, Salvini ha chiesto a Malta di accogliere un terzo degli sbarchi che gestisce durante tutto l’anno.

4) L’Ungheria di Orban non ci aiuta 
Il punto sta tutto nella Convenzione di Dublino, che obbliga i migranti a fare richiesta di asilo nel primo Paese europeo in cui arrivano (o sbarcano). La convenzione ha costretto l’Italia e in misura minore la Grecia a gestire tutta l’immigrazione via mare. L’Italia ha provato a ricontrattare i termini, quasi sempre beccandosi i no dagli altri Stati Europei. Nel 2015, ha ottenuto il piano di «relocation»: una redistribuzione tra i vari Paesi europei dei migranti arrivati in Italia e Grecia. Peccato che poi la maggior parte degli Stati abbia disatteso gli accordi. L’Ungheria del discusso Orbàn, per esempio, non ha accolto neppure un migrante in arrivo dall’Italia. Lo stesso vale per la Polonia, per la Slovacchia e la Repubblica Ceca.

5) I Paesi che hanno accolto le nostre richieste sono quelli che oggi sembrano «nemici»
Sapete chi sono stati i Paesi che non hanno ignorato le richieste d’aiuto dell’Italia? La Germania di Angela Merkel, e… Malta. Il Paese è stato l’unico a raggiungere la quota di ricollocamenti che le era stata assegnata da Bruxelles due anni fa.

6) Non è possibile chiudere i porti
Violerebbe la convenzione di Amburgo del 1979 e altre norme sul soccorso marittimo, che obbligano il soccorso in mare e il trasferimento in un luogo sicuro delle persone soccorse. Il luogo sicuro è un posto vicino (quindi non il porto di New York) e che garantisca i diritti umani (quindi non un porto libico). Nel caso dell’Aquarius, il Centro nazionale di coordinamento del soccorso marittimo della Guardia Costiera di Roma, una volta ricevuta la segnalazione di emergenza in acque internazionali, ha assunto il coordinamento del soccorso e, come da protocollo, ha individuato l’«approdo sicuro» nel porto di Messina. Di fatto, Matteo Salvini ha contraddetto il Centro della Guardia Costiera, istituzione dello Stato italiano alle dipendenze del Ministro delle Infrastrutture Danilo Toninelli.

7) L’ex ministro Minniti non ha mai bloccato una nave in mare aperto
In molti stanno replicando alle accuse nei confronti di Salvini affermando che il suo predecessore Marco Minniti fece la stessa cosa nell’estate del 2017. In realtà, l’allora ministro dell’Interno si limitò a discutere, in un modo rimasto peraltro vago, la misura estrema di chiudere i porti, al culmine di un esodo dalla Libia che riversò sulle nostre coste circa 12 mila migranti in pochi giorni.

8) Tutte le Ong (tranne una) non sono mai state indagate  
Al momento, nonostante i report e le indagini anche giornalistiche degli ultimi anni, l’unica Ong sotto inchiesta per favoreggiamento all’immigrazione clandestina è la (piccola) tedesca Jugend Rettet. Secondo i pm di Trapani, che conducono l’inchiesta aperta l’estate scorsa, in tre episodi l’equipaggio di Jugend Rettet avrebbe imbarcato dei migranti mettendosi d’accordo con dei trafficanti al largo della costa libica. Non un’operazione di soccorso in emergenza, quindi, ma il frutto di un accordo prestabilito. Le organizzazioni più grandi e attive come Medici Senza Frontiere, Save the Children e MOAS non sono mai state indagate.

COMMENTO

Questi dati sono poco conosciuti e si parla del grave problema dell’accoglienza in modo approssimativo facendoci prendere dalla paura e concedendo la fiducia a chi sa gridare più forte.

Quanti migranti abitano nei Paesi Ue?

 Calcolare il numero esatto è difficile in quanto oltre ai richiedenti asilo, ci sono anche migranti regolari, irregolari e coloro che sono in attesa che la loro domanda d’asilo venga valutata. In base ai dati raccolti dall’Unhcr, alla fine del 2016, l’Europa ospitava più di 5 milioni di rifugiati. Il Paese che ne accoglieva di più in proporzione alla popolazione era la Svezia con i suoi 230.164 migranti: in media 23,4 ogni 1000 abitanti. Al secondo posto Malta che ha aperto le porte a quasi 8mila persone: una media di 18,3 ogni 1000 abitanti, seguita dalla Norvegia dove hanno trovato accoglienza 59.522 rifugiati (11,4 ogni 1000 abitanti). A seguire si trova la Germania con i suoi 669.482 migranti, la Francia che ospita 304.546 rifugiati. Nelle ultime posizioni la Grecia e la Gran Bretagna. Il nostro Paese, invece, a fine 2016, aveva concesso protezione internazionale a 147.370 persone: 2,4 ogni 1000 italiani.

 

L’11 giugno il ministro dell’Interno Matteo Salvini ha dichiarato, durante una conferenza stampa: “Stiamo lavorando sulla cifra 35 euro: voglio che rientri nella media europea, perché tutti i Paesi europei spendono di meno, e anche noi vogliamo spendere di meno”.

La verità? L’ Italia, con 35 euro al giorno, non è il Paese che spende di più. Anzi.

Diversi Paesi sopportano un costo giornaliero maggiore per i richiedenti asilo, in particolare dell’Europa occidentale: e dunque con un costo della vita più simile al nostro, questione che ha effetti su quanto debba spendere lo Stato per il personale, oltre che per vitto e alloggio dei richiedenti asilo.

In particolare, spendono di più il Belgio (51,14€, incluso il costo del personale), la Finlandia (49 € per gli adulti nei centri di accoglienza, di più per i minori), l’Olanda (23mila € all’anno, cioè 63 euro al giorno), la Svezia (40 € circa per i migranti nei centri di accoglienza) e la Slovacchia (circa 40 € al giorno).

La Germania  35 euro al giorno, come l’Italia.

  Insomma, non dobbiamo farci prendere in giro da individui che per qualche voto in più raccontano ogni sorta di balle che noi accettiamo supinamente perché abbiamo paura.

 Salvini ci dice che “è finita la pacchia”. Io ho l’impressione che la pacchia per i migranti non ci sia mai stata, salvo che la pacchia siano i 3 euro che molti immigrati guadagnano lavorando 13 ore al giorno.

 

di Gianni ZANIRATO

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