SALVINI MINACCIA SAVIANO DI TOGLIERGLI LA SCORTA

Il compito di un ministro dell’interno è quello di proteggere tutti i cittadini nel rispetto della Costituzione.

Anche la criminalità organizzata offre protezione ma solo a chi si adegua a pagargli un pizzo: un compenso in denaro, favori nella Pubblica Amministrazione, concessione del credito da parte delle banche, ecc.

Con che cosa può pagare il pizzo un intellettuale come Saviano? Adeguando il suo pensiero al soggetto che lo minaccia usando il suo potere. Saviano non si è adeguato e ha osato criticare Salvini sui migranti. Il leghista, a questo punto, ha minacciato di levargli la scorta di fatto consegnandolo alla criminalità organizzata che vuole ucciderlo.

È inutile ricordare a Salvini che il potere del ministro dell’interno non è suo personale e non può usarlo in modo discrezionale.

La vicenda ricorda troppo da vicino quella di Giacomo Matteotti, il giornalista deputato ucciso dalle squadracce fasciste.

Molti si sono chiesti se la propaganda di Salvini fosse solo un’astuta scelta di parlare alla pancia degli italiani, una linea di conquista del consenso che finora ha pagato. Forse è anche quello.

Ma la questione è che Salvini sembra avere una concezione fascista del potere.

Non come i nostalgici di Mussolini, anche se quelli sono da lui bene accetti. In modo moderno: usando i nuovi mezzi mediatici con abilità e con una intelligente cautela, tranne quando un Saviano gli fa saltare i nervi.

Come i fascisti di Mussolini rappresenta quella piccola borghesia frustrata e impoverita dalla guerra e dalla crisi economica: una piccola borghesia forte con i deboli e debole con i forti. Che, per ignoranza o per scelta, non combatté la monarchia, gli agrari, la Confindustria ma al contrario con queste forze si alleò a scapito dei più deboli: i lavoratori, gli avversari politici, le minoranze etniche e religiose. Sappiamo come è finita questa politica muscolare di chi alza la voce e teneva i pugni sui fianchi: la limitazione della libertà di parola, la vergognosa impresa d’Africa, le leggi razziali, l’alleanza con Hitler, la seconda guerra mondiale con enormi lutti e distruzioni.

Salvini alla fine è un borghese piccolo piccolo che è forte con i deboli e debole con i forti.

Facciamo alcuni esempi.

  • I migranti: negli ultimi 4 anni ne sono arrivati 505.000. Negli stessi anni 485.000 giovani (per metà laureati, che abbiamo formato in Italia) sono emigrati: perché? Perché non trovavano lavoro, perché il lavoro era insicuro e sottopagato a causa del prevalere crescente del capitalismo di relazione (vedi l’articolo precedente). Salvini colpisce forse i rappresentanti di questo capitalismo? A guardare la vicenda Lanzalone-Parnasi, no. Più facile perseguitare i migranti e chiudere gli occhi se muoiono in mare o nei lager dei trafficanti.
  • Le tasse: una delle cause peggiori del disastro economico dell’Italia (quello che spinge i nostri giovani a emigrare) è l’evasione e l’elusione fiscale. Che cosa fa Salvini? Aumenta le tasse ai ricchi? No: li premia con la flat tax e agli evasori promette un generoso condono che farà rimettere allo Stato miliardi di euro (che saranno sottratti ai servizi: scuola, sanità, ecc.) e soprattutto lancerà un messaggio negativo: i furbi vengono premiati mentre lavoratori e pensionati devono pagare fino all’ultimo centesimo.
  • Criminalità: Sacko Sumayla è stato ucciso per il suo impegno sindacale a favore degli immigrati sfruttati in modo inumano dai caporali, spesso legati alla malavita locale. Non una parola per lui, anzi un piano per abbattere le baraccopoli e rinchiudere i migranti. Questo in una regione dove la ‘ndrangheta, una delle mafie più potenti al mondo, fattura 45 miliardi all’anno e impedisce lo sviluppo di quella Regione. Cosa fa Salvini, la combatte? No: sono troppo potenti.

Più facile (e forse anche più utile per lui) consegnargli la vita di Saviano.

di Angelino RIGGIO

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