UNA SINISTRA DA RIFONDARE

Con i ballottaggi di domenica si è conclusa la lunga stagione elettorale iniziata il 4 marzo. I risultati per la sinistra sono stati ogni volta peggiori fino a un impietoso sondaggio che dà il PD al 4%. Ormai nemmeno l’eterno vincente Matteo Renzi può negare la sconfitta. Vincente si fa per dire perché al suo attivo può contare solo sulla vittoria alle Europee (risultato “drogato” dagli 80 euro): per il resto le ha perse tutte. Gli resta la miseria soddisfazione di qualche riuscito sgambetto in casa propria (a Letta, Civati, Fassina, Bersani, ecc.) e di tenere in ostaggio il PD del pallido Martina grazie alla vittoria alle primarie e alle candidature truccate alle politiche in cui ha fatto eleggere quasi solo i suoi fedeli.

Ma il superamento dell’attuale risultato disastroso non può risolversi con la semplice estromissione di Renzi (doverosa, anche se difficile per quello che ho detto). L’eterno vincitore è stato solo il triste punto di arrivo di una involuzione progressiva della sinistra. Cambiare non è una questione di ceto politico: non basta far prevalere una corrente su un’altra né sostituire le prime linee con le scalpitanti seconde linee in cerca di un posto al sole.

Altrettanto illusorio è pensare a una rivincita nel breve periodo approfittando degli errori del governo giallo-verde: “lasciamo che si schiantino” ha suggerito il geniale stratega che ha guidato tutte le sconfitte.

Né può essere sufficiente una unità posticcia e costruita su basi difensive (il fronte unito repubblicano suggerito da Calenda).

Certo l’unità è fondamentale (Renzi è stato un campione nel dividere e LeU non ha fatto di meglio). Ma la divisione fondamentale da colmare a sinistra è quella con la gente in generale, con il suo popolo in particolare e con le classi sociali che deve rappresentare in primo luogo.

Sono tre questioni diverse.

  • Chiariamoci: io non intendo assolvere la gente. L’espressione “ogni popolo ha il governo che si merita” non è mai stata tanto attuale. Certo ci sono stati fenomeni diseducativi importanti come la televisione generalista, un uso acritico di internet, un innalzamento dell’età media che porta a sminuire la proiezione del futuro, la ricerca del qui e ora, la pretesa di diritti cercando di sfuggire ai doveri, ecc. Tutto vero. Ma la domanda è: che cosa ha fatto la sinistra per contrastare questi fenomeni e per costruire coscienza critica?
  • Il popolo della sinistra e ancor più del centro-sinistra è molto ampio. È il popolo dell’allargamento dei diritti, del volontariato, della cultura, della scienza e della ricerca, della tutela dell’ambiente, della difesa della Costituzione, della difesa dello stato sociale (scuola, pensioni, sanità). La seconda domanda è: la sinistra è stata in questi anni sulla stessa lunghezza d’onda di questo popolo generoso?
  • La classe di riferimento della sinistra dovrebbe essere la classe operaia in senso stretto e, in senso più ampio, i poveri, i deboli, gli umili. La terza domanda è: come mai la sinistra (come è successo a Torino con l’incolpevole Fassino) ha vinto nei – pochi – quartieri più ricchi e perso nelle periferie?

 Queste tre domande si sintetizzano in una sola drammatica domanda: come è possibile che, pur di cambiare, gli elettori hanno preferito consegnare il Paese a una banda di incapaci (i cinquestelle) e a un fascioleghista?

Non ignoro che esiste una crisi della sinistra a livello europeo (e mondiale) per l’incapacità di comprendere e affrontare la globalizzazione. Questo però non assolve nessuno anzi deve spingere a uno sforzo di riflessione e di analisi su ciò che si è sbagliato e ciò che si deve proporre. Senza una nuova capacità di proposta è impossibile costruire un’unità che non sia di facciata. Senza una unità vera (e non un patchwork raffazzonato) è impossibile tornare a vincere e soprattutto ridare speranza e futuro all’Italia.

Non serve cercare una figura carismatica, un nuovo capo, lo slogan vincente. Non serve la brevità, la sintesi senza l’analisi, la terapia senza lo studio, le scorciatoie per scansare una inevitabile traversata nel deserto.

Parliamone su piazzadivittorio.it.

di Angelino RIGGIO

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