DA DOVE ARRIVERANNO I NUOVI MIGRANTI

Sembra che il problema dei migranti stia tutto negli sbarchi dei disperati che attraversano il Mediterraneo.

Questo è un racconto parziale e strumentale.

Molti politici europei raccolgono consenso elettorale facendo la guerra ai migranti come nei Paesi parafascisti del blocco di Visegrad (Ungheria, Polonia, Slovacchia e Repubblica Ceca) o come fanno i governi di destra di Austria e Italia. Ma anche in altri Paesi (come Francia, Germania, Olanda, Gran Bretagna, ecc.) si rastrellano voti e consenso chiudendo le frontiere.

È un calcolo miope perché porterà alla dissoluzione dell’Europa con grande piacere di Trump e della Russia che potranno mangiarsi i Paesi della UE un boccone dopo l’altro.

È anche una operazione disonesta perché questi politici danno colpa ai migranti per la mancanza di lavoro, di case, di servizi, ecc. Tutto ciò ha invece una causa ben precisa: la crescente disuguaglianza sociale, quella per cui il numero dei poveri è in continuo aumento (ormai è povero un quarto della popolazione), mentre i ricchi diventano sempre più ricchi. E in questo fenomeno dell’allargamento della forbice sociale i migranti non c’entrano.

Ma combattere i ricchi richiede coraggio, sparare sui migranti non costa niente. Ed è la strada che hanno scelto alcuni politici che ripetono alla noia tutti i giorni la stessa tiritera come fossero dei quaquaraqua. Come le anatre parlano, fanno qua qua qua, insultano gli altri ma, alla fine del loro starnazzare, non sarà cambiata la situazione che ha portato negli ultimi anni 485.000 giovani italiani (per metà laureati) ad andarsene. Per i motivi che tutti sappiamo: manca il lavoro, e se c’è è dequalificato, precario e sottopagato. Non per la concorrenza dei migranti!

Tuttavia esiste un problema migranti. Ma esso, più che gli sbarchi, riguarda il prima e il dopo.

Il dopo è l’accoglienza/integrazione che lo Stato non può né appaltare “chiavi in mano” alle cooperative nè disinteressarsi del problema lasciando che l’accoglienza vera la faccia la criminalità. Dopo gli sbarchi, laccoglienza/integrazione è un problema della massima importanza: spesso è proprio dalla cattiva gestione di questa fase che nascono i disagi tra la popolazione soprattutto delle periferie, le guerre tra poveri, ecc.

Ma, in questo momento, mi interessa di più parlare del prima degli sbarchi. Nessuno lascia la propria terra a cuor leggero, incurante dei rischi e delle difficoltà.

Chi parte, sapendo che rischia la tortura e perfino la vita, perché lo fa?

La Siria è un motivo sotto gli occhi di tutti (per inciso la Giordania, grande più o meno come la Lombardia, ospita quattro milioni di migranti). Guerra, persecuzione politica o religiosa, siccità, carestia, land grabbing, sono le cause più comuni delle migrazioni.

In questi giorni si sta verificando quello che si può definire un caso di scuola: è il caso del Mozambico da cui, nei prossimi mesi ed anni è molto probabile che giungeranno migliaia di migranti.

Nel nord del Mozambico sette anni fa è stato scoperto un giacimento di gas naturale liquido da 2400 miliardi di metri cubi: un tesoro da 30 miliardi di dollari, una partita che vede tra i protagonisti anche l’ENI che ha comprato i diritti di estrazione per 3,4 milioni di tonnellate l’anno: una quantità che sarebbe sufficiente a rifornire per 20 anni il fabbisogno energetico di Italia, Francia, Germania e Gran Bretagna. I contratti dell’ENI sono però poca cosa rispetto a quelli dei giganti energetici degli Stati Uniti. Tutto questo della serie: aiutiamoli a casa loro!

Ma la rapina delle ricchezze di questi Paesi, che continua ininterrotta ad opera del Colonialismo, sarebbe il meno. Queste ricchissime multinazionali approdano in Paesi estremamente poveri (in Mozambico oltre metà della popolazione è in povertà assoluta) e generano dinamiche sociali devastanti. La prima è quella di avere piccoli eserciti di contractors (mercenari) da usare contro la criminalità comune (e qualche volta per ostacolare la concorrenza). Se poi i mercenari non bastano, si sfruttano e si accentuano le inimicizie tribali, politiche e religiose per contare su milizie locali.

Abbiamo già visto questo film in Libia.

È un gioco pericoloso in cui si innesta anche la violenza jihadista di Boko Haram e Al Shabbab, che in Mozambico non si erano mai visti e che invece di recente si sono resi responsabili di 20 attacchi a posti di polizia, incendi, stupri, decapitazioni, rapimenti di bambini.

Impoverimento (per sottrazione delle ricchezze), instabilità politica, intolleranza religiosa, terrorismo: ecco la miscela che spingerà molti Mozambicani a fuggire verso il Mediterraneo. È la stessa miscela che c’è all’origine di molte migrazioni, una miscela di cui i Paesi che non vogliono accogliere i migranti sono largamente responsabili.

di Angelino RIGGIO

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