BASTA SOLDI AI PRESIDENTI-DITTATORI SE VOGLIAMO AIUTARE L’AFRICA DOBBIAMO FINANZIARE LE RIVOLUZIONI

Sembra un ragionamento euclideo: aiutiamo questi sventurati nei loro Paesi, tonificandone le economie asfittiche e tutto filerà ad olio.

Ci sono dettagli a proposito che ci rendono sospettosi come un topo frugato: perché lo sviluppo dell’Africa lo si finanzia, con grancasse e trombette, dagli anni ’60 ovvero dalla data delle finte indipendenze (dal colonialismo). Con milioni di dollari.

L’unica cosa che si è sviluppata è l’ammontare dei conti in banca di presidenti dittatori rais soperchiatori in uniforme e boubou e delle camarille etniche, tribali e parentali che hanno gestito questi Stati in modo refrattario a ogni equazione di etica e diritto.

Eccoli i produttori di migranti! Per carità!

Non è un problema lombrosiano di cleptomania o di difetto di cultura costituzionale dei “selvaggi”. È la conseguenza di un rapporto assai losco tra noi occidentali e i nostri fedeli “alleati” di laggiù. Tali operazioni hanno un nome penalistico: complicità in truffa ed estorsione.

  • Diamo i soldi per alleviare la fatica di vivere dei futuri migranti con ospedali, acquedotti, progetti agricoli o scuole, i presidenti intascano, e noi facciamo finta di non sapere.
  • In cambio di questi beneplaciti padronali otteniamo appalti, concessioni minerarie e non, forniture. E obbedienza politica.

I nostri amici in Africa sono i banditi da cui i migranti cercano di fuggire per non morire di fame e di corruzione.

Siamo fermi a Fanon! Che se ne ristampino i libri!

La Francia del moderno e simpatico presidente Emmanuel Macron, e dei suoi predecessori di destra e di sinistra, fa scuola in questa materia fraudolenta.

Invece di pagare i ladri, in Africa dovremmo finanziare le rivoluzioni.

Domenico Quirico

Su LA STAMPA del 21/06/2018

 

Domenico Quirico è un giornalista di razza. È l’esatto opposto di quelle persone piccine piccine che misurano la loro grandezza con il numero di like che ricevono su facebook o twitter.La sua grandezza deriva dalla coerenza alle doti più importanti di un uomo: ideali, impegno, generosità, cultura.

Parla e scrive con cognizione di causa: è un corrispondente di guerra.

Ha visto con i suoi occhi la guerra del dittatore Assad in Siria (e l’ha raccontata nella bellissima mostra: ALEPPO, COME SI DISTRUGGE UNA CITTA’). È stato per mesi prigioniero dei terroristi ma, una volta libero, non ha smesso il suo lavoro in prima linea. (Per inciso, dopo la sua liberazione, abbiamo avuto l’onore di ospitarlo nella Scuola di Formazione Politica).

L’articolo svela tutta l’ipocrisia dell’espressione “aiutiamoli a casa loro”.

Aiutare veramente i migranti a casa loro per i Paesi ricchi vorrebbe dire cessare una politica di rapina (vedi l’articolo sul Mozambico), di vendita di armi (vedi l’articolo in merito di Gianni Zanirato) di strumentalizzazione delle inimicizie tribali e religiose. Siccome ogni Stato persegue i propri interessi economici e geopolitici, spesso le guerre civili da cui i migranti fuggono, sono guerre tra Paesi ricchi fatte per interposte persone: i capi militari e dittatori locali.

Un esempio che ci riguarda da vicino è il contrasto tra il primo ministro Fayez Al Sarraje il generale Haftarin Libia. Il primo è sostenuto dall’Italia e il secondo dalla Francia. La contesa, ben più grave anche se meno eclatante degli insulti reciproci tra Macron e Salvini sui disperati del mare, non è certo per il blocco dei migranti o per contendersi la sabbia libica. Nella ex colonia italiana, lo sa molto bene l’ENI, c’è petrolio. Di ottima qualità.

Se veramente vogliamo aiutare i migranti a casa loro, facciamo una seria politica di accoglienza. Il poco denaro guadagnato dai migranti (disposti a fare i lavori delle 4 D: difficult, dangerous, dirty, dime, ne parleremo) e che sarà inviato alle loro famiglie sarà un metodo democratico per aiutarle e sarà prezioso per l’accumulazione primitiva del capitale in quegli Stati, permettendo uno sviluppo reale non dipendente dalla rapina delle multinazionali.

Nel primo dopoguerra le rimesse degli emigranti rappresentarono una enorme e indispensabile fonte di ricchezza che ha consentito all’Italia di uscire dalle macerie della dittatura fascista.

di Angelino RIGGIO

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  1. E da tempo che penso quello che ha detto il giornalista Domenico Quirico, non ho mai osato esprimere il mio pensiero perchè non ho alcuna esperienza diretta come lui, ha detto bene!

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