UN BRUTTO SOGNO (racconto di fantasia)

Interno notte.

Click.

La luce di una abat jour illumina fiocamente una stanza da letto.

Una donna scuote il compagno che dorme.

Matteo! Matteo, svegliati”

Uomo assonnato: “Che c’è?”

Ti agitavi nel sonno.”

Davvero?”

Sì. Sembravi angosciato.”

L’uomo si mette seduto sul letto. È tutto sudato. Dice: “è vero”.

Sognavi?”

Sì”.

Che cosa?”

Non ricordo”.

Pensaci”.

Silenzio.

Poi l’uomo a capo chino racconta: “ero in acqua. Ovunque c’era solo mare intorno a me. Nuotavo per restare a galla. Poi ho tolto le scarpe per nuotare meglio. E anche i vestiti, zuppi d’acqua. Sentivo freddo anche se c’era il sole. Ho fatto il morto per risparmiare le energie: i muscoli delle spalle erano indolenziti per l’acqua fredda e il viso era cotto per il sole. Le labbra riarse. Ogni tanto alzavo la testa per guardare se si vedesse qualcuno all’orizzonte. Mare: c’era solo mare da tutte le parti. Calmo, per fortuna. Adatto a una bella giornata in barca o sulla spiaggia. Ma io stavo per morire. Solo.”

Povero caro!”

Aspetta. Per fortuna sento una voce che dice: Qui ce n’è un altro. Sobbalzo. Col movimento scomposto bevo acqua di mare. Vorrei gridare aiuto ma tossisco. È vivo, dicono. Un canotto di salvataggio si avvicina e mani robuste mi portano su. Scivolo sul fondo dell’imbarcazione. In questa posizione leggo il nome della nave da cui hanno calato il canotto: è di una ong.”

Ci sono ancora ong nel Mediterraneo?”

Che ti devo dire? Per fortuna nel sogno c’era”.

E così ti sei salvato”.

Aspetta: non è finita. Uno dei miei salvatori dice: là, ce n’è un altro. Il canotto si avvicina al naufrago. Mi affaccio a guardare. È una bambina. A faccia in giù. Inerte. Per lei non c’è niente da fare: è annegata.” Nella camera da letto Matteo piange.

La moglie lo accarezza. “Piangi? Non sapevo che ne fossi capace”.

Non capisci? Quella bambina…” non riesce a trattenere le lacrime. “Quella bambina aveva l’età di nostra figlia. Era grande come lei, le stesse braccia, le stesse gambe: sembrava proprio lei”.

La moglie si agita: “E allora?”

L’uomo la guarda in volto: “Lo so che stai pensando. A tutti i discorsi di tua madre sui sogni premonitori”.

Sì”.

Stai tranquilla. Il sogno ha un happy end: quando uno dei soccorritori la arpiona per portarla a bordo, ho potuto guardarla in viso: era una negra.”

Dio ti ringrazio”.

Una fottutissima bambina negra. Mi ha fatto prendere uno spavento che non ti dico”.

Silenzio.

La moglie piano dice: “Chissà se aveva un nome”.

E che te ne frega? È solo un numero: uno delle migliaia di quelli che vogliono entrare abusivamente nel nostro Paese”.

Già”.

Silenzio.

Matteo: “Piuttosto: dov’è nostra figlia?”

Ma come non ricordi? È in gita”.

In gita?”

Sì. A Pozzallo.”

Matteo impallidisce: “A Pozzallo?”

Sì. Sullo yacht di amici per un giro in mare”

Matteo dice quasi in un sussurro: “In mare…”

Dissolvenza.

Quando ero all’Università ho imparato molte cose per fare bene il medico. Ma la cosa più importante l’ha detta il mio professore di Patologia Medica a lezione:

Vi auguro” ha detto “di ammalarvi ogni tanto per scoprire che cosa vuol dire indossare il pigiama invece che il camice, essere malato invece che sano, soffrire invece che stare bene”.

di Angelino RIGGIO

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