Luca è morto schiacciato da un blocco di marmo: aveva un contratto di 6 giorni e dei sogni da realizzare

Il luogo dell’incidente e, nel riquadro, Luca Savio

di Ignazio Dessì

Luca Savio aveva 37 anni, una compagna e una bimba in tenera età. L’incidente è accaduto in un deposito di Massa Carrara. Il giovane aveva fatto prima il pizzaiolo poi era tornato al settore del marmo per guadagnare qualcosa di più quando aveva saputo della gravidanza della compagna.

Ci sono fatti che salgono agli onori delle cronache, agitano i sonni dei politici, forniscono titoloni ai media e riempiono di post i social.  Altri che rischiano spesso di passare inosservati, specie di questi tempi. Sarebbe doveroso invece, a volte, soffermarsi su tali eventi. Fare una riflessione fredda, al di là della commozione del momento, del fugace senso di indignazione. Constatare cosa sia divenuto in Italia il mondo del lavoro. Raccontare quei fatti, farlo magari nuovamente, perché solo raccontarli è un atto d’accusa.

Mercoledì scorso, di prima mattina, Luca Savio, 37 anni, moglie disoccupata e una figlioletta in tenera età, è morto schiacciato da un blocco di marmo in un deposito di Marina di Carrara: aveva un contratto di lavoro di 6 giorni. Forse ne era perfino contento, come può accadere quando è l’unico modo per portare un po’ di soldi a casa e assicurare un minimo di sostentamento alla propria famiglia. Un esempio della precarietà resa imperante nel nostro Paese in nome della globalizzazione, della libera concorrenza e dell’elasticità. Una precarietà che toglie sicurezze, macina speranze e costringe al compromesso: o quello o niente. E il pochissimo, in certe situazioni, è sempre meglio del niente. Anche se a volte può significare perdere la vita per 6 giorni

I giornali hanno riportato la notizia della tragedia ma non è sbagliato ritornarci. Se non altro per renderci conto di quanto la realtà per molti cittadini sia diversa da quella sciorinata in certi consessi dove si esalta la bontà del mercato e il liberismo sfrenato che dovrebbe produrre ricchezza e benessere. La Cgil ha parlato nell’occasione di “un’altra tragedia immane che colpisce la comunità intera. Sulla sicurezza non si sta andando avanti, purtroppo la verità è questa. Dobbiamo fermare chi non è in regola. Bisogna dare un segnale forte”.

La tragedia

Luca quel giorno stava lavorando con la F.C. autogrù, la ditta di un suo amico, Maurizio Ferrari. Uno manovrava la gru e l’altro (Luca) stava sotto a piazzare le zeppe di legno per dare stabilità ai macigni bianchi di molte tonnellate. Un lavoro di movimentazione in conto terzi per lo spostamento dei blocchi di marmo in modo da renderli pronti all’ingresso nei container.

Sarebbe stato uno di quei blocchi, dalla base irregolare, a spostarsi all’improvviso assestando un colpo mortale al petto del lavoratore, togliendogli la vita. Era il secondo dei pochi giorni di lavoro che Luca Savio doveva fare in base al micro contratto depositato il 6 luglio per il periodo di attività dal 9 al 14 del mese. In tutto gli avrebbe fruttato una retribuzione di 200 euro. Soldo più, soldo meno.

Un modo come un altro per tirare avanti con le possibilità che Massa Carrara offre. Prima di quel contrattino, non risulta nulla all’ufficio del lavoro. Almeno fino allo scorso anno, come scrive Repubblica. L’anno scorso, infatti, secondo le risultanze, Luca aveva lavorato da marzo a dicembre.

Dalla pizzeria al settore dei marmi

Sulla sua vicenda finita in tragedia ora indaga la procura. Si vuol capire tra l’altro se nel 2018, almeno qualche volta, il 37enne avesse lavorato in nero. Cosa che metterebbe nei guai qualcuno. Ma questo lo vedranno le autorità competenti. “Quello era il lavoro di mio fratello ormai da qualche tempo, ma non so nulla di contratti”, afferma sul giornale il fratello della vittima Simone Savio, che lavora in una macelleria come la mamma. Il padre dei Savio invece trasporta il marmo, uno zio fa il cavatore.

Luca però non aveva lavorato sempre nel tradizionale settore di Massa Carrara. All’inizio, da giovane, faceva il gruista per una grande azienda del marmo, poi però aveva mollato tutto ed era partito per fare il pizzaiolo in Germania. Forse inseguiva un sogno, forse non ne poteva più di quell’abbacinante bagliore e del sudore versato in mezzo a cubi giganteschi e polvere.

Ma alla fine era tornato a casa. E in quell’occasione aveva conosciuto Franco, titolare della pizzeria il Tagliere di Marina di Massa. Era nata un’amicizia, e Luca aveva lavorato con lui fino a due anni fa, come racconta il titolare del locale sul quotidiano romano.

La bimba in arrivo e i sogni nel cassetto

Franco ricorda anche di essere stato lui a presentargli Sara, la donna che diventerà la sua compagna e da cui avrà una bambina. Proprio la gravidanza di lei, la prospettiva di crescita della famiglia, aveva indotto il giovane a cercare un altro lavoro che gli consentisse di guadagnare qualcosa di più di quanto guadagnasse al ristorante. Così Luca era tornato al suo vecchio settore, dove poteva contare anche su un po’ di straordinari.

La fatica non lo spaventava, ci era abituato, osservano gli amici sul quotidiano. Una vita dura, ma era la sua vita. C’era la sua famiglia: la donna che amava e quella bambina che avevano appena iscritto al nido. Sicuramente custodiva un sogno nel cassetto, nonostante tutto. Per questo anche il lavoro precario poteva essere una soluzione, in mancanza d’altro. Ma c’è stato l’incidente. Sono rimaste solo una vedova e un’orfanella. Luca alla fine è morto, senza un’occupazione dignitosa (quella che per la nostra Costituzione sarebbe un diritto per ogni cittadino) e con un sogno nella testa che non potrà mai realizzare.

Tiscali 13 luglio 2018

 

Articolo Proposto da Gianni ZANIRATO

 

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