Nave soccorsa in mare, una mamma tiene la figlia morta stretta al petto per paura che la buttino in mare

Lo ha raccontato una giornalista tedesca presente sulla motovedetta libica che ha aiutato un barcone di migranti salvando 165 persone

L’immagine è di quelle alle quali non ci si deve mai assuefare. Una mamma che tiene la sua bimba neonata stretta tra le braccia per un’intera traversata, salvo poi scoprire dopo l’arrivo dei soccorsi in mezzo al Mare Mediterraneo che il fagottino che stringeva al petto era ormai senza vita. A raccontare questo spaccato del quotidiano dramma di migliaia di persone che rischiano la vita per un’occasione di vita migliore, è una giornalista tedesca, Nadja Kriewald, testimone di un atto di amore infinito.

Una bambina della Costa d’Avorio è morta, ma lo si è scoperto solo a bordo della nave libica – ha raccontato la cronista di N-tv presente sulla nave della guardia costiera libica -, perché la mamma l’ha tenuta per tutto il tempo tra le braccia in gommone senza dire che fosse morta. Probabilmente temeva che se lo avesse detto, avrebbero buttato il suo corpo in mare”.

 Tiscali 19 luglio 2018

                                                                      COMMENTO

   Come si fa ad accettare queste notizie tutti i giorni?

   Occorre ribellarci: non si può più sentire Salvini dire che basta non far partire i migranti e così non annegheranno in mare. Inorridisco. Quale cinismo e crudeltà!!! Sembra che non capisca che se non partono dal loro paese moriranno di fame, di un colpo d’arma da fuoco, sotto un bombardamento…

   Solo un po’ di speranza in una vita migliore li fa rischiare la vita.

Povera bimba, cosa abbiamo saputo darti nei tuoi pochi giorni di vita?  Solo una orribile morte in mare. E ci chiamiamo “uomini civili”!

Riporto le parole di papa Francesco:

  “Nella questione della migrazione non sono in gioco solo numeri, bensì persone, con la loro storia, la loro cultura, i loro sentimenti e le loro aspirazioni. Queste persone, che sono nostri fratelli e sorelle, hanno bisogno di una protezione continua, indipendentemente dal loro status migratorio. I loro diritti fondamentali e la loro dignità devono essere protetti e difesi”.

 

di Gianni ZANIRATO

 

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