IL COMPLICE SILENZIO DEL VIMINALE

Nelle ultime settimane crescono episodi di violenza a sfondo razzista, che incontrano terreno fertile in un clima di predicazione di odio. Una sorta di “liberi tutti” in cui gli istinti peggiori non trovano più freni ma invece impunità e comprensione.

Per giorni dal governo è arrivato un silenzio complice e preoccupante, finalmente ieri si sono sentite le voci di condanna del premier e del ministro della Giustizia. Ma è chi siede al Viminale che ha il dovere di garantire la sicurezza dei cittadini, di tutti i cittadini, di lavorare perché il Paese funzioni e la violenza non sia tollerata.

Le idee di Matteo Salvini spesso non ci piacciono e non le condividiamo ma conosciamo le regole democratiche e se le regole sono rispettate ha il diritto di attuare il suo programma. Non ha il diritto invece di dividere il Paese, di flirtare con i violenti, di irridere i deboli, di stuzzicare e avallare razzisti, neofascisti e naziskin scandendo i loro slogan, indossando le loro magliette. “L’offesa è la migliore difesa” è un motto che si addice a qualche ultrà non a chi guida il Viminale. “Iononmollo” ripete su Twitter Salvini – parafrasando il “boia chi molla” dei fascisti anni ’70 -, fingendo di dovere combattere contro chissà quali forze che vorrebbero impedirgli di fare.

È vicepremier, il governo ha un’ampia maggioranza, un’opposizione inesistente, solo i suoi alleati potrebbero mandarlo a casa, se non riuscisse a realizzare il suo programma sarebbe solo per incapacità o perché ha promesso cose impossibili.

Si metta a lavorare e “molli” i numeri da circo.

Governare significa faticare, non irridere e insultare.

La campagna elettorale è finita da un pezzo, sarebbe ora di cambiare passo. Abbiamo bisogno di un ministro dell’Interno non di provocazioni e pagliacciate. Di un ministro che aspiri ad essere autorevole, non autoritario.

MARIO CALABRESI

(da REPUBBLICA del 31/07/18)

 

Il limpido articolo di Calabresi non necessita commenti. Aggiungo solo alcune riflessioni.

Nella sua consueta genialità, Roberto Benigni nel film “Johnny Stecchino” fa dire al killer di mafia che “il problema che attanaglia Palermo è il traffico”.

Tutta la stampa servile, perfino magistrati e preti ripetevano fino all’assassinio di Falcone il refrain che “la mafia non esiste”. Perfino i capi mafiosi nelle aule del tribunale dove venivano giudicati lo ripetevano con spudoratezza.

Alla stessa maniera e con la stessa spudoratezza, Salvini dice che “l’emergenza razzismo non esiste”.

Viene smentito però dagli episodi che ormai sono un triste bollettino quotidiano.

Solo ieri a Moncalieri è stata colpita con gravi danni a un occhio Daisy Osakue, discobola azzurra di origine nigeriana, un cameriere a Cala Gonone (in Sardegna) è stato respinto da due avventori perché di colore, mentre un cittadino italiano nero che si era rivolto all’ASL è stato inviato dagli impiegati ai servizi veterinari.

Immaginiamo se anche solo uno di questi episodi fosse avvenuto a parti rovesciate (con la vittima bianca e gli aggressori neri): quanto avrebbe starnazzato Salvini!!!

Come i vermi dopo un’abbondante pioggia, i razzisti vengono allo scoperto.

Al loro modo: da vigliacchi.

Accertandosi sempre di avere un vantaggio rispetto alla vittima (perché sono in branco, perché sono armati, perché sono favoriti dal buio, perché la vittima è donna, ragazzo ecc.).

Che ci siano razzisti e che siano dei vigliacchi non è una novità. La novità è che chi era razzista, prima nascondeva le sue azioni e la sua natura. Tutti i discorsi pieni di pregiudizi contro le minoranze incominciavano con “Io non sono razzista, ma…”. Adesso invece il razzismo è esibito, rilanciato su facebook, twitter, instagram.

Questo deve fare riflettere.

Non è solo colpa di Salvini. C’è qualcosa di più serio. La sinistra non ha perso solo politicamente ma anche e soprattutto culturalmente.

Nel suo tentativo di rinnovamento, ha buttato il bambino con l’acqua sporca. Anzi, i molti che hanno occupato i partiti di sinistra per “sistemarsi” hanno lavorato scientemente per buttare solo il bambino. E fare diventare sempre più sporca l’acqua sporca.

Per vincere la sfida culturale contro questa destra ignobile e pericolosa, bisogna fare il contrario. Il bambino da recuperare sono gli ideali, innanzitutto quello di una lotta senza quartiere contro la disuguaglianza economica. La lotta per i diritti civili che non sia collegata a quella per i diritti economici e sociali rischia di apparire lontana dalla vita quotidiana della povera gente.

di Angelino RIGGIO

 

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