I 49 MILIONI DELLA LEGA

Che cosa c’è dietro la caciara di Salvini contro la sentenza dei giudici di Genova.

“Nun fuvi io, niente ho fatto, niente vitti, nun c’era e si c’era durmia”: non sono stato io, non ho fatto niente, non ho visto niente, non c’ero e se c’ero dormivo”.

I siciliani usano questo detto per inchiodare una prassi di irresponsabilità diffusa. Questo detto oggi rispecchia la linea di difesa di Salvini di fronte al sequestro dei fondi della Lega dopo la truffa dei rimborsi elettorali. È una linea debole. È vero che allora il segretario della Lega era Umberto Bossi ma Salvini non era uno passato di lì per caso né tanto meno un militante con elmo e corna celtiche che arrostiva salsicce a Pontida: era nel gruppo dirigente del partito e invitava il Vesuvio a eruttare per fare piazza pulita dei napoletani (molti meridionali hanno dimenticato che le parole usate oggi contro gli immigrati sono le stesse usate contro di loro). Inoltre, in quanto segretario attuale, Salvini è comunque tenuto a rispondere dello “storico” della sua organizzazione. Nel mio primo mandato da Sindaco ho fatto fronte a un debito di 45 miliardi di lire che Segre vantava dal Comune di Nichelino derivanti dagli espropri fatti (giustamente) da Marchiaro per dare servizi ai Nichelinesi: chi dirige un Ente o una struttura è responsabile dei vantaggi e svantaggi dell’attività di governo, del suo passato e del suo futuro.

Ma Salvini non punta tanto alla sua difesa. Punta piuttosto ad attaccare i giudici, nel più puro stile berlusconiano, dicendo loro: “io sono stato eletto, voi no”. Al di la del fatto che il consenso elettorale non pone nessuno al di sopra della legge, questa affermazione è gravissima perché mette in discussione l’indipendenza della magistratura e uno dei principi fondamentali della democrazia: la separazione e l’equilibrio tra i poteri dello Stato.

Ma l’arroganza e la violenza verbale con cui Salvini insiste sull’argomento senza curarsi minimamente della posizione dei 5stelle sulla giustizia, fa capire che il bersaglio di questo attacco non è tanto la magistratura ma l’alleato di governo.

I  Cinquestelle, che hanno perso abbondantemente la verginità con le giravolte di Di Maio e le posizioni reggicoda di Toninelli sui migranti, non potevano perdere completamente la faccia e così hanno reagito (anche se debolmente: pensate se una vicenda fosse successa alla sinistra!).

Questa frizione nell’alleanza è quello che il segretario della Lega voleva. Il contrasto causerà, come minimo, una maggiore posizione di forza di Salvini nell’alleanza. Nella migliore delle ipotesi invece, potrà causare la fine del governo giallo-verde in un tempo breve.

Mettere a rischio il governo è proprio il suo obiettivo principale.

Le risorse per realizzare le promesse elettorali sono insufficienti. Al massimo, puntando sulla “pace fiscale” (un condono di fatto, anche questo nello stile berlusconiano) e su una prudente benevolenza della UE, si potranno dare dei segnali di fumo fino all’estate dell’anno prossimo. Sarà difficile gestire la delusione della gente e non perdere voti.

E’ per questo che Salvini vuole capitalizzare subito l’onda lunga del consenso abbinando le elezioni politiche a quelle europee sfruttando anche l’immagine di vittima innocente, perseguitata dalla Magistratura.

Queste motivazioni non hanno nulla a che vedere con il miglioramento dell’Italia, con il superamento della crisi economica e con le condizioni di vita della gente, anzi: il perseguimento cinico e speculativo del consenso elettorale peggiorerà la già precaria situazione del Paese.

di Angelino RIGGIO

 

 

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