Destiny, quel gentiluomo nigeriano comparso come un angelo alla stazione

Caro Destiny, scrivo a te, ragazzo nigeriano sconosciuto, di cui non so che il nome e il Paese di origine. Domenica 9 settembre alla stazione di Giulianova, vedendomi in difficoltà tra valigie e borse e con una bambina per mano, dopo avermi rivolto un cenno garbato, hai preso i miei bagagli e, scese e risalite le scale del sottopasso, li hai poggiati, con mio grande sollievo, sulla banchina del mio treno. Ti avevo preso per una specie di facchino volontario, uno che aiuta i viaggiatori in difficoltà, sperando in una mancia. Ma quando ti ho offerto dei soldi, hai scosso con decisione il capo, ripetendo più volte “non posso, non posso”, nonostante le mie insistenze. Lo stesso mi hai detto quando ti ho offerto un panino. Quando stupita ti ho chiesto perché, mi hai risposto con semplicità: “Perché quando aiuto mia mamma non voglio soldi”.

Destiny, davvero sei un gentiluomo, come ti ha definito la mia nipotina di sette anni: ti auguro di incontrare nel tuo cammino persone gentili come lo sei stato tu con noi. Mi hai aiutato senza che me lo chiedessi e senza volere un contraccambio. L’unico modo che ho per ringraziarti è questo: far conoscere questa piccola storia, farla girare tra la gente, leggera e bella come una farfalla che rallegra chi la vede.

Paola Montanari

Ho letto questa lettera su “LA STAMPA” del 13 settembre. La ripropongo perché la signora Montanari e Destiny ci regalano un esempio di esercizio di democrazia quotidiana. La prima ha dimostrato capacità di accoglienza e riconoscenza. Il secondo generosità e impegno.

  • Se sei seduto in autobus a chi cedi il posto: a un ragazzo bianco o a una signora di colore incinta?

  • Se hai bisogno di un piastrellista preferisci un artigiano italiano impreciso e con prezzi alti o un profugo siriano onesto e scrupoloso?

  • Se devi essere operato vuoi un chirurgo bianco cinico e superficiale o un medico di origine eritrea specializzato con il massimo dei voti e abilissimo?

  • Se vuoi sentire messa preferisci un prete bianco accusato di pedofilia o uno nero come quello che abbiamo alla SS. Trinità che è la spiritualità fatta persona?

  • Per tua figlia preferisci un compagno bianco e violento o immigrato e innamorato?

Potremmo continuare a lungo con domande di questo genere.

I valori che contano sul serio per vivere bene con gli altri non partono da pregiudizi assurdi (prima gli italiani). Sono altri: la moralità, la competenza, l’impegno e così via.

Per ricostruire la sinistra, ripartiamo da persone come la signora Montanari e Destiny. Ripartiamo da piccole storie come questa, gesti di gentilezza e di civiltà basati sul rispetto e il riconoscimento dei veri valori della socialità.

Coloro che credono in questi valori sono molti di più dei sostenitori di una presunta superiorità antropologica degli italiani.

di Angelino Riggio

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