QUESTA DESTRA E’ FORTE?

Ritorno all’articolo sulle leggi razziali recentemente pubblicato su piazzadivittorio.it.

Se questo decreto, una delle peggiori infamie della storia d’Italia, è stato approvato non è stato solo perché Mussolini era un pericoloso nemico dell’umanità (come era) né perché Vittorio Emanuele II era un re fellone (come poi fu dimostrato nella sua fuga da Roma) né tanto meno perché alcuni professori universitari hanno scritto idiozie pensando più alla propria carriera che alla scienza.

La data del 15 Settembre 1938 è solo il punto di arrivo di una propaganda tanto massiccia quanto efficace condotta per anni da strumenti di comunicazione formidabili: non a caso il governo fascista aveva un Ministero della Propaganda. Questa prolungata attività di persuasione delle masse spiega come quel decreto fu accolto senza opposizione, con l’indifferenza dei più e perfino (viene l’orrore solo a pensarci) con giubilo da alcuni. C’è da dire che, a fronte della potente macchina del regime, l’opposizione politica era quasi assente perché in carcere, al confino, in esilio o intimidita.

Di fronte allo scempio di ogni principio di umanità applaudito dagli ultras di Salvini, ai rigurgiti fascisti, agli episodi di razzismo molti si interrogano su come tutto questo sia potuto accadere e in così breve tempo visto che gli avversari politici della destra populista non erano nelle condizioni di impotenza come ai tempi del fascismo.

La verità è che i temi che poi sono stati cavalcati dalla maggioranza giallo-verde covavano da diverso tempo sotto la cenere. Erano oggetto di una campagna politica, prima sotterranea poi sempre più manifesta, che ha trovato terreno fertile tra le persone più deboli (quelle più povere, senza lavoro, con un lavoro precario). A queste persone i pur sacrosanti ragionamenti sull’Europa, sui diritti umani, sull’ambiente, e altro apparivano questioni astratte mentre la risposta che cercavano era ad altre domande: come mai siamo diventati più poveri, come avere certezze sul futuro, sul lavoro, sulla casa, sulla salute, su come mettere insieme il pranzo con la cena?

In assenza di risposte che inchiodassero alle loro responsabilità le classi dirigenti del Paese (politiche ed economiche soprattutto) si è assistito a segnali che qualcosa avrebbero dovuto far capire come la vittoria della Raggi a Roma o la sconfitta dell’incolpevole Fassino a Torino (dove la sinistra ha vinto nei quartieri ricchi e perso nelle periferie popolari).

Una sinistra preoccupata più di inserirsi nel salotto buono della borghesia, dell’alta finanza e che, pur di raccogliere consenso, non disdegnava i voti di Denis Verdini o di Totò Cuffaro, questa sinistra ha perso ogni credibilità. Il consenso residuo che oggi la sinistra raccoglie è l’eredità lasciata da giganti che hanno combattuto il fascismo, fatto la lotta partigiana, scioperato contro un capitalismo regressivo e un governo repressivo, lottato per conquistare la tassazione progressiva (altro che flat tax!), la legge di Riforma Sanitaria, le leggi sui diritti delle donne (aborto, divorzio), lo Statuto dei Lavoratori.

Nani sulle spalle di giganti: questo dovrebbero riconoscere di essere gli attuali dirigenti della sinistra. Il più minuscolo di questi nani invece si è vantato di avere tolto l’art.18, uno dei cardini dello Statuto dei Lavoratori, offrendolo come carta di accreditamento verso i poteri forti.

La destra non è forte: nulla da paragonare alla forza messa in campo dal regime fascista.

Questa destra è litigiosa, priva di idee, di una cultura di governo, priva di idee e di umanità. È solo attenta al consenso e a soddisfare il proprio elettorato. La sua azione è rivolta a colpire le minoranze perché colpire i più deboli è più facile che colpire i più forti. La base del suo messaggio è scansare le responsabilità e incolpare gli altri degli insuccessi perché distruggere è più facile che costruire. Il suo collante è nella ricerca di un nemico (come ha fatto Hitler con gli ebrei) perché odiare è più facile che amare.

Questa destra appare forte perché è la sinistra che è debole.

Malgrado i sondaggi e i risultati elettorali, io penso che la sinistra non è debole numericamente. L’Italia è piena di Sindaci e Amministratori locali che fanno con amore verso il territorio e i cittadini il loro lavoro, di associazioni di volontariato, di sindacalisti coraggiosi, di uomini di cultura che credono nei valori umani, di gente per bene che guarda con orrore al pestaggio di una persona (che sia bianco o nero, uomo o donna), che crede nell’accoglienza, che coltiva la gentilezza e non vuole un Paese di “arrabbiati”.

Queste persone non hanno però un punto di riferimento credibile: LeU è troppo piccolo e il PD non è stato capace in sei mesi di riflettere sui motivi della sconfitta. Sarebbe necessario e urgente un congresso vero che affronti senza paraventi le ragioni profonde della disaffezione e del distacco del popolo della sinistra dal partito che lo dovrebbe rappresentare. E’ troppo semplicistica e persino offensiva nei confronti di quel popolo la versione auto-assolutoria della insufficiente comunicazione o del “non ci hanno capito”. Dovrebbe venire il dubbio che qualche scelta politica non è stata né condivisa né gradita. Ma purtroppo in quel partito sembra prevalere una volontà di rinvio di ogni seria discussione: tutti temono un congresso che si risolverebbe nell’ignobile meccanismo dei tesseramenti gonfiati o nella vergognosa conta delle correnti con il principale responsabile dell’attuale disastro (ma non è l’unico, solo il peggiore e più recente) che ha la golden share nel partito.

La sinistra è debole nella sua qualità.

Una riflessione è però indispensabile. Questa destra si può battere. Bisogna che chi crede nei valori della democrazia e della Costituzione dimostri a parole ma soprattutto in concreto una discontinuità con una prassi politica che ha portato alla debolezza attuale.

di Angelino Riggio

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