LA RINASCITA DELLA SINISTRA

Il successo della manifestazione del PD a Roma e quello delle organizzazioni antifasciste a Milano è un segnale di risveglio della sinistra.

Tardivo forse, perché dal 4 marzo sono passati sette mesi: una eternità in politica, ma comunque un risveglio.

È la dimostrazione che l’Italia non è, e sicuramente non è solo, un Paese di arrabbiati ed egoisti, di prepotenti e incapaci ma ha una tradizione di accoglienza e solidarietà cui non vuole rinunciare. Credo che ne avremo un’altra dimostrazione domenica prossima, 7 ottobre, con la Marcia per la Pace, una manifestazione che apre il cuore per il grandissimo numero di giovani che vi partecipano. Questa partecipazione, che è una costante a tutte le edizioni della Perugia-Assisi cui ho partecipato, spezza un luogo comune errato: che i giovani sono distanti dalla politica.

Non è vero.

Certo oggi non sono numerosi come nel ’68 ma quegli anni sono un caso singolare. Nella storia d’Italia i giovani ci sono sempre stati, non tantissimi (come le persone più grandi d’altra parte) ma più o meno nella stessa percentuale.

Oggi appaiono di meno prima di tutto perché i giovani in generale sono molti meno che in passato: una certa dose di egoismo in piccola parte e l’incertezza del futuro soprattutto hanno causato una denatalità e un invecchiamento della società italiana che, se non corretta, può portare a una pericolosa decrescita demografica.

Prima di dare la colpa ai giovani per il loro disinteresse alla politica è importante chiedersi che cosa non fa la politica per interessarli e che cosa fa per allontanarli. Per quest’ultimo punto non mi stancherò mai di ricordare la lucida analisi che fece Enrico Berlinguer nella sua famosa intervista a Scalfari del 1981 a cui rimando e che è reperibile su internet.

Chiaramente, il quadro prospettato da Berlinguer e che è sotto gli occhi di tutti non è in grado di attrarre i giovani (se non qualche piccolo carrierista e pochissimi che tentano la mission impossible di cambiare il mondo). Però quando gli obiettivi politici sono chiari (come nelle manifestazioni di Milano e Roma, gli ideali grandi (come la pace), le proposte di pratica attuabilità (come nel volontariato), in questi casi la gente c’è e i giovani pure e la mission forse non è impossible.

A Roma i manifestanti gridavano agli uomini sul palco gridavano: “Unità! Unità!”

È un rimprovero aperto ai dirigenti che, per la loro divisione in correnti e in tutti i gruppi e sottogruppi richiamati da Berlinguer, paralizzano il PD che, per le sue dimensioni (ma sempre di più solo per quelle) rappresenta il polo intorno a cui ricostruire la sinistra.

Ma l’unità non basta.

Certo l’unità è uno strumento fondamentale. Nel confronto uno a uno un operaio perde sicuramente contro il padrone, il povero perde sicuramente contro il ricco, il debole perde sicuramente contro il più forte.

Come si usa dire: “L’UNIONE FA LA FORZA”.

Giusto. Ma in che direzione va usata questa forza? Per raggiungere quali ideali? Con quale strategia? Nell’interesse di chi? Chi deve guidare questa lotta? Deve essere un singolo o un organismo democratico? Quali sono i requisiti di chi deve guidare il processo e come è possibile, per chi lo ha delegato, controllarlo e revocarlo?

Questi requisiti ce li ha lasciati in eredità una schiera di stupendi militanti che hanno scritto, studiato, lottato, sofferto la tortura, il carcere, l’assassinio. Sono:

ideali, impegno, generosità e cultura.

Questi requisiti sempre di più sono stati abbandonati in nome di un rinnovamento, di un adeguamento ai tempi moderni che ha favorito la degenerazione che ha portato alla disfatta attuale.

Ci sono delle domande che sono ineludibili:

  • “Perché, malgrado ci sia un vastissimo popolo della sinistra, i partiti che la rappresentano perdono ogni giorno consensi?”
  • “Perché a Torino (ma non solo) la sinistra ha perso nei quartieri popolari e vinto in quelli borghesi?”
  • “Come è possibile che, pur di non votare a sinistra, la gente si è rifugiata nel non-voto o ha dato fiducia a fascisti e incapaci?”

Senza un dibattito approfondito, senza riproporre come capisaldi dell’agire ideali, impegno, generosità e cultura, sarà impossibile una rinascita della sinistra. Senza questa rinascita è in pericolo la democrazia che si fonda su un equilibrio tra le due correnti principali del pensiero politico.

A questo dibattito noi diamo il nostro contributo con il giornale piazzadivittorio.it e con la Scuola di Formazione Politica che quest’anno ha un tema fondamentale (la “rivoluzione femminile” nel dopoguerra) con relatrici di alto livello a partire da LIVIA TURCO che venerdì 5 ottobre ci parlerà delle “Madri della Costituzione”.

di Angelino RIGGIO

 

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