LIVIA TURCO E LE MADRI DELLA COSTITUZIONE

C’è una politica che parla alla pancia e un’altra che parla al cuore. Questo articolo è anche un atto di amore per quella Casa del Popolo di via Reano, nel San Paolo quartiere operaio di Torino, dove ai più giovani era data la fortuna di crescere al fianco di personalità enormi. Ci passavano Tranfaglia, Pajetta, Carpanini, Novelli, Alberto Cesa portava lì il canto popolare e della resistenza e c’era una giovane e agguerrita deputata, Livia Turco, che la Scuola di Formazione Politica ha chiamato per inaugurare il corso del nuovo anno. Un corso, anche se sarebbe più giusto definirlo una serie di incontri, dedicato alle donne che in un secolo hanno letteralmente rivoluzionato storia e costume. Per questo primo appuntamento a fianco della relatrice un’altra protagonista della vita politica e sociale piemontese, quella Angela Migliasso alla quale dobbiamo tanto delle nostre attuali politiche sociali.

Grandi donne, come le 21 che non solo parteciparono alla stesura della nostra Costituzione ma riuscirono ad imporre chiavi di lettura e sensibilità di parola che ancora oggi rendono quella Carta tra le più avanzate del mondo. Un numero piccolo ma significativo che iniziò quel processo di erosione del potere maschile. Un processo ancora in corso e con terribili segnali di restaurazione, basti pensare alla recente delibera antiabortista del comune di Verona ma dagli effetti non solo legislativi epocali.

Una per tutte Lina Merlin, socialista che depositò una delle primissime proposte di legge del nostro parlamento, quella con cui dieci anni dopo si sarebbe arrivati alla chiusura delle case di tolleranza: “tra gli ultimi paesi in Europa perché ancora resistevano strascichi del ventennio fascista”.

Con Merlin a presentare tra i primi un disegno di legge anche Teresa Noce. Figura leggendaria della resistenza al fascismo in Spagna prima e poi nella nostra lotta di Liberazione, compagna di vita del futuro segretario comunista Luigi Longo.

La figura più nota è, probabilmente, però quella di Nilde Iotti della quale la Turco ha portato ricordi personali, all’apparenza anche di natura più frivola ma estremamente significativi di cosa fosse il rispetto istituzionale. “Anche la forma aveva la sua importanza e ricordo bene come controllava che andassimo in aula con il tailleur sempre in ordine”.

Nel 1979 Iotti diventerà la prima Presidente della Camera dei Deputati, tre anni prima la democristiana Tina Anselmi aveva aperto la strada alle donne ministro, precedendo di qualche tempo proprio Livia Turco nella guida del dicastero alle politiche sociali. “Anni nei quali prima dell’appartenenza partitica venivano le battaglie comuni. Non a caso affidammo la presentazione di alcune proposte di legge di enorme significato per il genere femminile addirittura ad Alessandra Mussolini”.

Un discorso per certi versi in continuità con l’attività della nobildonna siciliana Ottavia Penna Buscemi, madre costituente eletta con il Fronte dell’Uomo Qualunque e prima donna candidata alla Presidenza della Repubblica. Una carica, come peraltro quella della presidenza del consiglio dei ministri, ancora non assunta da donne, segnale di un ritardo culturale per il quale c’è ancora molto da lavorare.

Proprio su questo tema la platea ha concentrato la maggior parte delle domande e degli interventi. Entrambe le relatrici hanno risposto insistendo sul ritrovare la capacità di lottare insieme, coinvolgendo anche gli uomini per aprire una stagione che possa essere di rinnovamento profondo.

Tornando alle Madri della Costituzione l’incontro è stata occasione per rileggere attraverso alcuni aneddoti una stagione entusiasmante pur se non semplicissima del Novecento italiano, insieme a tanti altri ritrovabili nel libro “Le leggi delle donne che hanno cambiato l’Italia scritto e curato dalle volontarie della fondazione Nilde Iotti, della quale è presidente proprio Livia Turco. Una copia, durante la serata donata proprio dall’ex ministro, si può trovare in consultazione presso la biblioteca della scuola.

In conclusione di serata, è emerso che, a settant’anni dalla sua entrata in vigore, la Costituzione Repubblicana aspetta ancora in molti passaggi di essere messa in pratica . Il punto di partenza di conseguenza deve essere proprio quell’articolo 3 che introduce la definizione del principio di non discriminazione. “Tutti i cittadini hanno pari dignità sociale e sono eguali davanti alla legge, senza distinzione di sesso, razza, di lingua, di religione, di opinioni politiche, di condizioni personali e sociali”.

di Luca Battaglia

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