AVERE OTTANT’ANNI E SENTIRLI RIFLESSIONI SUL MANIFESTO DELLA RAZZA

Nel novembre 1938 vengono emanate le leggi razziali. Un’onta indelebile per chi decise, il re Vittorio Emanuele III e il presidente del consiglio Benito Mussolini, di seguire in modo servile le follie del Reich millenario.

Qualche mese prima, a luglio, esce il Manifesto della Razza, il supporto scientifico, una sorta di apparato epistemologico sociale, alla divisione degli italiani in diverse razze e alla successiva deportazione di migliaia di italiani, perché di italiani si trattava, di religione ebraica. Intellettuali, professori di ogni ordine e grado, militari, commercianti o liberi professionisti che, assieme alle loro famiglie, saranno esclusi, vessati, deportati. Italiani, va sottolineato, che aveva partecipato alla prima guerra mondiale difendendo il suolo patrio, come si usava dire all’epoca con un’enfasi militaresca e coloniale, dall’invasore teutonico. 

Invasore preso come amico fraterno e fiero alleato nell’idea di una razza ariana, che come dal manifesto della razza emerge, che contempla anche il popolo italico.

Ma la portata di un documento del genere, supporto e base scientifica non ci stancheremo mai di dirlo alle leggi razziali, è un punto fondamentale di un regime e di una posizione razzista, che oggi decliniamo al negativo e non in modo positivo come avveniva nel manifesto, che divideva in modo incancellabile gli italiani e, sopratutto la vita sociale, culturale e fisica di molti di loro.

I dieci articoli che compongono il “delirio di onnipotenza” dei firmatari, e di un regime totalitario, sono la prof di come la prevaricazione e la barbarie si “veste” con abiti diversi. In questo caso questi “abiti” sono la totale e complice approvazione e assoggettamento della comunità scientifica.

I firmatari, tutti cosiddetti scienziati e cosiddetti docenti universitari, rappresentano in modo lampante l’idea che l’uomo, diviso in razze superiori e razze inferiori, sia “naturalmente” diverso e che, sempre “naturalmente” sempre secondo i redattori del manifesto, ci sia un superiore è un inferiore.

I firmatari di questa infamia contro l’umanità, perché piega la scienza e la dignità degli uomini all’interesse personale, di carriera e economico non possono e non devono essere dimenticati.

Ricordiamo i loro nomi, la loro disciplina e la loro istituzione di appartenenza che, nel tempo, li ha protetti e mantenuti al loro posto:

Lino Businco, docente di patologia generale, ‘Università di Roma;

Lidio Cipriani, docente di antropologia, Università di Firenze;

Arturo Donaggio, docente di neuropsichiatria, Università di Bologna, nonché presidente della Società Italiana di Psichiatria;

Leone Franzi, docente di pediatria, Università di Milano;

Guido Landra, docente di antropologia, Università di Roma;

Nicola Pende, docente di endocrinologia, Università di Roma, nonchè direttore dell’Istituto di Patologia Speciale Medica;

Marcello Ricci, docente di zoologia, Università di Roma;

Franco Savorgnan, docente di demografia, Università di Roma, nonché presidente dell’Istituto Centrale di Statistica;

Sabato Visco, docente di fisiologia, Università di Roma, nonché direttore dell’Istituto Nazionale di Biologia presso il Consiglio Nazionale delle Ricerche;

Edoardo Zavattari, direttore dell’Istituto di Zoologia dell’Università di Roma.

I nomi e le istituzioni che gli hanno dato credito e li ha protetti all’epoca, possono essere considerate complici delle deportazioni e dell’ostracismo degli italiani che professavano la religione ebraica. Non solo, va detto ad onor di cronaca, che alcuni di loro lasciarono università di appartenenza o istituto di ricerca dove lavoravano solo al momento della pensione.

La memoria funzione, però, se la compariamo con quello che oggi abbiamo davanti i nostri occhi: il razzismo biologico non ha più presa ma dalle sue ceneri sono nati diversi modi per intendere la differenze tra uomo e uomo. La società contemporanea, con spinte sovraniste e localiste, forme attuali e neanche dissimili dal razzismo biologico, ci presenta una realtà che reifica logiche divisive e contrastive.

Cosa dire ancora possiamo intravedere un nuovo esempio di Manifesto della Razza: esso si nasconde in numeri e manovre finanziarie. Oggi, forse, il nuovo manifesto si cela dietro una manovra finanziaria.

Di Mario PESCE

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