LE DONNE E LA SCIENZA

Quando ero piccola avevo rispetto di mio padre e temevo il suo giudizio cattivo. Si era in epoca vittoriana e le sue consuetudini imponevano che mio fratello andasse all’università e noi tre sorelle ci dedicassimo a studi prettamente femminili, che io odiavo. Quando chiesi a mio padre il permesso di continuare a studiare, egli disse: “Non approvo, ma non posso impedirti di tornare a studiare”. Avevo diciott’anni, presi la licenza media superiore e mi iscrissi a medicina.

Dai tempi della mia giovinezza la donna ha fatto notevoli progressi nei Paesi ad alto sviluppo socio-culturale.

Ciononostante la parità raggiunta è solo apparente.

Il cinquanta per cento dell’umanità non ha avuto pieno accesso alla conoscenza, e ne è stata allontanata in nome di una minore forza fisica. Ma la forza fisica non ha niente a che vedere con le facoltà intellettuali. E sappiamo per certo che la donna ha pari capacità mentali rispetto ai coetanei di genere maschile.

Sin dai primi barlumi di intelligenza, indipendentemente dal fatto che si sia portatori di due cromosomi X o di un X e di una Y, si dovrebbe essere consapevoli dell’esistenza di valori non deperibili nel tempo quali quelli di natura etica e intellettuale. Se il contributo delle donne si ispirasse a questi concetti sarebbe, e vorrei sperare sarà, di immensa importanza, particolarmente in un momento così critico per la sopravvivenza stessa del genere umano.

L’altra parte del mondo”, per natura e per le funzioni biologiche alle quali è preposta, è portata ad affrontare le problematiche da un punto di vista olistico e non riduzionistico. La devozione e la cura che hanno verso i figli è ad personam, meno anonima di quella maschile.

Il giorno che si darà alle donne la piena parità, il mondo vedrà una nuova speranza.

Promuovere la piena e paritetica partecipazione femminile nel settore socio-economico significa riconoscere il diritto all’istruzione che è stato sempre negato, in particolare alle donne dei Paesi più poveri, e le donne rappresentano il settanta per cento dei poveri del mondo.

Scopo di questo saggio è far comprendere l’enorme potenzialità in possesso e ancora non del tutto riconosciuta all’altra metà del genere umano. E mi rattrista il pensiero di quante capacità femminili siano scoraggiate, di quante riserve di intelligenza possano restare inutilizzate.

Non sempre per cambiare le cose c’è bisogno della violenza, molto spesso basta l’indignazione.

Se queste ricchezze sommerse di cui sono portatrici le donne vedranno un giorno la luce, allora sarà enormemente più facile superare quelle crisi che minano oggi le relazioni e la pacifica convivenza tra i popoli.

RITA LEVI MONTALCINI

Dal libro “L’altra parte del mondo”

 

Suggerisco questo libro al fisico del CERN Alessandro Strumia. Questi ad un convegno ha detto che la fisica è stata inventata e costruita dagli uomini, non si entra per invito… La fisica è una comunità di interesse ottimizzata per comprendere la natura, è aperta alle persone di valore di ogni background, richiede regole molto selettive e una grande cultura… Se le donne sono sotto-rappresentate è semplicemente perché sono meno brave. E se sono meno brave, questo dipende dal fatto che uomini e donne sono diversi alla nascita, prima ancora che la società possa esercitare la sua influenza.

La posizione di Strumia nei confronti delle donne non è solo nel solco della secolare sopraffazione delle donne.

È soprattutto stupida.

E’ probabile che Strumia sia un buon fisico. Se la sua aspirazione è quella di uno scienziato e non quella dell’interesse personale la sua preoccupazione più grande però dovrebbe essere fare avanzare la conoscenza. È probabile che, grazie al suo lavoro e soprattutto a quello del CERN (a proposito a dirigere il CERN c’è Fabiola Gianotti, una donna: se ne sarà accorto Strumia?), la fisica crescerà in questi anni da un livello X a X+1: un buon risultato. Ma immaginiamo che nella storia avessimo avuto non uno ma due Galileo, non uno ma due Newton, non uno ma due Maxwell, non uno ma due Einstein: forse saremmo a 2X. Impossibile? No. Sarebbe bastato liberare le enormi potenzialità di metà del genere umano come ha spiegato bene Rita Levi Montalcini.

Per il bene della scienza e della società è importante avere in futuro qualche Fabiola Gianotti in più e qualche idea stupida in meno.

Il 26 ottobre nella prossima lezione della Scuola di Formazione Politica proporremo una intervista esclusiva al “Cammello” di Megan Urry, prima donna al mondo ad avere una cattedra di Astrofisica e prima donna Presidente della Società Astrofisica degli Stati Uniti.

Noemi Favale, Presidente della Consulta delle Donne di Nichelino approfondirà questi temi e quello delle donne nei ruoli dirigenti nella società.

di Angelino RIGGIO

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