PICCOLI SALVINI CRESCONO

È successo giorni fa in un paesino in provincia di Bari.

Un bambino di 8 anni, italiano, figlio di una madre italiana e un padre ivoriano è stato aggredito per il colore della sua pelle. I suoi aggressori (campioni di coraggio: erano in gruppo e tutti più grandi di lui) lo hanno ricoperto di schiuma bianca gridando: “Sei nero e ti facciamo diventare bianco”.

Episodi di razzismo e di bullismo ce ne sono sempre stati. Quello che allarma è la frequenza e la gravità con cui si presentano. Penso che una enorme responsabilità ce l’abbiano le figure di riferimento sociale che in questo momento invece di preoccuparsene, spesso soffiano sul fuoco.

Cattivi maestri.

Nel caso di Salvini non si tratta solo della posizione politica tristemente nota.

È il linguaggio.

Il vice premier (ma anche altri ministri non scherzano) ha un linguaggio rozzo, rabbioso, aggressivo. È il razzismo delle parole.

Quello che scopre l’essenza del razzismo: la divisione dell’umanità in forti che hanno il diritto di schiacciare gli altri e deboli che devono essere schiacciati. Poi conta poco se si tratta di neri, di donne, di gente del sud, di islamici, di tifosi di un’altra squadra…

Sciacquati la bocca prima di parlare”

Me ne frego”

È finita la pacchia”

Sono frasi che potresti sentire da ubriachi all’uscita di una discoteca per scatenare una rissa.

Ma qualcuno potrebbe mai immaginare Luigi Einaudi o De Gasperi, Togliatti, Aldo Moro, Berlinguer usare queste espressioni?

Credo che la decadenza dell’Italia dipenda molto dallo scadere politico e culturale della sua classe dirigente.

Si dirà: fanno finta di essere ignoranti per parlare meglio alla gente tanto è vero che raccolgono più voti.

Non è vero che fanno finta di essere ignoranti: sono veramente ignoranti.

I loro atti di governo lo dimostrano: tutti tesi a colpire i più deboli fino ai più deboli tra i deboli: le generazioni future che non sanno come difendersi.

di Angelino RIGGIO

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