“UNA TRAGEDIA ANNUNCIATA. DUE RELAZIONI DENUNCIAVANO IL RISCHIO”. MA LE DEMOLIZIONI “SPESSO NON VENGONO ESEGUITE”

La casa di Casteldaccia invasa dall’acqua

Per il giornalista del Corriere Gian Antonio Stella “non è colpa della natura. L’abusivismo amplifica i rischi”. Repubblica: a Casteldaccia “l’ordinanza di demolizione poteva essere eseguita”

Nel suo editoriale di oggi sul Corriere Gian Antonio Stella ricorda le parole di Russeau dopo il terremoto di Lisbona del 1755: “Non è la natura che ha ammucchiato là 20mila case”. Quelle parole tornano in auge dopo la sciagura di Casteldaccia, in Sicilia. Quella casa travolta dalle acque non doveva stare lì. Era abusiva e doveva essere demolita già nel 2008 quando i proprietari avevano ricevuto l’ordine di demolizione, poi fermato, si è detto, da un ricorso al Tar. Come spesso succede nel Sud Italia, la burocrazia farraginosa diventa a volte involontaria alleata dell’abuso. A Casteldaccia sono del resto in molti a farlo notare. Basta sfogliare le pagine di Repubblica o dei giornali locali.

“La tragedia poteva essere evitata”

Succede per tanti immobili abusivi sui litorali della Calabria, della Campania e della Sicilia, fa notare il giornalista del Corsera. E questo stato di fatto risuona nelle parole del sindaco di Casteldaccia: “Non siamo riusciti a buttare giù quella casa nonostante le denunce. Quei 9 poveretti non avrebbero fatto quella fine”.

Ora la magistratura – come si legge sul quotidiano di via Solferino – dovrà dire la sua, ma “certo quella tragedia poteva essere evitata”. Non lo dicono solo i presidenti di Legambientenazionale e della Sicilia Stefano Ciafani e Gianfranco Zanna, ma anche due documenti reperiti dal giornalista Fabrizio Feo del Tg3 siciliano.

I documenti

Il primo – scrive Stella – è una relazione geologica della Provincia Regionale di Palermo del 2008, anno dell’ordine di demolizione di cui si è parlato. Il rapporto dice: “La concentrazione di popolazione e di costruito, di attività di funzioni all’interno della pianura costiera e delle medie e basse valli fluviali è fonte di degrado ambientale e paesaggistico e tende a depauperare i valori culturali e ambientali specifici dei centri urbani e dell’agro circostante”.

E poi c’è una “relazione del marzo 2012 per la Revisione del Piano regolatore generale, dove, a pagina 13 si legge: ‘In merito alla pericolosità idrogeologica bisogna precisare che il reticolo idrogeografico che interessa il territorio di Casteldaccia è piuttosto fitto ed è caratterizzato da aste torrentizie in fase di approfondimento e da aree esposte a possibili fenomeni di esondazione”.

 

Tra i “corsi d’acqua da salvaguardare e attenzionare” cita il “Vallone di Casteldaccia” insieme a quelli di “Perriera, Cubo e al fiume Milicia”. Si citano inoltre parecchi studi dove si evidenzia il “pericolo e il rischio idraulico di esondazione” invocando la necessità di “estendere a non meno di 20 metri la fascia di rispetto”.

Inevitabile – nota Stella – che in zone così l’abusivismo amplifichi i rischi. E “la mancata demolizione degli edifici smette di essere una polverosa pratica burocratica e diventa una questione vitale per gli stessi cittadini”. Come disse il vescovo di Messina Calogero La Piana dopo le frane e le tragedie del 2009 “non è colpa della natura. Le responsabilità sono terrene. Adesso è tempo di solidarietà e di soccorso. Ma deve pur essere indicata la vera colpa”.

Per Repubblica “l’ordinanza poteva essere eseguita”

Stando a Repubblica “il sindaco Di Giacinto “i proprietari avevano fatto ricorso al Tar e i giudici, a quanto ci risulta, non hanno deciso”.  Ma secondo il giornale “non è così. Nel 2011 il Tar ha dichiarato la ‘perenzione’ del ricorso, ovvero il processo si è estinto per mancanza di attività delle parti”. Dunque, “l’ordinanza di demolizione poteva essere eseguita”, sostiene il quotidiano romano. Intanto “i due proprietari residenti a Palermo affittavano la casa alla famiglia Giordano”.

Per il primo cittadino “quella tragedia si poteva evitare”. Il fatto è che in molti comuni è difficile, ma veramente difficile vedere eseguiti gli ordini di demolizione. Il caso di Casteldaccia, insomma, è tutt’altro che isolato. Basta leggere ancora Repubblica: “Un monitoraggio avviato dal procuratore generale di Palermo, Scarpinato, è diventato un atto d’accusa: 75 comuni su 82 della provincia sono risultati inadempienti per le demolizioni …”

 

5 novembre 2018 da Tiscali

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 COMMENTO

  Sono stanco di assistere, tutte le volte che succede un disastro annunciato, al rimpallo delle responsabilità: “tutti colpevoli” alla fine si rischia di diventare tutti innocenti.

  Mi sembra di leggere lo stupendo romanzo di Gabriel García Márquez “Cronaca di una morte annunciata”.

Il libro narra la tragica vicenda di Santiago, accusato di “aver tolto l’onore” ad Angela e per questo verrà assassinato dai fratelli della ragazza. Costoro non fanno segreto delle loro intenzioni e gli abitanti vengono coinvolti emotivamente nella vicenda. I fratelli dichiarano apertamente di voler uccidere Santiago nella speranza che si verifichino circostanze che impediscano loro di commettere l’omicidio. Molti pensano che le loro siano solo minacce formali, altri sono convinti che Santiago sarà avvisato in tempo così da scampare alla morte, altri ancora credono nell’innocenza dell’uomo. Nonostante tutti sappiano le intenzioni dei due fratelli, nessuno fa niente e succedono pure una serie di coincidenze e di eventi che rendono ineluttabile il tragico epilogo della vicenda.  Insomma, tutti sanno ma ritengono spetti agli altri intervenire.

Di chi la colpa di questa tragedia in Sicilia (ma anche in altre parti d’Italia)? Per il sindaco è il Tar, il Tar risponde che non è così e per molti è colpa del destino perché tanta pioggia così non si era mai vista… Tutti denunciano GIUSTAMENTE i rappresentanti delle istituzioni ma nessuno parla apertamente di colpe di chi ha costruito e di chi è andato ad abitarvi. Quali colpe hanno costoro? Prima di tutto di accettare l’abusivismo come una cosa naturale. Naturale anche costruire le case in luoghi pericolosi.

  Possibile che nessuno di coloro che hanno affittato la palazzina non si siano resi conto dei pericoli? Non ci credo. In una zona ricca di muratori non penso che nessuno si sia reso conto dei pericoli. Ma si è proceduto lo stesso: sotto le alluvioni muoiono gli altri, a noi non può di certo toccare…

   Se porto a giocare mio figlio piccolo sul bordo di un burrone e poi lo lascio solo ed il bimbo cade giù, di chi è la colpa? Di chi non ha messo una rete e dei cartelli che indicavano il pericolo o è anche mia?

   Tutta la mia solidarietà ai parenti delle vittime, ma sono fermamente convinto che solo attraverso l’acquisizione d’una vera cultura della legalità da parte di tutti, non solo dei politici, possa far sì che determinate tragedie annunciate non accadano mai più.

Di Gianni ZANIRATO

 

   P.S. Sono nauseato per il condono edilizio ad Ischia, feudo elettorale di Giggino Demaio.

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