LA COMUNITA’ CINESE DI BARGE.

Con la motorizzazione di massa, Nichelino e Barge hanno avuto un destino demografico opposto. La nostra città in quegli anni è passata da 10.000 a 50.000 abitanti. Nello stesso periodo Barge ha visto ridursi la sua popolazione da 15.000 a meno di 5.000 anime.

Fino ad allora Barge era un centro popoloso con una economia centrata sulla lavorazione della pietra vecchia di secoli (Leonardo da Vinci prese dei blocchi dal vicino monte Bracco per alcune sue opere). Il lavoro alla FIAT era però più ben pagato e meno faticoso. L’industria per la lavorazione della pietra cominciò a languire e Barge divenne un piccolo centro agricolo con una economia all’osso.

Tutto questo fino a quando non sono arrivati i cinesi. Prima in piccoli nuclei familiari poi sempre più numerosi. Oggi la comunità cinese di Barge e Bagnolo è la più grande del Piemonte (sui cassonetti della raccolta rifiuti le scritte, oltre che in italiano e inglese, sono in cinese).

Che cosa è accaduto?

I cinesi hanno accettato, come la maggior parte degli immigrati, i lavori delle 4D: difficult, dangerous, dirty, dime (difficili, pericolosi, sporchi e mal pagati). In particolare hanno trovato lavoro nelle cave e nella industria della lavorazione della pietra, un lavoro durissimo, a rischio di gravi incidenti e di silicosi. L’economia è ripartita: un commerciante, di quelli che all’inizio storcevano il naso di fronte agli immigrati, mi ha detto ammirato: “Però, spendono!” con gli occhi che brillavano e tintinnavano come registratori di cassa.

La esperienza di Barge è la dimostrazione che il metodo del Sindaco Lucano funziona e dà vantaggi a tutti: immigrati e residenti.

Negli ultimi giorni il grande Reinhold Messner, a proposito dei danni fatti dal maltempo in montagna, indicava, come principale fattore predisponente ai disastri, lo spopolamento dei paesi montani. Paesi ormai così piccoli da non avere un medico o un ufficio postale, dove non si riesce a costituire una classe delle elementari nemmeno mettendo insieme bambini di età diverse. Se la montagna non è antropizzata, se non c’è nessuno che pulisce il sottobosco, controlla le sorgenti, le frane ecc., la montagna muore e i danni della montagna si riversano sulle pianure. È possibile immaginare di fare rivivere i paesi montani grazie all’immigrazione? Naturalmente bisognerebbe eliminare timori e pregiudizi. Soprattutto per quanto attiene alla criminalità: è dimostrato che gli immigrati in regola delinquono meno della media italiana (esattamente come i cinesi di Barge).

di Angelino RIGGIO

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