STAVE McCURRY A TORINO: “Siamo molto più simili di quanto crediamo. Abbiamo molte meno differenze di quanto ci sembra” 

Il 17 novembre presso “Nuvola Lavazza”, a Torino, in anteprima mondiale, Steve McCurry ha presentato il suo libro fotografico “Una vita per immagini”. Egli è sicuramente uno dei più grandi fotografi contemporanei e di tutti i tempi. Ci ha raccontato con i suoi scatti la partecipazione emotiva nell’ immortalare gli orrori della guerra (Afghanistan, Cambogia, Medio Oriente) ma anche la ricchezza e i colori del pianeta e dell’umanità. Ogni suo scatto ci fa fermare e ci “costringe” a pensare alle sofferenze e come l’umanità reagisca alle barbarie dei più forti.  

Il ritratto della ragazza afghana è sicuramente la sua foto più conosciuta: una delle foto più belle della storia della fotografia. La ragazza, oggi una signora matura, è stata arrestata per falsificazione di documenti per poter lasciare l’Afghanistan e fuggire dalla guerra e dalla fame insieme alla sua famiglia. Dirà Mc Curry:

«Spero che se guardano ancora una volta i suoi occhi, la gente capisca che una vittima non può essere un criminale, che qualunque cosa abbia potuto fare ha solo cercato di sopravvivere. E l’ha fatto come centinaia di migliaia di persone in fuga dalla morte, afgani, ma anche siriani, africani, i profughi che sbarcano qui in Italia. Sono tutti criminali? È possibile che interi popoli siano tutti criminali? Se arrestano la ragazza afgana potrebbero arrestarli tutti? È questa la soluzione?».

All’ incontro a Torino erano presenti centinaia di persone di ogni età, soprattutto giovani. Una folla ed un entusiasmo quasi da pop star. Le sue critiche a Trump sull’ immigrazione hanno ricevuto un calorosissimo consenso da parte del pubblico presente.

Ci ha parlato di sé, della sua vita e soprattutto del suo lavoro: ci ha detto, tra l’altro:
«Più di tutto vorrei essere ricordato per aver fotografato le cose in comune che ci sono tra le persone e le culture. Siamo molto più simili di quanto crediamo. Abbiamo molte meno differenze di quanto ci sembra». 

Ha condannato con parole durissime la politica di Trump sull’ immigrazione (precedentemente l’aveva detto: “Oggi c’è bisogno di pietà, compassione, la priorità dovrebbe essere la sanità. Invece Trump ha aumentato la spesa della Difesa. A me interessa l’ambiente, a Trump no. Dovremmo essere vigili sul razzismo, rispettare le persone e le religioni. Sono approcci diversi alla vita che non combaciano. Mai”.). Non è mancata una netta condanna verso la politica sull’ immigrazione di “molti paesi europei”.

Perché ho voluto ricordare questa iniziativa? Non solo perché mi sono emozionato di fronte al mio mito, ma perché mi sono trovato con centinaia di sconosciuti che la pensano come me sul razzismo e l’immigrazione. Troppe volte sento di appartenere ad una piccola minoranza ma in occasioni particolari, come l’incontro con questo grande fotografo, mi rendo conto che ci sono modi diversi per manifestare le proprie opinioni e che non siamo una piccola minoranza. Anche una iniziativa come questa può divenire un momento politico importante e la presenza di centinaia di ragazzi mi rende ancor di più convinto che siamo in tanti a lottare contro il razzismo.

di Gianni ZANIRATO

 

P.S. Ho potuto stringere la mano a Steve McCurry con una certa emozione: è una persona straordinaria sempre dalla parte dei nostri fratelli più sfortunati.

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