SALVINI AMA LE CANZONI DI DE ANDRE’?

20 anni senza “Faber”!

 Mi manca tantissimo ma nello stesso momento sento che è vivo con le sue canzoni, le sue poesie cantate che continuano ad accompagnarmi nonostante gli anni che passano.  Scrivo queste parole con il sottofondo della sua voce, in questo momento mi sta cantando “La Città vecchia”.

Leggo che Matteo Salvini è cresciuto con le canzoni di De Andrè. Mi sento come un prete che ascolta una bruttissima bestemmia.

  Non dubito che a Salvini possano piacere le canzoni di Fabrizio ma mi chiedo se si è soffermato solo un attimo sul significato delle sue canzoni- poesie.

 Non sono indignato perché troppo abituato ormai a sentire le cattiverie quotidiane di uno capace solo di essere sempre forte con i deboli.

  A Salvini occorre chiedere conto, politicamente, del fatto che proprio lui, amante dell’anarchia fantasiosa di De André e simpatizzante delle occupazioni, possa aver cambiato idea a tal punto da ritrovarsi in piazza a sbraitare slogan xenofobi e reazionari al fianco dei fascisti di Casa Pound e Forza Nuova.

   E’ per opportunità politica e desiderio di potere che per reale convinzione politica che fa tutto ciò che subiamo?  Sono certo che Fabrizio lo guarderebbe con compassione, quella di un uomo che “il potere lo ha scagliato dalle mani”, di uno spirito libero, ma libero veramente. Sempre coerente nella sua vita come nelle sue canzoni.

   Salvini non si rende conto che l’intera opera di De Andrè è proprio contro di lui?

   L’opera di De André è una dichiarazione d’amore per gli ultimi, gli emarginati e le vittime d’ingiustizia sociale. Chi ascolta e comprende De André non può che ritenere Salvini un avversario politico.

  Se Salvini avesse ascoltato veramente le canzoni di Faber avrebbe una visione diversa del Mar Mediterraneo, luogo dincontro tra i popoli non di chiusura criminale.

 

  Lui ha descritto un certo campionario umano. E’ il mondo di tutti i diseredati, dei perseguitati, “di coloro che la società calpesta condannandoli a una sorte di morte morale privandoli anche della loro primitiva innocenza”.

Questo canta DeAndrè : 

 

“Se tu penserai e giudicherai
da buon borghese
li condannerai a cinquemila anni
più le spese
ma se capirai se li cercherai
fino in fondo
se non sono gigli son pur sempre figli
vittime di questo mondo”.

 

Grazie, Fabrizio, per averci insegnato ad amare i deboli e a combattere contro tutte le ingiustizie sociali.

 di Gianni ZANIRATO

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