BUONISMO, PIETISMO E FASCISMO

Nel 1995, in un editoriale sulla prima pagina del Corriere della Sera, il professor Ernesto Galli della Loggia coniò la parola buonismo.

Da quel momento questo neologismo ha avuto una fortuna immensa ed è stato ripetuto praticamente da chiunque e in ogni luogo: in televisione, in parlamento, al bar, in casa, al parco… da politici, giornalisti, attori, cantanti e chi più ne ha più ne metta.

Ma cosa sottende questa parola? E perché mi risulta piuttosto inquietante?

Buonismo” serve a ribaltare un’altra parola, che indica una grande qualità nonché probabilmente la più importante tra le virtù cristiane, ovvero la “bontà”, dandole un’accezione negativa e spregiativa.

L’antecedente storico e linguistico diretto, ossia il pietismo, fu utilizzato a partire dal 1938 contro chi spendesse anche solo qualche parola nei confronti degli ebrei che tragicamente subivano le leggi razziali. Era all’epoca un termine che ebbe larga diffusione e fu grandemente utilizzato nei discorsi pubblici con cui si impediva ogni forma di pietà ed esitazione.

Nella martellante campagna mediatica fascista una virtù, la pietà appunto, fu distorta e ribaltata in un vizio e una debolezza, cercando di assolversi preventivamente da ogni colpa, come quella di rastrellare e mandare a morire gli ebrei italiani.

Il termine buonismo, come il pietismo di ottant’anni fa, serve a chi utilizza la paura, la rabbia o il rancore, abilmente stimolati da campagne mediatiche martellanti, come una sorta di alibi per ridurre ogni gesto di umanità o di gentilezza a mera ipocrisia e quindi ad assolvere ogni gesto disumano. Infatti non ci si può porre come cattivi o spietati, non sarebbe una scelta molto felice dal punto di vista comunicativo. Quindi, come insegnano anche i migliori testi di marketing, si può optare per una sorta di pubblicità negativa, ovverosia la svalutazione delle qualità dell’altro fino a renderlo spregevole e inviso ai più e fino a rendere ogni tipo di ragionamento superfluo e vano.

I tempi cambiano, i termini anche. Il nemico creato ad arte sulla pelle del quale raggiungere, senza scrupoli, i propri scopi pure.

I fascisti no. Non cambiano mai.

di Antimo De Ruosi

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