CERCASI PARTITO DEL LAVORO (II)

LA VOCE DEL P.D. PER NUOVE SFIDE CON CHI HA LA GIUSTA ENERGIA DA SPENDERE ORA!

Come dovremo reimpostare la nostra comunicazione?

Intanto dovremo ricollocare e decentrare il nostro Osservatorio Sociale installandolo nelle barriere operaie e nei mercati cittadini, qui i nostri analisti potranno comparare i vari dati: Mib, Down Jones e i grafici dello Spread (ogni giorno citati)  con il reale potere d’acquisto della gente.

Abbiamo speso male e ripetuto in modo forsennato tante parole (in  tutta la campagna elettorale, creando delle vere e proprie allergie, provocando degli shock) amplificate dai mezzi di comunicazione dall’esigenze dell’audience.

I cronisti avevano sulla bocca ogni giorno nomi come:  Maria Elena Boschi, Tiziano Renzi,  il decreto salva banche non è stato percepito come un provvedimento a favore dei correntisti; imu, condono fiscale,contenimento del debito e legge Fornero, art.18 e jobs-act., PIL, IVA,  globalizzazione, vaccini, e ancora riforme costituzionali, Rosatellum,  cose e ancora cose difficili da capire, diverse dalla semplicità di sicurezza e lavoro.

Con “Più Europa”, abbiamo condiviso programmi  con parole come ius soli, matrimoni gay, testamento biologico, etc, vengono percepite però nelle loro interezza, solo da una parte elitaria dei  votanti (troppi numeri, parole latine ed inglesi…)

La parola emigrazione, è stata ascoltata in modo ambivalente, è stata vissuta a Lampedusa con generosa solidarietà, ma sul resto del territorio nazionale si è abbattuta, è stata additata come la causa di tutti i mali: disoccupazione, molestie sessuali, spaccio di droga, mancanza di sicurezza, terrorismo di matrice islamica; tutto ciò ha generato ansia, preoccupazione, paure ancestrali, che hanno  ridestato razzismo ed xenofobia.

La comunità scientifica sa benissimo quale è la nostra posizione sui vaccini, il sindacato e le imprese conoscono il nostro parere contrario sul reddito di cittadinanza, questi nostri interlocutori sono tranquillizzati.

Ora parliamo ad altri!

 

Può un solo paese come l’Italia sostenere e arginare l’immigrazione con la sola politica dei respingimenti e/o con il costante impegno del volontariato laico e cattolico?

Alla Europa della finanza e delle nazioni,  dell’occidente che sfrutta i paesi emergenti, deve sostituirsi l’Europa dei popoli, fatta di stati federati e democratici e anti fascisti, dobbiamo proporre una nuova politica “colonialista“ che esporti democrazia, cooperazione economica e culturale, promuovendo l’autonomia, controllando le tensioni locali, ( per evitare il ripersi lotte fratricide, tribali, perpetuatesi ad esempio nella strage del Burundi nel 2014/15)

Pat Patfoort (antropologa Belga) autrice del testo Difendersi senza aggredire “ (3), teorizza che: dalla relazione sistemica che vede contrapposte due entità, una dominante ed una soccombente, in uno schema maggiore minore, che innesca l’escalation del conflitto, si può passare ad una relazione che sviluppi i rapporti su piani equivalenti.

A sostegno del mio  ragionamento  prendendo spunto da un’altra fonte “ Una giornata del mondo “ di Luigi Bonanate  (4), sociologo prof. Emerito all’Università di Torino:… soltanto un insieme di politiche estere democratiche  potrebbero dar vita a una istituzione globale democratica e l’Onu è il soggetto preposto, ma il diritto internazionale non lo prevede e non lo si  può applicare se non si ha una forza militare che lo possa imporre o  a cui delegare e fin quando esisterà il diritto di veto siamo lontani dal trovare una soluzione.

Dopo la Brexit, siamo sollecitati a rivedere le dinamiche interne al continente, il peso politico della Germania e della Deutsche Bank vanno  ridimensionati, l’asse franco tedesco non aiuta una crescita omogenea, l’Italia può ribaltare i rapporti di forza intensificando la cooperazione economica e politica con i paesi dell’ex blocco sovietico (togliendo così comburente alle spinte sovraniste e  rinforzando il federalismo), dall’altro  lato potrebbe essere il punto di riferimento di tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo.

Per un paese come il nostro co-fondatore della Comunità Europea il confronto e la sperimentazione  vanno ricercati nell’ambito europeo; una Unione che va profondamente riformata e la collocazione del nostro partito deve continuare nella grande famiglia social-democratica.

Solo rafforzando i nostri punti in comune possiamo arrivare ad una sintesi che faccia assurgere l’Europa ad un ruolo egemonico, promotore di un vero e proprio internazionalismo democratico che come un cuneo spacchi il duopolio Russia-Usa ed argini per tempo il capitalismo di stato Cinese.

Abbiamo fatto alcuni passi nella giusta direzione ma siamo ancora lontani dal aver realizzato il sogno di Altiero Spinelli che si augurava di vedere la nascita degli Stati Uniti D’Europa. tocca a noi portare avanti il lavoro .

 

A quali soggetti i partiti popolari si rivolgevano nella prima Repubblica?                          

Erano essenzialmente contadini operai ed artigiani.

Oggi quella realtà sembra che si sia dissolta come neve al sole.

Ora il vecchio teorema: fabbrica = lavoro = benessere = sindacato = consenso elettorale,  operaio = consumatore, non regge più, ha lasciato il posto a precarietà, flessibilità, delocalizzazione, globalizzazione, il metodo Marchionne ha fatto scuola,  fattori macro economici hanno distrutto il rapporto stesso con il territorio che la fabbrica ospita.

I lavoratori espulsi dal ciclo produttivo, separati dai loro compagni rimasti in fabbrica, come insetti impazziti, girano a vuoto, sbattono contro i vetri della crisi, senza più punti di riferimento,  alla ricerca della loro strada, con il solo ausilio della loro memoria.

Sembra quasi che i padri di ieri, non abbiano voluto lasciare in eredità la loro professione o forse i loro figli si siano semplicemente evoluti …

 

Oggi a chi dobbiamo  rivolgerci?

Beh! Se non siamo ciechi gli operai, gli impiegati del Nord e i disoccupati del Sud non si sono estinti, solo che hanno votato la Lega il Movimento  Stelle e non noi, quello era il nostro naturale bacino d’utenza.

Ritengo che sia importante fare il dovuto distinguo tra il grillino o il leghista dell’ultima ora e le loro rispettive forze politiche che ci hanno sottratto (prendendo per buono i  sondaggi) un 8% del nostro elettorato

Allora facciamo pure “fuoco ad alzo zero” (come piace alla piazza) sul governo in alcune e mirate occasioni ma poi  “lasciamoli che si imbrodino da soli”,  perché scagliarci tutti i santi giorni contro Salvini e Di Maio rischia di sortire  l’effetto contrario, perché il loro elettorato serra ancora di più i ranghi in difesa del capo, in difesa del movimento perché non vogliono essere lasciati soli visto ché “noi non siamo più in mezzo a loro”.

Se i lavoratori manuali erano l’anima del nostro corpo,  gli intellettuali (da non confondere  con i radical-chic (assurti a ceto politico dominante e distante), sono da sempre i nostri sensi, sono stanchi  però non ci hanno ancora abbandonati solo perché non vedono al di là di noi un’alternativa credibile.

Su chi dobbiamo puntare per il cambiamento?

Quali dovranno essere  i personaggi scelti come nostri testimonial?

La società civile quella fatta di giovani e meno giovani impegnati nelle parrocchie e nel territorio, nella cooperazione, nel mondo della scuola guarda a noi, questa è una vera testimonianza  viva e presente, ma da sola non basta rischiamo che tutti i nostri sforzi vadano vanificati!

La vera scommessa  sta nel ricostruire allargare  la nostra base, dobbiamo rivolgerci al 4° partito, quello dell’astensione, a quelle persone che hanno conservato i valori radicati della sinistra ma non ci considerano più degni di rappresentarli!

La vera scommessa attraverso le primarie sarà scegliere il nuovo gruppo dirigente ed un leader carismatico che oggi più che sappia stare sul palcoscenico della politica (sperando che Zingaretti si faccia forte dell’esperienza del fratello) che sia in grado di far rivivere una seconda stagione  al partito democratico, facendo della professionalità e dell’onestà il suo modus operandi,

Dobbiamo ripartire dalla realtà di ieri e di oggi: dai protagonisti del recente  passato,  persone  vive che non hanno ancora dato il loro nome a una lapide e non vogliono essere rottamati, dagli anziani che si vedono letteralmente spaccare le ossa dall’emarginazione , dai giovani e dalle donne che più degli altri devono aggredire la realtà per non soccombere.

Adesso dobbiamo scegliere i nostri testimonial  che avranno i vostri nomi, da pochi sussurrati, ma gli unici che servono per un Italia che in fretta va cambiata!

Se la nomea Partito del Lavoro sa di antico e  Labour Party è semplicemente il suo  anglicismo, allora la definizione di Partito Democratico è ancora perfettamente spendibile ed è con questa veste che dovremo caratterizzarci nella futura coalizione, presentandoci  agli elettori chiedendo a loro di accordarci per l’ennesima volta la fiducia in nome di tutto il popolo italiano!

di Gianni Tosco

  1. Pat Patfoort: Difendersi senza aggredire. La potenza della non violenza.

        Ed. PISA – UNIVERSITY PRESS

  1. Luigi Bonanate: Una giornata del mondo, Bruno Mondadori ed.

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