EUROPA DEI POPOLI!

Può un solo paese come l’Italia sostenere e arginare l’immigrazione con la sola politica dei respingimenti e/o con l’impegno del volontariato laico e cattolico?

Alla Europa della finanza e delle nazioni, dell’Occidente che sfrutta i paesi emergenti, deve sostituirsi l’Europa dei popoli, fatta di stati federati e democratici e anti fascisti; dobbiamo proporre una nuova politica che si traduca in cooperazione economica e culturale, promuovendo l’autonomia politica ed economica in una logica di mercato regolamentato, favorendo la pace, controllando le tensioni locali,

Dobbiamo favorire nuovi assetti geo-politici?

Dopo la Brexit, siamo sollecitati a rivedere le dinamiche interne al continente, il peso politico della Germania e della Deutsche Bank vanno ridimensionati, l’asse franco tedesco non aiuta una crescita omogenea, l’Italia può ribaltare i rapporti di forza intensificando la cooperazione economica e politica con i paesi dell’ex blocco sovietico (togliendo così comburante alle spinte sovraniste e rinforzando il federalismo), e sul fronte Sud, potrebbe diventare il punto di riferimento di tutti i paesi che si affacciano sul Mediterraneo..

Solo rafforzando i nostri punti in comune possiamo arrivare ad una sintesi che faccia assurgere l’Europa ad un ruolo egemonico, promotore di un vero e proprio internazionalismo democratico che come un cuneo si infili tra il duopolio Russia-Usa ed argini per tempo il capitalismo di stato Cinese.

 

A quali soggetti i partiti della prima Repubblica si rivolgevano e quali erano i valori e i momenti storici di riferimento fondanti della nostra comunità ?

I fatti dell’ 8 Settembre del 43 prima e a ridosso subito dopo la fine della guerra, segnarono in Italia nella linea del tempo una tacca di demarcazione: fascismo/antifascismo, monarchia/repubblica, ponendo le basi per una moderna e sana democrazia che portò anche alla nascita della Repubblica Federale Tedesca.

Francia ed Inghilterra rafforzarono il loro ruolo politico ed economico sul continente senza dover modificare il loro assetto istituzionale e continuarono a godere dello status di paesi colonialisti; un vero e proprio sconvolgimento politico avvenne nell’Europa dell’est con l’instaurazione dei regimi comunisti (che ben poco avevano a che fare con il concetto di Repubblica Democratica).

Queste vicende storiche coniarono una vera e propria moneta valoriale; oggi la medesima si vede svalutata perché altre vicende storiche ed economiche stanno emergendo, nuovi soggetti si affacciano e i valori di sempre (solidarietà, giustizia, lavoro, equità fiscale) vanno coniugati in un diverso modo permettendo così l’integrazione, date e feste come il 25 Aprile ed il 1° Maggio vanno celebrate ed incarnate nel nuovo contesto.

 

C’è un bisogno di sicurezza?

La stabilità dei mercati, dello spread, governati dal mondo della grande finanza, stanno soffocando gli strati sociali più deboli ed erodendo il ceto medio; il bisogno di sicurezza è palpabile: per le incertezze del mondo del lavoro, furti e rapine, gioco d’azzardo, prostituzione, spaccio di droga, oggi vengono gestite anche da extra comunitari , ma la regia è sempre saldamente in mano alle mafie italiane..

L’arrivo di immigrati, con diverse culture, religioni, o più semplicemente con un altro colore della pelle, trasforma la paura di tutto quello che è diverso in chiusura, reazione e razzismo, viene ribadito il diritto primo dell’ italianità ed il popolo chiede di essere protetto dalla minaccia esterna, Salvini cavalcando l’insicurezza, propone il diritto all’auto difesa, invoca a gran voce lo stato di polizia, propone la sostituzione dei sindaci con commissari prefettizi.

 

Quali risposte offrire sul piano Europeo e con quali modalità?

Dovremo finirla di esercitare e distribuire disprezzo e sgridate: perché non siamo abbastanza di sinistra o comunque di sinistra sbagliata … (come scrive Natalia Aspesi su Repubblica del 3 maggio), la sinistra italiana deve dare una risposta a chi vive l’insicurezza, tranquillizzando in prima istanza chi non si sente più rappresentato.

Non è più rimandabile una modifica delle diverse istituzioni europee, prima di tutto del Parlamento che deve divenire il vero arbitro della situazione e se occorrerà dovremo avviare una prassi di lavoro che veda oneri e diritti distribuiti diversamente tra i grandi e piccoli paesi, cancellando la logica dell’unanimità e sostituendola con quella di una maggioranza qualificata (rivedendo prima di tutto il trattato di Dublino).

La prossima scadenza elettorale e gli anni a seguire ci devono cogliere preparati, il fronte politico delle alleanze deve essere il più largo possibile e non diventare un conventio ad excludendum

Abbiamo fatto alcuni passi nella giusta direzione ma siamo ancora lontani dall’aver realizzato il sogno di Altiero Spinelli che si augurava di vedere la nascita degli Stati Uniti d’Europa. Tocca a noi portare avanti il lavoro .

di Gianni Tosco

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