BILANCIO DELLE ELEZIONI EUROPEE

Chi mi conosce sa che preferisco fare il bilancio di un risultato elettorale dopo un certo periodo di tempo. A bocce ferme. Quando la polvere sollevata si è depositata, è tutto più facile da capire. Al contrario, a caldo prevalgono le sensazioni, le emozioni perlopiù collegate alle aspettative.

Le mie aspettative circa questa tornata elettorale erano chiare: le avevo manifestate prima del voto su piazzadivittorio e chiunque può andarle a rileggere. A voto concluso, non cambierei una virgola. Questo però non significa che ci si può cullare in uno sterile “l’avevo detto io”, anzi è indispensabile esaminare il nuovo dato di realtà che è venuto fuori dalla consultazione del 26 maggio.

La prima cosa da osservare è che i popoli del vecchio continente considerano l’Europa un tema tutt’altro che marginale: questo è testimoniato dalla partecipazione molto alta alle urne.

La seconda cosa è che il voto è stato uno smacco per Putin e per Steve Bannon (cioè per Trump). I due avevano investito enormi risorse (denaro, consulenti, supporto informatico, ecc.) per sostenere le formazioni sovraniste con lo scopo, nemmeno tanto nascosto, di frammentare l’Europa in singoli Stati che, isolati, potevano diventare facili bocconi per Russia e USA. Invece l’ondata sovranista non c’è stata; le forze populiste e fasciste non hanno sfondato; l’incremento in seggi è stato risibile; l’internazionale di ultradestra sbandierata da Salvini non è mai decollata, divisa come era sulle questioni principali: l’economia (per esempio: Austria e Polonia sono contrarissimi ad allentare i vincoli europei) e l’immigrazione (per esempio: Orban non vuole accettare nessuna ripartizione europea dei migranti). Alla fine i vari Le Pen, Orban, Assange, AFP, Alba Dorata, Salvini e via via fascisteggiando, in Europa sono un gruppo piccolo e litigioso, cioè non contano nulla: altro che cambiare la Commissione Europea come sognavano i due tromboni italiani prima delle elezioni! Al contrario, l’ondata populista si sta esaurendo come dimostrano le elezioni in Danimarca dove il partito xenofobo al potere con la destra ha dimezzato i voti e i socialdemocratici sono tornati al governo.

La terza cosa è che, nella politica europea, sono tornati come protagonisti due soggetti fondamentali: i giovani e il futuro. Questo si è materializzato grazie al successo (dovuto al voto giovane) dei Verdi. Parlare di ambiente significa pensare al futuro e questo di fronte a una politica sempre preoccupata del “qui e ora” è un segnale da cogliere. È ora di finirla con questa storia che i giovani non vogliono occuparsi di politica, non hanno ideali e altre sciocchezze del genere. Quando sono in campo ideali importanti e soggetti credibili che li propongono, i giovani ci sono. Ci sono, e come!

La quarta cosa è che l’Europa non può restare così come è. Lo dimostra il basso risultato che hanno ottenuto le due grandi famiglie storiche europee (i Popolari e i Socialdemocratici) che adesso dovranno governare tenendo conto delle due forze che sono cresciute di più: i Verdi e i Liberaldemocratici. Questo renderà forse più difficile trovare un accordo ma contribuirà certamente a una maggiore dialettica democratica. Due parole sui sovranisti. È vero che in Europa, malgrado le mani sui fianchi ostentate da Salvini, contano come il due a briscola. È vero anche che il manicomio in cui si è ficcata la gran Bretagna con la Brexit vale più di qualsiasi propaganda per dimostrare come sia controproducente uscire dall’Europa. È vero che l’Italia può diventare un caso di scuola: come un grande Paese può essere portato al fallimento se chi lo governa pensa solo al consenso senza fare quadrare i conti in un contesto europeo. A parte il fatto che a noi italiani l’idea di diventare un caso di scuola in negativo non piace per niente, bisogna che la nuova Commissione Europea tenga conto della crisi che due, dei quattro grandi Paesi dell’UE, vivono oggi. Non basta insomma dire: “Peggio per voi”. Bisogna rilanciare un progetto europeo. L’argomento è complesso e rimando a un libro brevissimo ma efficace di cui allego la copertina.

La quinta cosa riguarda l’Italia. I rapporti di forza tra i due partiti di governo si sono invertiti, grazie al dilettantismo e ai cambiamenti di posizione frequenti dei Cinquestelle da una parte ed alla abilità della Lega dall’altra. Salvini vorrebbe andare alle elezioni politiche per capitalizzare il voto delle europee che, fallito il progetto sovranista continentale, è diventato per lui un maxi sondaggio elettorale. Non può farlo però senza un forte “casus belli” ed è preoccupato di dovere affrontare un DEF di lacrime e sangue. I Cinquestelle, per paura di perdere altri voti, per paura di perdere le poltrone (ma dai!), per paura di perdere i posti di sottogoverno (ma aridai!), cederanno un po’ su tutto ma questo non basterà. La forte instabilità governativa e le politiche economiche dissennate porteranno un grave danno all’Italia e chi pagherà il frutto più alto saranno le generazioni future.

La sesta cosa riguarda il PD che, come speravamo, ha avuto un risultato in controtendenza rispetto ai disastri renziani. Credo che lo sconcio offerto dal governo giallo-verde, lo sdoganamento di pratiche antidemocratiche, l’incultura e la disumanità esibita, la superficialità nell’affrontare (e soprattutto scansare) i gravi problemi dell’Italia, credo che tutto questo abbia spinto tante persone rifugiate nel non voto a votare il PD. Non penso, almeno spero, che Zingaretti si accontenti di fermarsi a un voto “contro”. Se lo facesse, condannerebbe il PD e l’Italia alla palude. Né basta superare il disastro del renzismo (il leaderismo, il “cerchio magico”, l’attacco alla Costituzione, la politica dei bonus, ecc.). Il PD deve superare problemi che esistevano ancora prima di Renzi. Primo fra tutti deve recuperare il suo rapporto con i lavoratori, perché la mission di un partito di sinistra è stare dalla parte dei più deboli, di chi lavora. Oggi la maggior parte degli operai vota Lega: il successo della Lega, più che merito di Salvini, è demerito della sinistra.

La settima cosa: onore a Sergio Chiamparino per essersi messo a disposizione per una battaglia che tutti sapevamo essere una mission impossible che ha perso con onore.

Da ultimo: complimenti a Diego Sarno. Avere avuto un posto in Consiglio regionale premia il suo impegno in “Libera” di don Ciotti, la sua capacità di assessore e la battaglia che ha condotto con Tolardo, con me e con tanti altri per un rinnovamento della sinistra basato su ideali, impegno, generosità e cultura.

Angelino RIGGIO

One comment Add yours
  1. Ciao analisi perfetta condivido in toto e spero che questa possa proseguire per la governabilità di NICHELINO e del paese un abbraccio da un militante da sempre viva la democrazia e la libertà

Lascia un commento

Il tuo indirizzo email non sarà pubblicato. I campi obbligatori sono contrassegnati *