SALVINI, L’ELICOTTERO E LA PIETAS

Quando ero al liceo, noi quattro (eravamo amici inseparabili: io, Sergio, Pippo e Giuseppe) avevamo un compagno il cui papà era proprietario di un cinema. Abbiamo visto allora, gratis, una quantità formidabile di film.

Era un cinema piccolo, di periferia.

Per fortuna quando c’erano i film che amavamo di più, quelli di Pasolini, Antonioni, Bellocchio, Pontecorvo, ecc., eravamo quasi soli in sala. Ma quando c’erano gli altri film, i western, quelli in costume, ecc. la sala diventava una simpatica bolgia. L’odore di fumo intossicava, non si contavano gli applausi, i fischi e quando si rompeva la pellicola c’era un boato, quasi un tumulto. Per non dire dei commenti di tutti i generi.

Ne ricordo uno così cinico e dissacrante da apparire geniale e suscitare il riso. C’era un uomo, un fuorilegge impiccato. Sopraggiunge la madre che lo afferra per gli stivali, alza gli occhi e, prima che lei possa dire una battuta, una voce dal fondo dice: “Figlio mio, come sei cresciuto!”

Un altro commento che ricordo è quello di un bimbo che era seduto accanto a me. Nel film, il momento, in termini narrativi, è catartico: il popolo, gli schiavi, i poveri sotto la guida di Maciste si rivoltano contro l’oppressore e riescono ad avere la meglio sugli armatissimi soldati del tiranno. La scena è drammatica: il Re è seduto sul trono nella immensa sala reale. Gli spettatori in sala già pregustano l’arrivo di Maciste che, dopo il duello finale, ucciderà il re cattivissimo, violento, crudele e sleale fino all’ultimo: è sempre così. Il re aspetta tremando, non c’è nessuno che lo difende. È a quel punto che un bimbo accanto a me, in controcorrente rispetto alle aspettative di quelli in sala, dice: “Povero re! Lo hanno lasciato solo!”

È una bella lezione: i bambini, ma io penso gli italiani (o almeno la maggioranza di loro) non se la godono se un migrante muore in mare, è torturato nei lager o è costretto a stare su una nave di soccorso per venti giorni, sono naturalmente dotati di pietas. La pietas non è giustificazione né tanto meno assoluzione. È solidarietà umana.

Ecco, io vorrei portare la mia solidarietà umana a Salvini. Come farà adesso a fare i suoi infuocati comizi (con il plauso di Casa Pound, dei razzisti, della ambigua tifoseria milanista, degli abusivi romani che impediscono che si porti il pane a una famiglia assegnataria perché di etnia rom)?

Il problema è serio.

Per potere essere dappertutto (in cielo, in terra e in ogni luogo) e indossare la felpa di turno (uno, nessuno, centomila) perché la TV parlasse di lui era costretto, ahimè, a usare aerei ed elicotteri di Stato. In teoria non si potrebbe fare. Ma, con un po’ di astuzia alla Bertoldo, non ci vuole niente a inventarsi un impegno istituzionale e, dopo avere fatto faticosamente il Ministro dell’Interno, fare un po’ di propaganda. Adesso che ha fatto l’autogol di fare cadere il governo, tutto questo gli mancherà. Per questo ha diritto alla pietas e gliela concedo volentieri.

Ma, perché il film finisca bene, bisogna che Maciste neutralizzi completamene il re. C’è sempre il rischio che quel cattivissimo tiranno possa riprendersi il regno (i comizi con l’elicottero che portano non solo odio ma voti e potere) usando un tesoro nascosto (i 49 milioni di rimborsi statali fatti scomparire dalla Lega), facendosi aiutare da un re amico (i soldi di Putin) o facendo ricorso a qualche cosa di più losco e innominabile (gli strani rapporti ancora da chiarire di uomini di fiducia di Salvini con uomini d’affari della mafia).

 

Una nota a margine: purtroppo Salvini ha fatto tutto da solo e non si vede un Maciste all’orizzonte che sia in grado di neutralizzarlo. Forse uno c’è ma è costretto a camminare con un nano sulle spalle che, in modo tutt’altro che rassicurante, gli sussurra: “Nicola, stai sereno”.

di Angelino RIGGIO

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