MA ALLORA, QUANDO C’ERA LUI, NEPPURE I TRENI ARRIVAVANO IN ORARIO?

Dopo l’uscita del mio articolo del 29 ottobre “Mussolini campione di bluff. Le bugiarde vanterie del fascismo” (che potete leggere o rileggere qui sotto) un amico, piuttosto divertito da quanto ho scritto, mi chiese: “Ma insomma, dopo avermi fatto capire che erano tutte palle ciò che pensavo su fascismo, non vorrai mica dirmi che quando c’era “lui” neppure i treni arrivavano in orario?”. Carissimo amico, mi spiace doverti disilludere ma persino la questione dei treni puntuali non è vera.

  Testimonianza diretta di una persona: mia madre. In quei tempi felici in cui bastava rivolgere, in osteria, una critica a Mussolini per finire in galera, bere un bicchiere di olio di ricino e magari un non simbolico colpo di manganello sulla testa o sulle spalle, in quel periodo, dicevo, mia mamma abitava in un casello ferroviario.

  Sì, proprio così. Un testimone diretto. Il casello ferroviario si trovava a Loreo (RO) nel Polesine, terra di rivolte contadine, di emigrati verso la Francia e la “Merica”, di grandi lavoratori che lottavano contro i padroni e le piene del Po, la fame e la malaria. La “Littorina” (questo era il nome del treno!) stava sulla linea Rovigo- Chioggia (“Ciosa” per i veneti). Mia mamma vedeva i treni passare e mio nonno (il casellante ufficiale) brontolava che erano sempre in ritardo. Ovviamente non poteva dirlo ad alta voce perché avrebbe rischiato di perdere il posto di lavoro. Addirittura, in estate, il treno faceva una sosta fuori stazione, all’ “anguriara”, cioè in campi di angurie che incontrava lungo il cammino.

  In questo casello mia madre vide i fascisti e i nazisti arrestare un mio zio (fuggito l’8 settembre dal fronte balcanico) e metterlo al muro per la fucilazione. Mia madre, ora ultranovantenne, continua tuttora a vivere l’episodio nei suoi incubi.

«Quando c’era Mussolini i treni arrivavano in orario». È una colossale bufala ormai ampiamente risultata non vera.

I lavori di ristrutturazione della rete ferroviaria italiana erano stati compiuti prima del fascismo, durante il periodo dei governi liberali. I ritardi c’erano, ma i giornali non ne potevano parlare. Chiunque poteva essere manganellato per aver affermato la verità. Ma veniva nascosta, perché la puntualità diventò parte della propaganda fascista. Che, in questo caso, è sopravvissuta alla fine del regime.

  Nel 1931 venne varato il “Testo Unico delle leggi di pubblica sicurezza” che prevedeva “l’offesa al prestigio dello Stato o delle autorità…” cioè anche comunicare che un treno fosse in ritardo significava disfattismo e quindi tutta la repressione conseguente. La stampa non doveva parlarne, pena chiusura del giornale e qualche manganellata. Meglio dimenticare che i treni arrivavano in ritardo. Chissà come si giustificava un impiegato arrivato sul lavoro in ritardo? Non poteva neppure scusarsi per il treno in ritardo, se no rischiava il licenziamento!

Consiglio di recarsi alla Libreria “Amici del Cammello” a Nichelino

o in altra libreria ad acquistare:

  • Francesco Filippi “Mussolini ha fatto anche  

    cose buone. Le idiozie che continuano a circolare sul fascismo”. Ed. Bollati Boringhieri. € 12,00

2)  George Orwell “1984”. Diverse edizioni e case editrici: un classico che è indispensabile conoscere

di Gianni ZANIRATO

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