NELLA TORINO UNVASA DA 35 MILA SARDINE: “CON I LIBRI BATTIAMO L’ITALIA DELLA PAURA”

Torino, 11 dicembre (Andrea Alfano/LaPresse)
Torino, 11 dicembre (Andrea Alfano/LaPresse)

“La STAMPA”

ANDREA ROSSI    pubblicato 11 dicembre 2019 

I manifestanti sventolano la Costituzione e volumi di Olivetti. In una piazza Castello straripante anche ex partigiani, preti e star cittadine.

In migliaia si sono ritrovati in piazza Castello: secondo un organizzatore c’erano 35 mila persone

TORINO. In prima fila c’è un uomo di 89 anni. «Vittorio Fornasiero, staffetta partigiana. Avevo 13 anni, portavo messaggi, cibo, armi, esplosivo. Ho fatto la mia parte». E adesso? «Continuo a farla, mi attacco a tutto ciò che offre una speranza. Non per me, sono vecchio. Per i miei nipoti: quest’Italia mi spaventa».

C’è un popolo in cerca di una casa, in quest’arena stipata di anime. Ieri l’ha manifestato contro Matteo Salvini e la Lega o, forse è più corretto, per un Paese accogliente e tollerante, non incattivito, gentile ma tenace. Trentamila Sardine, qualcuno dice 35 mila. Tante, in ogni caso, più di quel che ci si poteva aspettare. E soprattutto giovani. Che cantano “Bella ciao”. Sventolano libri (Olivetti ma soprattutto la Costituzione), e si spellano le mani davanti alla coraggiosa amarezza di un sacerdote che ha dedicato l’esistenza agli ultimi. «Sono quarantadue anni che mi occupo di fragili, deboli, diversi», racconta don Fredo Olivero. «Mai avrei pensato di scendere in piazza per difendere libertà e diritti. Ma non c’è altra strada. Lo dico anche alla mia Chiesa: di fronte alla disumanità bisogna metterci la faccia».

Sardine, il fondatore del gruppo torinese: “In piazza con un libro in mano, puntiamo a essere 25 mila di    DAVIDE LESSI

Non siamo un partito, rivendicano le Sardine. Ed è vero. Ma questa piazza custodisce un profondo messaggio politico. Offre un’idea di Paese, di società, anche di linguaggio. «Si parla con rispetto, si alza la voce solo per dire che rifiutiamo fascismo, razzismo e discriminazione», spiega Francesca Perotti, 22 anni, una delle organizzatrici. «Siamo migliaia di individualità che insieme fanno banco».

Si riconoscono in un nucleo di valori, il resto è un campo aperto. «I valori che qui vengono espressi vanno molto oltre un rosario sventolato in piazza per una manciata di voti», riflette suor Giuliana Galli, «sorella banca», una vita spesa a favore dei deboli e dei migranti ma anche la prima religiosa nominata nel board di una fondazione bancaria, Compagnia di San Paolo. «Questi giovani stanno cominciando a prepararsi il futuro e lo fanno con parole di grande valore».

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 di DAVIDE LESSI

Ci sono i ragazzi che hanno manifestato per la salvaguardia del clima, quelli che marciano contro il cantiere della Torino-Lione, uomini e donne che si sono mobilitati a favore della Tav, quelli che non andavano in piazza dall’epoca dei girotondi. E ci sono scampoli di ceto politico, ben attenti a restare defilati, perché se la destra salviniana è il “nemico”, la sinistra porta la responsabilità di questo popolo senza guida e in cerca di approdo. E che, forse anche per questa ragione, talvolta sbanda, vedi il putiferio innescato da Stephen Ogongo, uno dei portavoce delle Sardine romane che sembrava aprire la manifestazione di sabato in piazza San Giovanni anche a Casa Pound. Invito prontamente rettificato dal movimento e dallo stesso Ogongo, ma che dice molto dello stato magmatico di questo movimento.

 Eppur in un mese di vita questa comunità, che si raduna su Internet ma riesce a farsi carne e voce, ha prodotto una mutazione: nata per reazione all’avanzata leghista ha costruito una contro-narrazione. Di Salvini parlano in pochi. Parlano dell’Italia che vogliono e di quella che temono. E anche di quella che vorrebbero vedere interpretata dalle forze politiche del campo progressista: «Noi siamo la domanda; la risposta devono essere altri a darla», dice Paolo Ranzani, fotografo cinquantenne, un altro degli organizzatori.

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Incarnano un bisogno. Indicano una mancanza. Max Casacci, fondatore dei Subsonica, quasi vent’anni fa in questa stessa piazza era sul palco: «Torino è la mia città e non voglio perderla», era lo slogan di un concerto nato per esorcizzare la vittoria del centrodestra in città. Oggi la vede così: «È chiaro chi ha avvelenato il clima, ma è altrettanto chiaro chi ha permesso che accadesse, sperando che le persone si turassero il naso. Adesso, a furia di turarsi il naso a qualcuno è venuta voglia di respirare». 

COMMENTO

È stata una serata meravigliosa di gioia, di entusiasmo. Tantissimi ragazze e ragazzi insieme ad anziani che ricordano la guerra vista da bambini, da ex operai che hanno vissuto il periodo vallettiano, ex sessantottini, donne che hanno combattuto per la loro emancipazione, combattenti per la pace, girotondini, ragazzi in difesa del nostro mondo inquinato, nonni, genitori e figli… tutti insieme a cantare “Bella ciao”. Nessuno ha gridato insulti. La piazza è stata lasciata pulita come l’hanno trovata: ci sono state persino sardine addette alla pulizia!

  I libri scambiati con sconosciute sardine hanno ribadito che le rivoluzioni possono essere pacifiche e che occorre avere consapevolezza che per vincere serve la conoscenza e la partecipazione. Un libro ci può aiutare nelle nostre lotte e nella nostra crescita. Sono sardine che vogliono capire ed istruirsi. Antonio Gramsci ci insegnava:

«Istruitevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra intelligenza. Agitatevi, perché avremo bisogno di tutto il nostro entusiasmo. Organizzatevi, perché avremo bisogno di tutta la nostra forza».

 Grazie ragazzi per le speranze che ci avete regalato.

Di Gianni ZANIRATO

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