QUELLO CHE CI DIVIDE QUELLO CHE CI ACCOMUNA

ARTICOLO DI GINO STRADA

RESPONSABILE DELL’ ORGANIZZAZIONE UMANITARIA “EMERGENCY””.

A una bambina di 7 anni viene negato un posto sull’ autobus perché nera.

A una ragazza che cerca casa viene risposto che “non si affitta a meridionali”.

Una donna sopravvissuta ai campi di sterminio viene insultata e minacciata quotidianamente per il suo impegno contro il razzismo e le discriminazioni.

Succede in Italia, autunno 2019.

 72 anni fa, la Repubblica italiana nasceva sul rifiuto della violenza nella convinzione che tutti i cittadini fossero uguali, come è stato stabilito nell’articolo 3 della Costituzione.

Dopo i disastri delle due guerre, la parola uguaglianza è stata ripresa in tutti i documenti fondativi del nuovo ordine mondiale: “Tutti gli uomini nascono uguali in dignità e diritti” recita il primo articolo della Dichiarazione universale dei diritti umani.

Gli effetti del razzismo erano ancora sotto gli occhi di tutti. Senza la convinzione che gli esseri umani sono profondamente uguali al di là delle loro differenze, si finisce per considerare qualcuno al di sopra o al di sotto: iniziano a vacillare il concetto di legge, di giustizia, di convivenza civile. Il razzismo non si limita a giudicare secondo il colore della pelle, ma parte dal presupposto che l’altro è diverso da noi, che non esiste un’unica famiglia umana.

In EMERGENCY abbiamo capito il significato dell’uguaglianza facendo in nostro lavoro di medici e infermieri. I pazienti si possono curare in tanti modi diversi per complessità o efficacia, ma sempre con la convinzione che essere curati è un diritto fondamentale di quel paziente, e di tutti gli altri. E se è un diritto di tutti, allora curiamo un altro come vorremmo essere curati noi stessi o le persone che amiamo.

 Potremmo fare lo stesso ragionamento in tutti i settori dell’esperienza umana: capire quello che ci accomuna invece di dividerci, condividere con gli altri quelli che consideriamo i nostri diritti.

   Da questo punto di vista, il riconoscimento dell’uguaglianza è il migliore antidoto contro la guerra: più profonda è questa convinzione, più ampia sarà la pratica di pace che ne deriva. Riscoprire il valore dell’uguaglianza può tornare a essere la base del vivere sociale: se siamo e vogliamo essere una comunità, un insieme, questo insieme deve essere basato su principi solidi riconosciuti e applicati per tutti.  Ma l’uguaglianza non è qualcosa che ci verrà elargita: è una pratica diffusa che prevede necessariamente l’impegno e il lavoro di tutti.

COMMENTO

 Mi commuove questo articolo così semplice, emozionante e vissuto. Sono d’accordo totalmente con ciò che Gino Strada scrive. Lui non parla in astratto, lui vive nei paesi in cui ci sono le guerre e non cura quel soldato o quel bambino dopo aver chiesto chi è o per chi combatte o da chi è stato ferito.  Come medico cura uomini, donne e bambini di quella parte dell’umanità che più soffre.

 Essere curati è un diritto di tutti. Senza discriminazioni.

EMERGENCY è un’associazione italiana indipendente e neutrale, nata nel 1994 per offrire cure medico-chirurgiche gratuite e di elevata qualità alle vittime delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà. EMERGENCY promuove una cultura di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani.

Paesi in cui lavora:7

10.000.000 Persone curate nel mondo

TEMI:

I nostri “primi” 25 anni, l’Incontro nazionale nella città che ci ha visto nascere, un report “rivoluzionario” sulle donne in Afghanistan, il nostro Programma Italia, il bisogno essenziale di diritti, un nuovo ospedale d’eccellenza nel cuore dell’Africa…

A pochi giorni dalla fine del 2019, abbiamo deciso di ripercorrere i nostri 365 giorni di storie, progetti, notizie, eventi e ricordi attraverso le lettere del nostro alfabeto. Ventuno parole per raccontarci e raccontarvi cosa abbiamo fatto e quello che continueremo a fare anche nel 2020: curare le persone che hanno bisogno.

A – AMANI

Ashti, Salam, Amani… lingue diverse per trasmettere lo stesso messaggio: quello della pace. Abbiamo chiamato così le nostre strutture nel Kurdistan iracheno, in Sudan e ora in Uganda. Il Centro Amani di eccellenza in chirurgia pediatrica che sorgerà sulle rive del Lago Vittoria, a Entebbe, sarà inaugurato la prossima primavera. Tra le mura dell’edificio in terra rossa disegnato con il pennarello verde di Renzo Piano, Martin, il martin pescatore dipinto sulle pareti dei reparti, attende i bambini che qui verranno curati. Bambini ugandesi, e non solo, riceveranno cure gratuite e di qualità, per mettere in pratica ancora una volta quel modello di sanità di eccellenza in cui crediamo da sempre.

B – BRACCIANTI

Rifugi di fortuna, materassi umidi, latrine fatiscenti, ritmi di lavoro massacranti. Nelle tante baraccopoli improvvisate e dimenticate che sono presenti in Italia – da nord a sud – i lavoratori stranieri stagionali raccolgono la frutta e la verdura che finisce sulle nostre tavole, spostandosi nelle campagne italiane per seguire il ritmo delle colture e guadagnando meno di 3 euro l’ora. Invisibili, incompresi, sfruttati, calpestati come ortaggi marci, sono i diritti che vengono negati loro ogni giorno e che abbiamo deciso di raccontare nel progetto editoriale “Dove l’erba trema. Vite invisibili nelle campagne d’Italia“.

C – CIVILI

Gente comune come donne, uomini, anziani, bambini sono le principali vittime delle guerre contemporanee. I dati ufficiali e quelli dei nostri ospedali, in tutti questi anni, hanno continuato a mostrarci la stessa cruda realtà: il 90% delle vittime dei conflitti sono civili; 1 su 3 è un bambino. Secondo UNAMA – United Nations Assistance Mission in Afghanistan – nell’ultimo trimestre, si sono registrati in Afghanistan numeri mai visti: 4.313 vittime, il 42% in più rispetto allo stesso periodo del 2018. La guerra non risparmia nessuno. Nemmeno quelle persone comuni – civili per l’appunto – che vogliono vivere in pace ma finiscono per trovarsi come topi dentro una trappola, quella della guerra.

D – DIRITTI

Diritti, sempre” è l’affermazione che abbiamo scelto in tempi bui, ammorbati da violenza, razzismo e indifferenza come quelli che viviamo oggi, in Italia e altrove. Camminiamo a testa alta, senza piegarci al linguaggio dell’odio, agli egoismi e agli stereotipi. Impegniamoci perché i diritti siano di tutti, e non ci siano discriminazioni di nessun tipo. Lo facciamo perché è giusto. Un diritto è tale quando è universalmente riconosciuto a ogni essere umano: noi lavoriamo perché questa descrizione non trovi posto solo sulla Carta, ma nella quotidianità.

E – ECCELLENZA

Un Centro di cardiochirurgia nel cuore del Sudan: non avevamo nessun dubbio quando abbiamo deciso di costruire il nostro primo Centro di eccellenza nel continente africano. Chi si cura in Africa deve poter avere gli stessi diritti di chi si cura in Italia o in Europa: essere uguali significa anche questo. Eccellenti e di qualità sono le cure mediche che portiamo, ovunque andiamo, prima di tutto come risposta a una semplice domanda: “Farei curare qui mio figlio o mio fratello?”. Se la risposta continua a essere “Sì”, allora vuol dire che stiamo facendo un buon lavoro.

F – FORMAZIONE

Grazie all’impegno e alla formazione costante che dedichiamo allo staff nazionale — i nostri colleghi afgani, sierra leonesi, curdi, sudanesi,… — ogni giorno riusciamo a fare il nostro lavoro, in ogni progetto. Sono medici, infermieri, tecnici, cuochi, giardinieri che, lavorando fianco a fianco dello staff internazionale, portano avanti le attività nelle nostre strutture. Sono accanto a noi per operare, ricucire le ferite, curare i giardini, riparare i macchinari ospedalieri. Non riusciremmo a fare quello che facciamo senza di loro. E grazie alla loro determinazione, siamo ancora più determinati.

G – GUERRA

In Afghanistan, “guerra” si dice “Jung”ma per quasi tutta la popolazione vuol dire normalità e quotidianità. C’è chi non hai mai visto un giorno di pace nella propria vita a causa di un conflitto che ha soffocato e devastato il Paese, provocando enormi danni materiali e umani. Eppure guerra non significa solo sangue e barelle, ma anche fuga, insicurezza, sofferenza e terrorismi. Essere testimoni dei disastri provocati dalla guerra ha rafforzato ancora di più una delle nostre convinzioni principali, quella che 25 anni fa ci ha fatto passare dalla consapevolezza all’azione: la guerra è la più grande vergogna dell’umanità.

H – HURÌA

Cortei, proteste, manifestazioni e scontri violenti. Durante la primavera scorsa, in Sudan, decine di migliaia di persone sono scese in strada al grido di “Hurìa”, “libertà”. Chiedevano che il potere militare governativo facesse un passo indietro, per dare spazio alla democrazia. Nonostante la violenza e l’insicurezza che dilagavano nel Paese, noi non ce ne siamo andatiAbbiamo continuato a garantire le cure necessarie, tenendo aperte le nostre strutture, e le nostre sale operatorie.

I – IDEE

Avere delle idee non basta, serve renderle concrete. Quest’anno abbiamo trasformato idee creative, giovani e coraggiose in qualcosa di pratico. Lo abbiamo fatto con il contest “Design contro la guerra”, la graphic novel , le sceneggiature per cortometraggi, il Premio Teresa Sarti Strada, che hanno coinvolto tantissimi ragazzi delle scuole. Anche le idee sono “medicine di pace. Per guardare al futuro insieme ai giovani e costruire la pace anche grazie al loro talento e alla loro arte, l’innovazione e la creatività.

L – L’ITALIA RIPUDIA LA GUERRA

Quante volte abbiamo dovuto citare l’Articolo 11 della nostra Costituzione per ricordare che l’Italia, ripudia la guerra come mezzo di risoluzione delle controversie internazionali? Secondo il SIPRI – Stockholm International Peace Research Institute — il nostro Paese risulta ancora fra i primi 10 Paesi importatori ed esportatori di armi, con un totale di licenze autorizzate dalla Farnesina per l’esportazione definitiva di materiali d’armamento pari a 4 miliardi e 613 milioni nel 2018.

M – MEDITERRANEO

Il Mediterraneo è un cimitero di preghiere e speranze naufragate. Ma è anche il cimitero dell’indifferenza e della disperazione che l’Europa continua a ignorare. Sono oltre 10.800 le persone arrivate in Italia via mare nel 2019, e più di 1.200 quelle che hanno perso la vita nella traversata. Noi abbiamo deciso di fare la nostra parte, per non essere complici di questa cecità, supportando le operazioni di ricerca e soccorso in mare insieme allo staff di Open Arms: aiutare donne, uomini, bambini, stremati dal viaggio, estenuati dalla prigionia in Libia e dalle torture, affamati, stanchi vuol dire tenere gli occhi aperti davanti a questa strage. Siamo ancora tutti in tempo per farlo, e per non voltarci dall’altra parte.

N – NESSUNO ESCLUSO

Dal 2006 siamo presenti in Italia con ambulatori fissi e mobili per portare cure mediche di base, orientamento socio-sanitario e supporto psicologico a chiunque ne abbia bisogno. Dal ricco nord, come a Milano o Marghera (VE), alle campagne del sud Italia, in Calabria o in Sicilia, fino alle zone dell’Italia centrale colpite dal sisma, in provincia di Teramo e Macerata… Abbiamo deciso di esserci per tutelare la salute come fondamentale diritto dell’individuo e interesse della collettività, così come scritto nell’Articolo 32 della nostra Costituzione.

O – OGNUNO “IL SUO PEZZETTINO”

Se ciascuno di noi facesse il suo pezzettino ci troveremmo in un mondo più bello senza neanche accorgercene“. Così amava dire Teresa Sarti Strada, la nostra fondatrice e prima Presidente, scomparsa 10 anni fa. E così è nata e cresciuta EMERGENCY: un invito a non voltare lo sguardo di fronte ai bisogni degli altri e a impegnarsi per costruire un mondo più giusto.

P – PAPPAGALLI VERDI

Mine giocattolo, studiate per mutilare bambini. Ho dovuto crederci, anche se ancora oggi ho difficoltà a capire.

Queste armi così vigliacche da essere progettate per colpire i bambini sembrano dei giocattoli, sono colorate, di varia forma e alcune assomigliano proprio a dei pappagalli verdi. Incuriositi i bambini le raccolgono, cominciano a giocarci, se le passano con gli amici, e poco dopo esplodono. Spazzando via in un istante la loro infanzia. Gino Strada – chirurgo e nostro fondatore – ha raccolto annotazioni, appunti di viaggio, ricordi intrecciandoli nel libro pubblicato venti anni fa, per mostrare a tutti la vera faccia della guerra. Quella che colpisce gli innocenti, uomini, donne e soprattutto bambini.

Q – QUINDICI MAGGIO 1994

Quel giorno nasceva EMERGENCY. Offrire cure medico-chirurgiche gratuite e di elevata qualità alle vittime delle guerre, delle mine antiuomo e della povertà è l’obiettivo principale dell’associazione. Accanto all’attività umanitaria, EMERGENCY da sempre promuove una cultura di pace, solidarietà e rispetto dei diritti umani.

Oggi siamo presenti in Afghanistan, Iraq, Sierra Leone, Sudan, Eritrea, Italia e stiamo ultimando la costruzione di un nuovo ospedale in Uganda. Gestiamo ospedali per vittime di guerra, centri di riabilitazione, centri di maternità, centri pediatrici e chirurgici, centri sanitari per offrire cure mediche di base, centri di eccellenza in cardiochirurgia e chirurgia pediatrica, ambulatori fissi e mobili, orientamento socio-sanitario, supporto psicologico. In questi 25 anni abbiamo curato oltre 10 milioni persone in 18 Paesi al mondo.

R – RESISTENZA

Di guerra e di pace: idee, pratiche, vite resistenti è stato il titolo del nostro ultimo Incontro nazionale: tre giorni di iniziative completamente gratuite e rivolte a tutti per raccontare i valori che da sempre guidano l’azione umanitaria di EMERGENCY. Il tema di quest’anno è stato la resistenza quotidiana, di chi vive in terre martoriate dalla guerra, di chi è costretto a fuggire da miseria e povertà, di chi intraprende un viaggio lungo e difficile a rischio della propria stessa vita, di chi affronta e combatte ogni giorno razzismo e indifferenza. Di chi ha avuto idee e le pratica, con resistenza.

S – SCUOLA

Da sempre, svolgiamo incontri gratuiti di sensibilizzazione nelle scuole di ogni ordine e grado di tutta Italia. I volontari di EMERGENCY raccontano gli interventi umanitari e le realtà in cui si inseriscono, utilizzando la testimonianza come strumento di informazione. Invitano i ragazzi a una lettura completa e consapevole dei conflitti in corso, e lo fanno trasmettendo loro un messaggio positivo: si può fare concretamente qualcosa per restituire una vita dignitosa alle vittime di guerra, contribuendo alla costruzione di un futuro di solidarietà e di rispetto dei diritti fondamentali. Crediamo fortemente che il confronto e il dialogo costante con bambini e ragazzi sia una leva importante per costruire insieme un mondo migliore.

T – TASHAKOR

Nella Valle del Panshir, in Afghanistan, sono circa 100 le donne afgane che lavorano nel nostro Centro di maternità come infermiere, ginecologhe, ostetriche. In 15 anni quell’ospedale ha curato oltre 350.000 donne e ha visto nascere più di 56.000 bambini. Lo scorso ottobre abbiamo pubblicato un rapporto dal titolo “Una rivoluzione silenziosa”, per fare luce sulla forza silenziosa, e rivoluzionaria, di tutte quelle donne che hanno scelto di sfidare tabù e ostacoli fisici e culturali per riaffermare il loro ruolo nella società.

Nella lingua persiana parlata in Afghanistan, la parola “tashakor” significa “grazie”E il nostro grazie va a tutte quelle donne che hanno reso possibile questa rivoluzione.

U – UTOPIA

Debellare per sempre la guerra è un’utopia?

Possiamo chiamarla ‘utopia’, visto che non è mai accaduto prima. Tuttavia, il termine utopia non indica qualcosa di assurdo, ma piuttosto una possibilità non ancora esplorata e portata a compimento. Dobbiamo convincere milioni di persone del fatto che abolire la guerra è una necessità urgente e un obiettivo realizzabile. Questo concetto deve penetrare in profondità nelle nostre coscienze, fino a che l’idea della guerra divenga un tabù e sia eliminata dalla storia dell’umanità.”

Gino Strada, nel corso della cerimonia di consegna del “Right Livelihood Award 2015”, il “premio Nobel alternativo”.

V – VOLONTARIATO

Sono nelle scuole, nelle università, agli eventi organizzati in tante città, a contatto con i nostri progetti… Sono oltre 2.000 i nostri volontari presenti in tutta Italia e che ogni giorno con impegno, coraggio e passione propongono alle persone che incontrano una cosa semplice: coltivare la pace e il rispetto dei diritti umani.

Z – ZAKHEM

“Sono stato colpito dalla bellezza degli ospedali di EMERGENCY. Volevo raccontare, avvicinarmi al lato umano della guerra. Ho creato un binomio tra la vittima e il carnefice. Tra il paziente e l’arma che aveva provocato le ‘zakhem’, le ferite“.

Lo scorso maggio, abbiamo realizzato la mostra fotografica “Zakhem|Ferite|Wounds. La guerra a casa| When war comes home“. Il fotografo Giulio Piscitelli ha dato alle vittime della guerra in Afghanistan un volto e un nome, ha scoperto le loro storie. Storie che mostrano la ferita – zakhem nella lingua locale – provocata dalla guerra.

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  4. Consegnala a un ufficio postale (che la riceverà gratuitamente) o a un intermediario abilitato alla trasmissione telematica (CAF, commercialisti…).

Mi scuso per un articolo-collage così lungo ma credo necessario.

Concludo con un pensiero di Brecht:

“Beato il mondo che non ha bisogno di eroi”.

Però, in attesa della realizzazione dell’utopia brechtiana,

penso: meno male che ci sono degli eroi come Gino Strada e la sua equipe di medici e volontari.

Leggete:

Si può acquistare in tutte le librerie e a Nichelino in piazza Di Vittorio alla Libreria Il Cammello.

Di Gianni ZANIRATO

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